Bigelow Kathryn

The Hurt Locker

Autore: 
Bigelow Kathryn

DISPERATO IL PAESE CHE HA BISOGNO DI EROI - Camus sulla locandina di The Hurt Locker

Ho sempre apprezzato il cinema della Bigelow. Film come Point Break e Strange Days saranno per sempre legati al concetto di cult anni '90, e questo nonostante siano stati più che apprezzati da pubblico e critica. Cinema potente, frenetico, oscuro e "ribelle", il tutto filtrato attraverso gli occhi di una delle poche, se non l'unica regista che filma come un maschiaccio, fregandosene di sessismo spicciolo o analisi a buon mercato. Ovvio che, dopo la (non)uscita di Redacted, la quasi totale indifferenza al Festival di Cannes, tentativi di filmare il tragico presente come Nella valle di Elah, un silenzio di sei anni (praticamente da K-19), la curiosità per The Hurt Locker era tangibile.

E' la storia di un crollo. Non il crollo della democrazia, di una dittatura o di una nazione. E' la discesa verso un intimo e claustrofobico inferno personale che, tuttavia, mantiene un livello di astrazione tale da permetterci di inquadrare il soggetto e sfocare lo sfondo. Tanto per continuare con la fotografia, è il ritratto - molto "a fuoco" - di una squadra di artificieri di stanza in Iraq, incaricati di cercare e disinnescare bombe e ordigni inesplosi. Il sergente Thompson (G. Pearce) salta in aria in un attentato. Lo sostituisce Will James (Jeremy Renner), il quale, già dalla prima uscita con la squadra, mostra sprezzo del pericolo ed una incosciente attrazione per il rischio. La squadra intuisce, riesce quasi a fiutare sulla pelle di James quella particolare ossessione per la morte, che non ha nulla a che fare - come del resto neanche la Bigelow - con Bush, le Twin Towers, il petrolio o la democrazia. La guerra di James è un concetto primordiale, un richiamo, irresistibile per l'uomo moderno quanto per l'erectus, alla lotta. E davanti agli occhi del sergente - e soprattutto davanti agli occhi dello spettatore - si apre una galleria interminabile, nella quale sangue, polvere e pallottole diventano una seconda pelle per gli artificieri.

E' certamente più facile dire cosa la Bigelow non vuole raccontare, per comprenderne meglio le intenzioni. Più vicino ad Apocalypse Now che non a Full Metal Jacket, il film non accusa né polemizza ma colpisce per i meccanismi appena sussurrati; la figura di Will James è controversa, sfaccettata e opposta ad un certo stereotipo di marine patriottico e fanatico o, viceversa, dissidente e pacifista. Pochi davvero i luoghi comuni nella costruzione dei personaggi. E questo nonostante il fatto che la Bigelow sia profondamente ed intensamente americana, il che, parlando di cinema, può spesso voler dire una cosa: uno sconfortante estremismo ideologico. Non ci sono ma, non ci sono se, oppure ancora più spesso si ricorre ad un odioso cinema a tesi, bacchettone e moralista.

 La Bigelow fortunatamente casca in piedi: The Hurt Locker è un tentativo di penetrare l'incomprensibile segreto della natura umana, una costituzione genetica che porta l'homo sapiens a distruggere il proprio simile in quello che si potrebbe definire un rito tribale. Qualcosa di inevitabile. Mentre i Ministry di Al Jourgensen martellano l'aria afosa, James si appresta a fare il suo lavoro. Ancora. E ancora. Non per il suo paese. Non per portare democrazia. Non per "stanarli", come piaceva dire all'ultimo presidente statunitense non "abbronzato". Lo fa per se stesso. Non per un senso del dovere: al massimo per abbracciare la fatalità.

La steady-cam segue le truppe fedele come un bracco. Una certa estetica da videoclip - ormai si dice così: il reportage non è più un termine di paragone efficace - viene sublimata, limata quel tanto che basta per farci essere coscienti della finzione. Efficaci ed espressive, in questo senso, sono le carrellate e i piani lunghi e lunghissimi che ci (di)mostrano una Bigelow in assetto da entomologo. Lei è l'anti Jane Campion, brutale, diretta come un pugno allo stomaco, in un film anomalo che rilegge l'eterno dramma con più domande che risposte. God bless il beneficio del dubbio

Regia: Kathryn Bigelow  
Soggetto: Mark Boal
Sceneggiatura: Mark Boal
Direttore della fotografia: Barry Ackroyd
Montaggio: Bob Murawski
Interpreti principali: Jeremy Renner, Anthony Mackie, Brian Geraghty, Guy Pearce, Ralph Fiennes, David Morse, Evangeline Lilly, Christopher Sayegh 
Musica originale: Marco Beltrami
Scenografia: Karl Juliusson
Costumi: George Little
Produzione: Kathryn Bigelow, Mark Boal
Origine: Usa, 2008 

Durata: 125 min.

Info: http://www.videa-cde.it/thehurtlocker (sito ufficiale del film)
Articoli e approfondimento
: http://www.imdb.com/title/tt0887912/

Paolo Castronovo - Febbraio 2009.

ISBN/EAN: 
8031179925315

Commenti

Sento odore di refusi. Perdonatemi: è un po' tardi.

;)

questo film è stupendo. l'ho visto al cinema. adoro quel finale sornione che fa il verso ai film d'azione.

"Lei è l?anti Jane Campion, brutale, diretta come un pugno allo stomaco, in un film anomalo che rilegge l?eterno dramma con più domande che risposte".

Mi piace la Bigelow. Hai ragione Point Break e soprattutto Strange days - film che amo moltissimo - sono must dei Novanta. Hai ragione anche per l'anti Jane Campion, e per questo mi piace doppiamente. Il film volevo vederlo in sala, ma l'ho perso per la sua pessima distribuzione e per l'esiguo tempo concessogli dagli esercenti. Recupererò certamente in dvd, il tuo ottimo pezzo mi ha convinto. Davvero un'analisi ricca di spunti interessanti, Paolo. I miei - consueti - complimenti!

Curioso che manchino, i due must, da queste parti. Fanno parte della collezione di tutti noi, credo:).
Annoto Hurt Locker tra i desiderata, allora. Grazie Paul.

"Ho sempre apprezzato il cinema della Bigelow. Film come Point Break e Strange Days saranno per sempre legati al concetto di cult anni ?90, e questo nonostante siano stati più che apprezzati da pubblico e critica. Cinema potente, frenetico, oscuro e "ribelle""

Ho amato molto Strange Days, meno Point Break, quest'ultimo non l'ho visto. Durante la mostra di Venezia, si vociferava addirittura che potesse vincere il leone d'oro, poi andato a The Wrestler.
Lo vedrò, mi interessa soprattutto vedere la regia della Bigelow in film impegnato, a memoria credo sia la prima volta che si cimenti in un film di tale portata.

3. Il finale è una solenne presa per il culo..! ;)

4. Grazie, Fede. E' un privilegio continuare ad essere letto da te!

5. E' strano davvero. Ho controllato l'archivio Bigelow e... praticamente è inesistente!!!

Ci penserai tu? ;)

9. "Strange days" la settimana prossima.

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