Bertolucci Bernardo

The Dreamers

Autore: 
Bertolucci Bernardo

Cambiare il mondo sarà pure impossibile. Ma il tentativo di farlo implica l’immaginazione di qualcosa di diverso: un sogno; e richiede la trasfigurazione della realtà: una poesia. E c’è davvero, nella quotidiana prosa del mondo reale che ci tocca soffrire, qualche cosa che valga la pena più del sogno e della poesia? Merita vivere nell’abbaglio di un’idea forse impossibile. La voce del vecchio Matthew racconta di quando ventenne soggiornò a Parigi, nel 1968. Il clima della città a quel tempo è ben noto, di più, leggendario, ormai. Però non cogliamo il punto se ci fermiamo a immaginare contestazioni studentesche o rivendicazioni operaie. Piuttosto è il grado di fervore del dibattito pubblico che elettrizza Parigi, la cosa eccezionale; quella per noi anche più difficile da figurare. Niente sfugge all’opinione pubblica: tutto è passato al vaglio di una discussione critica e collettiva. Sembra che non ci sia caffè, tram, angolo di strada, che riesca a sottrarsi al fenomeno, a ripararsi dall’ondata. Cosa sta succedendo? Si sta ripetendo un processo, tipico della modernità, ma abbastanza infrequente: la società civile reclama i suoi diritti davanti alla politica, tende a intervenire direttamente nelle questioni che la riguardano; i confini fra privato e pubblico sbiadiscono; i governati potrebbero scavalcare la barriera che li divide dai governanti. Insomma: i preparativi di una rivoluzione. Non a caso si discute tanto di arte, cioè della possibilità di costruire altre realtà e dei mezzi espressivi per farlo; e in particolare di cinema, che è l’arte capace di farci vedere altre realtà in movimento.

 

 

È appunto attraverso il cinema che l’americano Matthew (Pitt) fa la conoscenza di Isabelle (Green) e del suo gemello Theo (Garrel). Si incontrano alla Cinémathéque e fra di loro è subito palpabile l’attrazione intellettuale. Matthew è invitato a cena dai due fratelli, nel loro magnifico appartamento, e ne conosce i genitori, che stanno per partire in vacanza fuori città. Da quel momento i tre ragazzi non si separano più per molto tempo. Approfondiscono la loro amicizia restando prevalentemente chiusi in casa. Matthew scopre così la natura singolare del rapporto fra Isabelle e Theo. È sì un amore fraterno che li lega, sebbene nel senso della parola più estremo e totalizzante. Sembrano coinvolti nel sogno di una comunanza radicale, di un’unione eterna, che presupponga la fusione totale delle loro anime e dei loro corpi. Sono i sognatori di un rapporto privato impossibile. Anche la passione sbocciata fra Matthew e Isabelle non può nulla per affievolire questa disperata tensione all’unisono. E neppure il cinema, che i due fratelli – insieme con Bertolucci – citano senza posa, è capace di offrire loro un luogo di raffronto, suggerire un’emulazione, ospitarli. L’eccitazione di Parigi oltre le mura dell’appartamento, intanto, sale in parallelo con l’eccitazione dei giovani entro le mura. In quell’intimo universo di sperma, diffidenze, umori mestruali, prove d’amore, non può che prorompere la piazza, alla fine, trascinando i suoi tre abitanti con sé. Alla sollevazione non parteciperà Matthew, divenuto conscio della differenza fra ciò che è reale e ciò che è lecito solo sognare. Vi prenderà parte chi quella differenza non l’ha pienamente colta; chi non vuole, o non può, coglierla. Scaglieranno le loro maldestre molotov i sognatori che già desideravano un mondo impossibile nel loro privato, ancora una volta abbracciati, con meravigliosa ingenuità.

 

 

Il progetto utopico del maggio parigino trova dolce metafora in quello dell’amore esclusivista inseguito dai gemelli: entrambi votati a un’impossibilità di fondo, appunto ingenui e puri come può esserlo ogni ideale. E i corpi nudi dei ragazzi nell’appartamento sono la metafora di una stagione collegata allo slancio innocente della gioventù. Chi scorge torbidezza nello sguardo di Bertolucci – che è solo rapito di nostalgia per la bellezza di quei corpi e di quello slancio – pecca della stessa malizia di chi, oggi, vuole attribuire al Sessantotto le responsabilità di tutta la violenza venuta dopo. Certo, la sceneggiatura forse poteva approfondire di più la psicologia dei tre protagonisti, e cesellarne meglio la valenza simbolica; ma bastano il lirismo e l’incanto trasfusi da Bertolucci a quasi ogni inquadratura per fare di “The dreamers” un’opera affascinante e credibile e commovente. Calzanti i tre giovani esordienti, accattivante (anche se non troppo originale) la colonna sonora.

 

Regia: Bernardo Bertolucci.

Tratto da un romanzo di: Gilbert Adair.

Sceneggiatura: Gilbert Adair.

Direttore della fotografia: Fabio Cianchetti.

Montaggio: Jacopo Quadri.

Interpreti principali: Eva Green, Michael Pitt, Louis Garrel, Anna Chancellor, Robin Renucci.

Musica originale: -

Produzione: Medusafilm.

Origine: Uk/Francia/Italia, 2003.

Durata: 130 minuti.

Info Internet: Sito ufficiale.

 

Filmografia di Bernardo Bertolucci.

 

La commare secca (1962); Prima della rivoluzione (1964); Partner (1968); Amore e rabbia (1969); Il conformista (1970); Strategia del ragno (1972); Ultimo tango a Parigi (1972); Novecento atto I (1976); Novecento atto II (1976); La luna (1979); La tragedia di un uomo ridicolo (1981); L’ultimo imperatore (1987); Il tè nel deserto (1990); Piccolo Buddha (1993); Io ballo da sola (1996); L’assedio (1998); The dreamers (2003).


 

BERTOLUCCI SU LANKELOT.EU

 


 

ISBN/EAN: 
8010020006731

Commenti

"Si incontrano alla Cinémathéque e fra di loro è subito palpabile l?attrazione intellettuale".

> anche, ma non è predominante. L'alchimia è cinefila, erotica, incestuosa, rivoluzionaria. Molto più curiosa e intensa e complessa nel romanzo di Adair...

Non sapevo che dopo l'esperienza alla Roma avesse scritto libri.

Veniva dal Benfica, nomen omen, lusitano ma non troppo:). Opera prima me par.

Azzo, grande. Un letterato. Che dici: mettiamo il tag "letteratura brasiliana"?

ahah:)

"L?eccitazione di Parigi oltre le mura dell?appartamento, intanto, sale in parallelo con l?eccitazione dei giovani entro le mura."

> anche qui, ti dico, A(l)dair rende decisamente meglio, tutto sommato. Tanto che Bernardo Bertolucci sembra tirare per i capelli un taglio politico d'una vicenda erotica...

Ma sì dei, xe un vecio carampano.

"Chi scorge torbidezza nello sguardo di Bertolucci ? che è solo rapito di nostalgia per la bellezza di quei corpi e di quello slancio ? pecca della stessa malizia di chi, oggi, vuole attribuire al Sessantotto le responsabilità di tutta la violenza venuta dopo. "

> siamo sicuri che sia stata solo la nostalgia il motore di Bernardone da Monteverde? Io dico che c'era dell'altro (cfr. Green), almeno a livello di compiaciuta ammirazione della bellezza.
Ad ogni modo, capisco il principio che vai proponendo per evitare letture apocrife del messaggio; solo ribadisco, più Adair che Bertolucci. Soprattutto sul Sessantotto (non a caso: con morte in Adair)

Ma sì, a ripensarghe el mato xe lusurioso. Un vecio laido.

?The dreamers? un?opera affascinante e credibile e commovente.

> dei, tre anni dopo. Ti sembra ancora che... no dai:).

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