Bergman Ingmar

Sinfonia d'autunno

Autore: 
Bergman Ingmar
Di solito la madre, più che amare il figlio, si ama nel figlio.  Friedrich Nietzsche, Umano troppo umano
 
Charlotte, pianista di fama internazionale, torna dopo sette anni di assenza nella casa della figlia Eva. Eva vive sperduta ai margini del centro cittadino, insieme ad una sorella gravemente malata, al marito – un pastore protestante più anziano di lei - e ai dolorosi ricordi d’un figlio prematuramente deceduto. Charlotte, avendo perso Leonardo, anch’egli musicista e ultimo compagno della sua vita, una volta in casa di Eva, sfoga la sua frustrazione e il senso di imminente solitudine, ancora una volta e come spesso in passato, su Eva stessa. Ma Eva, sempre remissiva nel corso del tempo, cova in sé un malumore accumulato, che si riversa sulla madre in una notte evocativa di ricordi. Charlotte non regge il confronto che l’aveva vista, in precedenza, sempre “vincitrice”; fugge ancora una volta, lasciandosi alle spalle un mondo del quale, suo malgrado, sentirà l’assenza. Madre e figlia si amano? È certo un amore difficile, ma irrinunciabile, e sancito da un’ennesima e, forse, ultima lettera.  
 

 
Terzultimo lungometraggio (per il cinema) di Bergman, Sinfonia d’autunno è un nuovo dramma intimista pensato ed attuato tra le mura domestiche. Il regista scandinavo, in tal contesto, sceglie di lavorare, almeno per una volta, con la grande Ingrid Bergman, moglie dell’indimenticato Roberto Rossellini, e madre dell’attrice-modella Isabella Rossellini - molto amata da David Lynch. La genesi del film, e la volontà di lavorare con la famosa attrice sono così descritte in Immagini:
 
Sinfonia d’autunno fu concepito durante alcune ore notturne, dopo un periodo di totale blocco creativo. Ma perchè mi sia uscito proprio Sinfonia d’autunno, questo rimane un mistero. Non ci avevo mai pensato prima. L’idea di lavorare con Ingrid Bergman era vecchia, ma non si trova all’inizio di questa storia. L’ultima volta l’avevo incontrata al Festival di Cannes in occasione della proiezione di Sussurri e grida. In quell’occasione mi ficcò in tasca una lettera, in cui mi ricordava la mia promessa di fare un film insieme. Una volta avevamo fatto dei progetti per il romanzo Il Capo Signora Ingeborg di Hjalmar Bergman”.
 
La pellicola vive proprio della grande prova attoriale della Bergman e della Ullmann, capaci di tenere la scena, tra variazioni d’umore, scambi sferzanti ed assoli memorabili. E la Ullmann lascia di sé una delle sue più intense interpretazioni: imbruttita e apparentemente disarmata, tiene testa ad una madre dispotica, ma allo stesso tempo fragile e disillusa, pronta a fuggire una realtà difficile, che al contrario la figlia sopportava da tempo - da sempre. Se dovessimo cercare una vincitrice nella rappresentazione, questa è proprio Eva che, deponendo anche l’orgoglio, lascia alla sfuggente madre un’ultima e riconciliatrice missiva. Se invece dovessimo cercare una vincitrice tra le due attrici, ciò sarebbe invece assai difficile, considerando le diverse personalità e la diversa disposizione davanti alla macchina da presa. La Ullman lascia tuttavia alcuni pensieri da ricordare; uno su tutti, l’irreale colloquio con la madre nella stanza del figlio annegato:
 
“È la paura che ci ha fatto inventare limiti e confini... il confine non esiste, né nei pensieri, né nei sentimenti”.
 
E ancora, nel doloroso scontro finale, si chiede e chiede alla madre:
 
“Mamma... il mio dolore è un tuo piacere segreto?”
 
Espiazione attraverso la figlia, l’unica che poteva sopportare; l’altra, consumata dalla malattia, non avrebbe potuto. Eva ama, sempre e comunque, chi l’ha messa al mondo, e ciò, nell’intimo di Charlotte, è un qualcosa di ancor più duro da sopportare. Per questo Charlotte fugge, dando l’idea di poter comunque tornare. Le manifestazioni dell’amore, sembra dirci Bergman, vivono e scelgono di manifestarsi su territori impervi; l’imperfezione degli uomini, forse, rende le passioni più acute e in un certo senso più vere. 
 

Scritto nel 1976 e preparato in Norvegia in alcuni studi cinematografici fuori Oslo, Sinfonia d’autunno subì una difficile lavorazione, ma riuscì a soddisfare in pieno l’idea del regista (molto meno i critici). Un film alla Bergman dunque, coerente e vicino alla sua idea di cinema più che mai, proprio perchè scaturito all’improvviso e senza troppo pensarci su: in una notte insonne, in cui anche i sonniferi non servirono a nulla, venne fuori l’idea di una madre e di una figlia e del loro confliggere tra odio e amore. Ma odio e amore, non sono due facce dell’identica medaglia? A pensarci bene, il vero male da combattere è l’indifferenza. E a me Bergman, in fondo, piace così: qualsiasi cosa ne pensiate, non vi lascerà mai indifferenti.

Regia: Ingmar Bergman. Soggetto e sceneggiatura: Ingmar Bergman. Direttore della fotografia: Sven Nykvist. Montaggio: Silvia Ingemarsson. Interpreti principali: Ingrid Bergman (Charlotte), Liv Ullmann (Eva), Lena Nyman (Helena), Halvar Bjork (Viktor), Erland Josephson (Josef), Gunnar Bjornstrand (Paul), Linn Ullmann (Eva da bambina). Scenografia: Anna Asp. Costumi: Inger Pehrsson. Produzione: Personafilm. Origine: Norvegia / RFT, 1978. Durata: 93 minuti. Titolo originale svedese: “Höstsonaten”. Titolo originale tedesco: “Herbstsonate”.   

 
BERGMAN SU LANKELOT
 


 

Léon, maggio 2005. Originariamente apparso su www.lankelot.com 
ISBN/EAN: 
8032807020556

Commenti

non l'ho visto purtroppo, ma le due attrici sono l'una più brava dell'altra e la tematica è assai interessante. Penso offra parecchi spunti di riflessione.

Una tremenda delusione, questo film.

Non è tra i miei Bergman preferiti, lo riconosco. Ma la prova della Ullmann è tra le sue migliori. E poi a me Bergman piace veramente tanto (mi sa che si è capito...), quindi il film m'ha comunque coinvolto.

Sì, certo. Beh, io venero la Bergman anche. E quindi coi due Bergman a contronfo mi sarei aspettato un risultato un po' più felice. (La Ullman invece la odio. Dai, sembra un cane coi capelli rossi. Vuoi mettermi Bibi Andersson o Ingrid Thulin?)

Mi sono innamorato di Bibi Andersson a prima vista. La Thulin è un'attrice straordinaria. Ciò non toglie che la Ullmann, a mio parere, sia una brava attrice. Sono state tutte donne di Bergman le sue attrici simbolo, tranne Ingrid Thulin, a quel che so.

P.S. Anche la Bergman non è affatto malaccio:)

Questo Martello devi spuntarlo a galla, per me e per Elia.

Lo spunteremo a galla, allora:)

"Mamma? il mio dolore è un tuo piacere segreto??

- che domanda. E' logico che sia così.

Be', tanto logico non dovrebbe essere. Se poi vogliami addentrarci nei meandri dell'inconscio femminile, tutto può esser possibile.

Gf: ma scherzi? che logica vuoi che sia, quale madre può godere del dolore dei figli, anche se sono grandi? É una perversione.

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