Bergman Ingmar

A proposito di tutte queste... signore

Autore: 
Bergman Ingmar
Non esiste comicità al di fuori di ciò che è propriamente umano.
Henri Bergson, Il riso, dal Saggio sul significato del comico 
 
Più donne, una dopo l’altra, piangono il feretro di un uomo mentre qualcuno intona note stonate. Cornelius (Jarl Kulle), noto critico musicale, decide di scrivere la biografia del famoso violoncellista Felix. Il musicista vive ospite di una ricca signora; insieme alla moglie, numerose amanti, alcuni maggiordomi e l’impresario. All’arrivo alla villa di Felix, Cornelius comprende ben presto che il violoncellista non è affatto incline a rilasciare interviste. Decide, pertanto, di rubare segreti e pezzi di vita dell’artista: dalla moglie, dalle amanti e da tutti gli strani personaggi della casa. Il goffo biografo tenta inoltre di emularne le gesta amatorie, con risultati assai scadenti. Non si dà per vinto su nessuno dei due fronti, ma deve affrontare: la diffidenza dell’impresario, l’assenza del musicista, le follie delle amanti, ed una dama scura che spara all’impazzata. Felix, apparentemente amato da tutte, sotto la pressione del critico e le aspettative delle signore, dà il placet alla biografia, decidendo, inoltre, per una esibizione improvvisa. Ma sarà l’ultima della sua vita.
 
Curiosa parodia di Bergman sui vezzi dell’arte e dello spettacolo, A proposito di tutte queste… signore è un’insolita commedia a colori - Bergman ha usato quasi esclusivamente il bianco e nero nella sua lunga carriera -, bizzarra e dissacrante. Un violoncellista che non si vede mai, attende un biografo che si vede fin troppo, ovunque, e nei luoghi intimi dell’artista. Una flotta d’amanti, una moglie e una ricca che lo mantiene, fanno di Felix il principe di un vero e proprio harem che in apparenza vive solo per lui. Quando arriva Cornelius, la vita della villa si trasforma in una farsa che ricorda da vicino il cinema comico delle origini - Stanlio e Ollio, Buster Keaton e Charlie Chaplin, per intenderci. Jarl Kulle, già Don Giovanni per Bergman ne L’occhio del diavolo, si ritaglia un personaggio che deve aver dato ispirazione a Peter Sellers e al suo strampalato ispettore Clouseau: tra travestimenti, capriole involontarie ed espressioni surreali, è il vero mattatore della situazione. Gli altri attori, compresa la splendida Bibi Anderson, sono tutti un utile contorno per le peripezie del nostro e per le invisibili suggestioni di colui che non si vede - il violoncellista - ma c’è. Quando finalmente l’artista appare - ma il volto resta coperto dalla spartito e la voce non emette suono - per eseguire “Il sogno del pesce” ovvero “Astrazione numero 14” (sinfonia dal titolo improbabile), il destino, beffardo e disincantato, gli regala la notorietà della morte - l’immortalità degli artisti o dell’arte?. Attraverso una biografia che, però, nessuno capisce e nessuno ascolta. Tutte sparlano del defunto – amato davvero? - tra la sorpresa di Cornelius e un imminente arrivo. Un nuovo talento è alle porte, un giovane povero e sufficientemente egoista per entrare nelle grazie delle cortigiane e della ricca signora.
 

Sarcastico ritorno di Bergman alla commedia, dopo Una lezione d’amore (1954), Sorrisi di una notte d’estate (1955) e L’Occhio del diavolo (1960). Ma qui, a differenza delle precedenti - veramente riuscite -, non tutto funziona bene: la sceneggiatura è esile, il tocco non sapiente come in passato, e le dinamiche fin troppo approssimative. Certo alcune suggestive sequenze (l’iniziale e la finale in particolar modo) restano a ricordarci che Bergman è Bergman, anche quando si cimenta in un concitato divertissement. Forse penalizzato proprio dal colore. Il bianco e nero, in effetti, quando si parla di questo immenso cineasta e del suo geniale direttore della fotografia (Sven Nykvist), resta una variabile irrinunciabile. Girato tra l’inquieto e angosciante Il Silenzio (1962) e l’introspettivo Persona (1965), è uno dei film meno noti del regista svedese. E, forse, non poteva essere diversamente.

Regia: Ingmar Bergman. Soggetto e sceneggiatura: Ingmar Bergman, Erland Josephson. Direttore della fotografia: Sven Nykvist. Interpreti principali: Jarl Kulle, Bibi Andersson, Harriet Andersson, Eva Dahlbeck, Karin Kavli, Gertrud Fridh, Mona Malm. Musica originale: Erik Nordgren. Scenografia: P.A. Lundgren. Montaggio: Ulla Ryghe. Produzione: Allan Ekelund. Titolo originale: “För att inte tala om alla dessa kvinnor”. Origine: Svezia, 1963. Durata: 80 minuti.

Info: sito ufficiale del regista

BERGMAN SU LANKELOT
 


 

Léon, Luglio 2005. Originariamente apparso su www.lankelot.com
ISBN/EAN: 
8032807020457

Commenti

Devo colmare questo mio buco cinematografico.
HO visto troppo poco, del regista svedese.

Ti consiglio una visione progressiva, cioè partendo da Sorrisi d'una notte d'estate, Settimo Sigillo, Posto delle fragole, Il volto, L'occhio del diavolo; per continuare con Il silenzio, Persona, Scene da un matrimonio e Fanny e Alexander.

Questo per l'essenziale, poi se ci vuoi inserire altro ci sono parecchi titoli interessanti.

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