Benton Robert

Kramer contro Kramer

Autore: 
Benton Robert

Tutti e tre sono vittime. L’ondata di cambiamento sociale travolge i costumi, le abitudini più consolidate, i ruoli convenzionali. Siamo negli anni Settanta del secolo scorso: la scoperta della propria individualità per le donne è un fatto acquisito. Almeno per le donne bianche statunitensi e, fra loro, almeno per quelle di classe medio-alta. Già in Europa, soprattutto in quella di cultura latina, certe conquiste impiegheranno più tempo a consolidarsi. E negli stessi Stati Uniti le “categorie” che non aderiscono all’iconografia femminile dominante, per esempio le nere, le lavoratrici degli strati sociali più bassi, le omosessuali, faticheranno ancora a lungo per vedere riconosciuta la loro identità. Quindi, se non proprio fortunata, di sicuro Joanna è una privilegiata: è bianca, è benestante, è bella. Eppure non è felice. È la moglie di Ted Kramer, che è un bravo ragazzo, fin troppo assorbito dal lavoro (deve pur «portare a casa il becchime», ripete compiaciuto), ed è la madre di Billy, che è un bel bambino sveglio e intelligente. Ma fare da moglie e da madre non le basta. È stanca di essere sempre la “qualcosa” di “qualcuno”. Del resto, sarebbe come chiedere a Ted di sentirsi realizzato solo facendo da padre a Billy e da marito a Joanna: o no?

 
Dunque Joanna (Streep) se ne va: è sull’orlo di un esaurimento e la fuga le sembra l’unica scelta possibile. Per Ted (Hoffman) e per il piccolo Billy (Henry), ovviamente si tratta di uno shock. Chi vigilerà sull’uomo che non è in grado di preparare da solo nemmeno un toast? chi si occuperà dell’ometto che si dimentica sempre di tirare lo sciacquone in bagno? Ted inizia a vivere sulla sua pelle il problema della conciliazione dei ruoli, ben noto al pubblico femminile: da una parte il lavoro, dall’altra i figli; nel mezzo, azzardate acrobazie per difendere un equilibrio fragilissimo che non scontenti nessuno. Fragilissimo: e infatti molto spesso non regge. Lo scopre Ted, che subisce un licenziamento impietoso e che si ritrova costretto ad accettare un nuovo posto, dequalificante dal punto di vista professionale, assai penalizzante da quello economico, pur di tenere in piedi la baracca. Ciò che gli viene tolto sul lavoro, per fortuna, almeno gli viene rimesso in famiglia. I sacrifici non sono inutili: tutto il tempo speso con Billy dà i suoi frutti. Il loro rapporto conosce un salto di qualità essenziale, assume i contorni commossi di una profonda amicizia. Frattanto, Joanna si disintossica dall’insoddisfazione accumulata per anni. Va in analisi e ne trae giovamento, rimette insieme i cocci della sua autostima, ricomincia a lavorare. Nel giro di quindici mesi si sente una persona nuova: autonoma, attiva, pronta di nuovo a far la madre. Determinata ad ottenere l’affidamento di Billy e a trascinare Ted in tribunale.
 
Tutti e tre ne soffriranno. Ma tutti e tre ne usciranno riscattati e maturati. Più che le gole di depressione valicate da Joanna, che senza la dolente interpretazione di Meryl Streep resterebbe un personaggio di sfondo, lasciato colpevolmente indecifrato da una sceneggiatura qua e là un po’ ingenua, il film segue l’educazione sentimentale di Ted: da tipo umano carrierista, insensibile, digiuno di ogni grammatica del cuore, a padre tenero e partecipe che rivendica a sé attitudini pregiudizialmente considerate “materne”. Dustin Hoffman si profonde in una recitazione piena d’estro, in piacevole e vitale contrasto con l’andamento generale della regia di Benton (“La macchia umana”, 2003), che predilige onde morbide e sussurri caldi, ispirati dalla classe di un’ordinata fotografia.
 
“Kramer vs. Kramer” è l’intelligente ritratto di un fenomeno allora molto scottante, che oggi invece non fa riflettere più nessuno: il divorzio. È un dramma borghese malinconico, in cui strappa qualche sorriso soltanto il simpatico faccino di Justin Henry. Non si è mai più concesso al cinema, ma avrebbe potuto essere il Maculay Culkin che gli anni Ottanta non hanno avuto. Altri tempi, per sua fortuna. Cinque Oscar: miglior film del 1979, miglior regia, miglior sceneggiatura (Benton), miglior attore protagonista, miglior attrice non protagonista (Streep).

 
Pk-., gennaio 2005.
ISBN/EAN: 
8013123191205

Commenti

Mi fermo a 3, ho già il fiatone ;)

"Ted inizia a vivere sulla sua pelle il problema della conciliazione dei ruoli, ben noto al pubblico femminile: da una parte il lavoro, dall?altra i figli"
Touché! E non ci sono solo queste conciliazioni, anche all'interno della stessa casa c'è una molteplicità di ruoli incredibile.
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È stanca di essere sempre la ?qualcosa? di ?qualcuno?. Altro nodo essenziale, questo lo conosco piuttosto bene. E in fondo sono una privilegiata pure io.
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"il film segue l?educazione sentimentale di Ted: da tipo umano carrierista, insensibile, digiuno di ogni grammatica del cuore, a padre tenero e partecipe che rivendica a sé attitudini pregiudizialmente considerate ?materne?. Dustin Hoffman si profonde in una recitazione piena d?estro"
verissimo. Le scene in cui lui cerca di preparare i toast alla francese per la prima volta, facendo un disastro, sono piuttosto emblematiche del personaggio.
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Vidi il film al cinema, appena uscì, ero ragazza e naturalmente mi piacque molto, forse più per ragioni romantiche.
Rivisto poi a distanza di anni, trovo ottima la tua analisi sociologica, e ottimo Hoffmann (ma anche la Streep e il bimbo).
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" ?Kramer vs. Kramer? è l?intelligente ritratto di un fenomeno allora molto scottante, che oggi invece non fa riflettere più nessuno: il divorzio."
Questo è grave invece, perché anche oggi vi sono situazioni pure più drammatiche e difficili e a soffrirne sono soprattutto i bambini.

"?Kramer vs. Kramer? è l?intelligente ritratto di un fenomeno allora molto scottante, che oggi invece non fa riflettere più nessuno: il divorzio. È un dramma borghese malinconico,"

> e questa è una delle ragioni per cui tutti i film andrebbero accuratamente contestualizzati; le società cambiano, e certe conquiste diventano naturali. Bisognerebbe guardare a quel film con un certo spirito, quello di chi si domandava se fosse legittimo o meno il divorzio...

Io qui ricordo soprattutto un superbo Hoffman.

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