Benigni Roberto

La tigre e la neve

Autore: 
Benigni Roberto

Roma, 2003. È alle porte l’invasione americana in Iraq. Attilio, stralunato poeta e padre di due ragazze, è innamorato di Vittoria. La segue ovunque ma senza alcun successo negli approcci, da un capo all’altro dell’Italia. Il corteggiamento incessante si arresta improvvisamente quando Vittoria, biografa del poeta Fuad, amico di Attilio, parte per Baghdad. Alla notizia che l’amata è in fin di vita per uno dei primi bombardamenti americani, Attilio s’inventa di tutto per poterla raggiungere: si finge medico della Croce Rossa e, tra alterne peripezie, trova il modo di arrivare sul luogo. La realtà che gli si presenta agli occhi è in un primo tempo offuscata dalla ricerca dei prodotti di sussistenza minima - pressoché introvabili visto lo scoppio del conflitto - per Vittoria. Gliene capiteranno tante, dall’improbabile amicizia con un cammello, al surreale incontro con i soldati americani. Aiutato da Fuad e prodigandosi fino ad esaurimento forze, salverà l’amata ma vedrà anche l’amico caro darsi la morte. Non riuscirà comunque ad assistere al risveglio di Vittoria, ed anzi subirà un breve periodo di prigionia e di intoppi burocratici che rallenteranno il suo ritorno in Italia. Messo finalmente piede sul suolo italico, ritroverà l’ignara Vittoria. Ma è un giorno in cui ciò che cade dal cielo sembra essere proprio neve: dallo zoo sono fuggiti alcuni animali e una tigre si arresta davanti al volto sorpreso di Vittoria. Forse lei ha compreso; quando Attilio la bacerà in fronte, capirà che l’amore segue sentieri del tutto imprevedibili. 


 
Più che un film dai risvolti politici, La tigre e la neve è un delicato tentativo di fiaba poetica che esalta, con i consueti toni surreali del geniale artista toscano, la vitalità e la folle imprevedibilità di quella forza misteriosa che chiamiamo amore. La scelta di un soggetto dall’indiscutibile valore estetico, umano e letterario, non è purtroppo supportata - come spesso accade a Benigni (le stesse pecche si incontrano anche nel pluripremiato La vita è bella) - da una sceneggiatura all’altezza. Ed è un peccato, perché La tigre e la neve, nonostante molti pregi, resta un’opera incompiuta che lascia allo spettatore un abbondante senso di prevedibilità. Benigni è un ottimo attore e un grande poeta del palcoscenico, ma come regista è solo sufficiente e ancora lontano dall’atteso salto di qualità che tutti ci aspettiamo. Forse ciò non avverrà mai e, probabilmente, la ricerca spasmodica di affermazione nel mercato americano non lo faciliterà in un compito per lui così arduo. In questo film, comunque, ci sono vistosi meriti da sottoporre all’attenzione di tutti. Il primo ed incontestabile è la forma di linguaggio scelto, quello poetico e letterario: dai versi di Ungaretti e Montale, alle parole di Borges e della Yourcenar, fino al lirismo dantesco. E poi c’è l’esilarante e quanto mai condivisibile modo di divulgazione dell’idea poetica ai suoi studenti: la poesia è in noi e la scorgiamo ovunque, inutile cercare artifici impossibili e vie dogmatiche. La poesia è libertà, la maieutica del verso puro ha un tempo dilatato e incontrollabile, assolutamente non pianificabile a tavolino. Il modo con cui l’artista toscano si propone di insegnarci a sorridere alla vita è salutare e gioioso; dolori e gioie sono identiche nei versi che sorgono in noi spontanei: è amore, la forma più alta. L’unica.
 
Benigni si veste ancora una volta da folletto e monopolizza la scena, lasciando spazi di riflessione nell’interpretazione misurata di Jean Reno, scegliendosi un godibilissimo contraltare comico nei brevi cammeo - molto divertente l’idea del sogno ad interpretazione freudiana - del sempre bravo Giuseppe Battiston, regalando all’amata Nicoletta Braschi l’immancabile ruolo di musa irraggiungibile dalla valenza quanto mai iconografica. Ed è proprio - come era prevedibile - la Braschi, l’anello debole del cast, ancorché quasi totalmente assente - un vero sollievo per lo spettatore - nella seconda parte della pellicola. Le divertenti sequenze oniriche sono accompagnate dalla calda voce di Tom Waits che regala atmosfere congruenti allo stile narrativo. La musica vagamente fiabesca di Piovani adorna le sequenze significative della pellicola. 


 
Pur non essendo un film politico, Benigni si concede furbescamente un colpo al cerchio ed uno alla botte: gli americani non sono poi così cattivi e i giovani che inneggiano alla pace fanno sempre cosa buona e giusta. L’approccio equidistante era, ahinoi, prevedibile, ma è una sorta di “buonismo” che ci saremmo volentieri risparmiati.
 
In conclusione, La tigre e la neve può considerarsi una pellicola che, nonostante le pecche assai visibili, si lascia certamente ben guardare e che vede il comico toscano impegnato in parentesi recitative che sfiorano la tensione drammatica. Che sia una via attoriale da sviluppare? Il dubbio che il tempo porterà con sé non ci toglie comunque una certezza: Benigni è artista che canta i poeti e che cerca, anche in vesti clownesche, di liberare soffi di poesia comprensibile. Nel grigio orizzonte artistico dell’italia contemporanea è un pregio non da poco. C’è da augurarsi che il suo cinema non si adegui del tutto alle esigenze delle lobbies e dello star system d’oltreoceano.
 
Regia: Roberto Benigni. Soggetto, Sceneggiatura: Roberto Benigni, Vincenzo Cerami. Direttore della fotografia: Fabio Cianchetti. Scenografia:Maurizio Sabatini. Costumi: Louise Stjernsward. Montaggio: Massimo Fiocchi. Interpreti principali: Roberto Benigni, Jean Reno, Nicoletta Braschi, Tom Waits, Emilia Fox, Giuseppe Battiston, Gianfranco Varetto, Lucia Poli, Andrea Renzi. Musica originale: Nicola Piovani. Origine: Italia, 2005. Durata: 118 minuti.
 
Léon, Ottobre 2005. Originariamente apparso su www.lankelot.com


ISBN/EAN: 
8033109390231

Commenti

Grazie come sempre dei tuoi contributi. Sempre molto personali. Ricorda tuttavia che il sito è stato fondato e si dovrebbe reggere su uno spirito diverso, dialettico e interattivo. Non sarebbe male se dedicassi un po' del tuo tempo a leggere e commentare gli altri; altrimenti l'impatto comincia a essere quello di chi sta monologando, e risponde solo ai commenti sui propri testi.

Pensa soltanto a un visitatore esterno che arriva sul sito e vede la continua pubblicazione di articoli che poi non incontrano alcun feedback. Ripeto: non s'incentiva l'interazione e non si mostra dialettica, precipiti nell'autoreferenzialità.

non sono mai troppo riuscito ad apprezzare il Benigni cinematografico, troppo derivativo dalla sua televisione, con dialoghi/sceneggiature carenti...come per lasciare spazio ai suoi assoli...in particolare Pinocchio mi era sembrato un'assoluta delusione...e anche La vita è bella, che rischioso per quest sua volontà di sorridere sul tema della Shoa, mi sembrava visivamente e emozionalmente molto inferiore a Train de vie...

Nonostante il modo carino in cui lo dici, ho ben compreso - non essendo uno sprovveduto - il tipo di critica. Mi dispiace tu possa pensare o solo vagheggiare una cosa del genere perchè è lontanissima dai miei intenti. Se non commento tutto non è perchè non leggo. é che ci sono argomenti che mi sono estranei. Ti faccio un esempio: tutto il sottobosco musicale che tirate fuori e di cui io non ho alcuna conoscenza. Idem per la scienza, che mi trova assai digiuno. Discorso diverso è quello sulla letteratura: spesso evito di polemizzare su autori che mi sono molto distanti e sul modo di affrontarli, sia pur egregiamente, da parte dei recensori (alcuni esempi: Fenoglio, Pavese, Moravia e ne dimentico certamente altri. Non credo di essere quello che ha inserito meno commenti, e meno che mai lankelot è un mio sfogo narcisistico: ci tengo a che cresca, mi piace far parte di una comunità - sia pur virtuale - che spesso mi è ideologicamente (passami il termine) molto distante, ma che condivide con me l'amore per arti tutte. Questo è quanto. Spero di essere stato esauriente. E se hai qualche dubbio su ciò che dico ti prego di comunicarmelo in pvt.

Ovviamente rispondo a Franco

Perfetto, a posto così.

Beh, però sarebbe un po' limitante se dovessimo commentare solo ciò che ci è "ideologicamente" affine... non trovi?

Non voglio scendere in personalismi, ma io ho commentato più di un testo tuo che presentava, anche meritoriamente, autori agli antipodi del mio orizzonte culturale e ideale...

X Patrick. Si, ma io ho uno spirito particolarmente polemico, come avrai notato. Sarebbero discussioni che durerebbero all'infinito. Ciò non toglie che qualche volta ho commentato anch'io pezzi tuoi che non mi trovavano molto concorde. Comunque sia ti ho letto sempre, come puoi ben immaginare. Vedrò di argometarci su con critiche costruttive, d'ora in poi. C'è poi un fatto, mi da disagio discutere virtualmente su temi ideologici o storici: mi piace guardare in faccia le persone. é un mio limite, lo sò. Ovviamente sui miei pezzi rispondo se incalzato, sarebbe scortesissimo non farlo, oltre che stupido avendoli scritti.

X Andrea. Tornando al film e all'autore, stavolta concordo con te, Andrea. Sottoscrivo pienamente le critiche che fai ai film di Benigni, nonché la preferenza di "Train de vie" rispetto a "La vita è bella". Pur non essendo un tema - quello trattato nei due film - che mi appassiona.

Molto meglio Italo Vegliante.

Opzioni visualizzazione commenti

Seleziona il tuo modo preferito per visualizzare i commenti e premi "Salva impostazioni" per attivare i cambiamenti.