Bellocchio Marco

L'ora di religione

Autore: 
Bellocchio Marco

Intro.

 

Innamorarsi di una persona può essere la massima professione di ateismo: concentrare il proprio amore sul singolo, non sul prossimo in generale, se solo di quello ci si riconosce capaci. La massima dimostrazione di coerenza può essere un esame onesto della propria coscienza: per individuare di essa le fondamenta e i limiti, prendendone atto. In caso contrario sarebbe facile cadere nella finzione più meschina; e tutto si ridurrebbe a retorica, a slogan di copertura, a dissimulazione di comodo. L’altruismo non sarebbe che un’elemosina a fini di ostentazione; la religione, un arido rituale omologante. O, svuotata di ogni afflato spirituale, ridotta a pratica scaramantica, perfino un’attraente occasione di innalzamento sociale.

 

Trama.

 

È così per la famiglia Picciafuoco, o meglio, per quel che ne resta. Ernesto (Castellitto) è illustratore di libri per l’infanzia e pittore. Un giorno, all’improvviso, lui ateo riceve la notizia che sua madre sta per diventare santa. Su di lei è in corso un avanzato processo di beatificazione, promosso a sua insaputa dal fratello cardinale, e sostenuto con ardore tutto terreno dal restante parentado – furbesca zia inclusa (Degli Esposti). Diversi anni prima, la madre era stata uccisa per mano di un terzo figlio – in tutto sono cinque – insano di mente e indefesso bestemmiatore. Per Ernesto, si era trattato di una esplosione di follia finita nel sangue: terribile, se si vuole, ma comune a tante altre, quindi non immune da una certa ovvietà. I suoi interessati familiari, invece, ritengono o fingono di ritenere che si sia trattato di martirio. La donna sarebbe morta per aver resistito ad una forza demoniaca, cioè, incarnata nel braccio alzato del figlio sacrilego. Questa versione dei fatti ha bisogno della testimonianza di Ernesto, però, e soprattutto di quella dell’assassino. Le viscide pressioni dei parenti si faranno sempre più incalzanti su entrambi. Nel frattempo, il pittore dovrà far fronte anche ai primi turbamenti teologici del figlio; e cadrà innamorato di Diana (Conti), che millanta di esserne l’insegnante di religione.

 

Commento.

 

In lei, angelico contraltare della vampiresca ex-moglie (Lustig), Ernesto troverà il simbolo della sua eterna giovinezza. L’età più bella, dice il protagonista al figlio, è l’età del primo amore; che è anche quella degli slanci ideali, delle ribellioni, dell’intransigenza delle proprie idee: gli abiti mentali da tenere addosso in una collettività bigotta e avida; e le armi che Ernesto oppone a una famiglia ipocrita, decisa a santificare una donna da lui ritenuta, puramente e semplicemente, «stupida». Di fronte ai tracolli morali ed esistenziali dei consanguinei, gli stessi di un’intera generazione passata dalla protesta radicale all’integrazione più conformista, Ernesto riesce a invecchiare identico a se stesso. Appena dietro ai temi della fede e del dubbio, dunque, nell’“Ora di religione” nitrisce ancora una volta lo storico cavallo di battaglia di Bellocchio, il conflitto genitori-figli: i primi, visti come gli alfieri di un sistema borghese sostenuto da regole restrittive e false, che i secondi sono chiamati necessariamente a disprezzare. Ernesto lo fa fino in fondo, e mantiene coerenti e vivi i suoi ideali; i fratelli si omologano, e perdono se stessi. È il leit motiv edipico di un regista che lo ha a tal punto nelle orecchie da averlo adattato, e bene, perfino al caso Moro (“Buongiorno, notte”, 2003). Peccato che la sceneggiatura, in questo caso, lo annacqui in divagazioni inutili (il duello-farsa col conte neo-assolutista); o sovrabbondi in concessioni ad uno stile tra il simbolico e il visionario, che qui è incoerente, lì sa di iper-didascalico. “L’ora di religione”, allora, non sfugge all’impressione di essere un film esageratamente sfilacciato nella forma; e intenzionalmente appesantito nella sostanza; perciò, come dire, un po’ sconclusionato e presuntuoso. Eppure il piffero della critica nostrana ha trillato al panegirico, col pubblico subito in coda. Resta memorabile la sequenza in cui Castellitto distrugge l’Altare della Patria su Photoshop. David di Donatello a Piera Degli Esposti come miglior attrice non protagonista.

 

Regia: Marco Bellocchio.

Soggetto e sceneggiatura: Marco Bellocchio.

Direttore della fotografia: Pasquale Mari.

Montaggio: Francesca Calvelli.

Interpreti principali: Sergio Castellitto, Jacqueline Lustig, Alberto Mondini, Piera Degli Esposti, Chiara Conti, Gigio Alberti, Maurizio Donadoni, Toni Bertorelli, Gianni Schicchi Gabrieli.

Musica originale: Riccardo Giagni.

Produzione: Sergio Pelone e Marco Bellocchio.

Origine: Italia, 2002.

Durata: 102 minuti.

 

Filmografia di Marco Bellocchio.

 

I pugni in tasca (1965); La Cina è vicina (1967); Amore e rabbia (1969); Nel nome del padre (1972); Sbatti il mostro in prima pagina (1972); Matti da slegare – Nessuno o tutti (1975); Marcia trionfale (1976); Il gabbiano (1977); Salto nel vuoto (1980); Vacanze in Val Trebbia (1980); Gli occhi, la bocca (1982); Enrico IV (1984); Diavolo in corpo (1986); La visione del sabba (1988); La condanna (1991); Il sogno della farfalla (1994); Sogni infranti – Ragionamenti e deliri (1995); Il principe di Homburg (1997); La balia (1999); L’ora di religione (2002); Buongiorno, notte (2003).

 


Patrick Karlsen.

ISBN/EAN: 
8027574115949

Commenti

Alè Buck!

"?L?ora di religione?, allora, non sfugge all?impressione di essere un film esageratamente sfilacciato nella forma; e intenzionalmente appesantito nella sostanza; perciò, come dire, un po? sconclusionato e presuntuoso. Eppure il piffero della critica nostrana ha trillato al panegirico, col pubblico subito in coda."

> ricordo volentieri la scena della bestemmia. Era uscito in dvd con L'Espresso, attualmente è irreperibile. Sento dire da più parti che a inizio carriera Bellocchio aveva altre pretese di artisticità, magari Luca e Federico ci racconteranno...

" L?altruismo non sarebbe che un?elemosina a fini di ostentazione; la religione, un arido rituale omologante. O, svuotata di ogni afflato spirituale, ridotta a pratica scaramantica, perfino un?attraente occasione di innalzamento sociale."

> e la tua posizione in proposito... qual è?

Che si può essere religiosi senza aderire a una religione.

Quindi ti stai richiamando allo gnosticismo?

Non mi richiamo. La gnosi è in me.

"Eppure il piffero della critica nostrana ha trillato al panegirico, col pubblico subito in coda".

Eppure a me, non amando Bellocchio, non è dispiaciuto affatto. L'ho trovato più riuscito di Buongiorno notte, più nelle corde di Bellocchio.

Perché? Dicci dicci...

Perchè Buongiorno notte è un film irrisolto, a tratti "vicino" ai terroristi (in maniera molto sottile), risollevato esclusivamente dalla bella colonna sonora (suggestivi gli ingressi di Shine on you crazy diamond dei Pink Floyd), e dal vostro concittadino Herlitzka. Mente L'ora di religione è un film più intimo, più personale, che rispecchia meglio il sentire di Bellocchio, pur a me molto distante. Si nota, in sintesi, che è più suo, rapportandolo alle precedenti opere.

Sì son d'accordo. No so come sti film me ga podù piaser. Iero giovine.

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