Becker Wolfgang

Good Bye, Lenin!

Autore: 
Becker Wolfgang


Commedia brillante e intelligente come poche negli ultimi anni, "Good Bye Lenin!" del regista tedesco Wolfgang Beckern si inserisce in quel filone soprattutto anglosassone di commedie dal budget irrisorio (tanto per citarne un paio: "Full monty", "Billy Elliot"), dai pochi mezzi che uniscono però ottime idee, passione e umiltà, riuscendo a far riflettere lo spettatore grazie ai numerosi spunti degni d’attenzione.

L’effetto strano di questa commedia è quello di fare uscire dalla sala lo spettatore, dopo averlo fatto ridere di gusto, triste e sconfortato poiché, una volta grattato via lo strato superficiale di humor e gag convincenti, ciò che resta dopo la visione è soprattutto l’angosciante ricordo del recente passato della Germania e il senso di sconforto dato dal folle paradosso che regge tutta la storia, quello di un socialismo ricreato in una stanza mentre fuori tutto l’Est si è aperto all’ondata capitalistica occidentale.

Attraverso una ricostruzione storica originale della Germania prima e dopo la caduta del muro di Berlino, il regista mette in scena la storia di Alexander Kerner e della sua famiglia, con la quale vive la sua vita a Berlino est. Christiane, la madre socialista di due bambini, convinta e disposta a tutto per il Partito socialista, senza più marito scappato ad Ovest, mantiene fermamente le proprie idee, mentre tutto intorno le cose stanno rapidamente cambiando. Soprattutto i giovani percepiscono questo mutamento che di lì a poco, con la caduta del muro, avrebbe modificato radicalmente la loro vita. Soprattutto il figlio Alexander comprende che il tempo del Partito e dei due blocchi sono sul punto di finire, per questo spesso partecipa alle manifestazioni di protesta e desidera fortemente il cambiamento. È proprio durante una di queste manifestazioni che Christiane, la madre, assiste all’arresto compiuto dalla polizia contro suo figlio durante alcuni scontri per sedare la manifestazione e, colta da un malore, si accascia al suolo entrando in coma.
Al suo risveglio bisognerà tenerle nascosta la caduta del muro e l’apertura dell’Est ai cheeseburger e alla Cocacola, creando nella sua stanza il mondo che fuori non esiste più, poiché il figlio è convinto che uno shock di questo tipo potrebbe esserle fatale.
Questo è il pretesto per una serie di sketches irresistibili, che vanno dalla messa in onda di telegiornali di Partito creati ad hoc da un abile amico si Alexander, ai travasi di cibo occidentale in barattoli monocolore e anonimi tipici della DDR – con le confezioni di questi alimenti frugate nei cassonetti – fino alla ricerca di cetrioli ormai non più in commercio da far mangiare alla degente e al compleanno festeggiato nella piccola stanzetta come se nulla
fosse cambiato, anzi lasciando intendere alla donna convalescente che la forza e il successo di quel sistema si sia addirittura rafforzato, sebbene fuori enormi manifesti della Cocacola facciano intendere il contrario.

Ognuna di queste scene strappa una risata, subito bloccata dal pensiero del cambiamento epocale avvenuto in tutto il mondo dopo il 9 novembre 1989. Tutte trovate geniali. Ottimo il mix di humor e riflessione critica, con scene ben girate dal regista ed il risultato finale di una pellicola adorata e apprezzata come da tempo non succedeva in patria e all’estero, con la grande capacità, contemporaneamente, di far riflettere e raccontare un’importante pagina della storia contemporanea, attraverso una storia brillante ma non leggera, stimolo per riflessione e critiche.
Unico neo della pellicola, forse, l’improvviso cambiamento di tono e registro verso la fine del film. La bellissima prima parte comica e avvincente si contrappone, infatti, ad un finale forse troppo melodrammatico, con Alexander alla ricerca disperata del padre scappato al di là del muro anni prima, la visita all’interno della vita nuova del padre, per pregarlo di incontrare nuovamente la madre, dopo tutti questi anni, almeno prima della sua imminente scomparsa.
Senza dubbio un discorso a parte merita la meravigliosa colonna sonora di Yann Tiersen, già fondamentale per il successo del francese "Il Favoloso mondo di Amelìe", capace di regalare una serie incredibile canzoni delicate e struggenti.

Regia:Wolfgang Becker. Soggetto e Sceneggiatura: Wolfgang Becker, Bernd Lichtenberg. Direttore della fotografia:Martin Kukula.  Montaggio:Peter R. Adam. Interpreti principali:Daniel Brühl, Katrin Saß, Maria Simon, Chulpan Khamatova.  Musica originale:Yann Tiersen.  Produzione:Stefan Amdt. Origine:Germania, 2003. Durata: 121 minuti.

 Antonio Benforte, 8 sett. 2005.

Recensione pubblicata originariamente su www.ciao.it

ISBN/EAN: 
00

Commenti

RAPACE!

Questa commedia era piuttosto divertente e ben congegnata, ne conservo un ottimo ricordo (e devo a voi la visione).
I nostalgici rossi dovrebbero guardare l'ultimo Ovadia, "La bella utopia" o qualcosa del genere, libro+dvd, assieme a questo film.

""Good Bye Lenin!" del regista tedesco Wolfgang Beckern "

> ocio "beckern"

"Questo è il pretesto per una serie di sketches irresistibili, che vanno dalla messa in onda di telegiornali di Partito creati ad hoc da un abile amico si Alexander, ai travasi di cibo occidentale in barattoli monocolore e anonimi tipici della DDR ? con le confezioni di questi alimenti frugate nei cassonetti ? fino alla ricerca di cetrioli ormai non più in commercio da far mangiare alla degente e al compleanno festeggiato nella piccola stanzetta come se nulla fosse cambiato, anzi lasciando intendere alla donna convalescente che la forza e il successo di quel sistema si sia addirittura rafforzato, sebbene fuori enormi manifesti della Cocacola facciano intendere il contrario. "

> Quest'anno era uscito un libretto divertente per ARCANA:
"Guida di Berlino per squattrinati"
http://www.ibs.it/code/9788862310291/wagner-bernd/guida-berlino-per

mi faceva pensare, revisionandolo, a questo film. Per parecchie atmosfere. Peccato non abbia avuto il riscontro di pubblico che avrebbe meritato, ma d'altra parte l'edizione era un po' zeccosa...

2 - corretto!

"Unico neo della pellicola, forse, l?improvviso cambiamento di tono e registro verso la fine del film. La bellissima prima parte comica e avvincente si contrappone, infatti, ad un finale forse troppo melodrammatico,"

> Vero. Forse per quello l'ho proprio rimosso (ma ricordo bene una scena con elicottero e statua di Lenin, quella non si cancella... potente)

3 - cosa intendi per zeccosa? sembra molto carino il libro:

"Povera ma sexy": Berlino è l'ultima capitale occidentale dove anche uno squattrinato studente, stagista, bohémien o semplice turista può vivere senza andare in bancarotta. Però con stile

E' un po' sciatta, la confezione dico, sembra una malatempora degli anni novanta, e invece l'idea del libro era intelligente e divertente.
Non solo per i tedeschi.

Sul genere, c'è anche una guida castelvecchi su Amsterdam, non ricordo l'autore, uscita qualche anno fa. Ma quella dei due tedeschi era stuzzicante e più credibile, più "filosofica" anche,

3> Il film non l'ho visto, ma ho la guida per squattrinati (dono mansardato). Aspetto di vedere Berlino, prima di leggerla.

Non l'ho visto ma. Un giorno capirai, buon gf. spero presto. (-:

mi dirai;)

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