Romanzo di formazione ispirato probabilmente alla propria stessa vita, l’opera prima di Franco Battiato è una mosca bianca nel panorama cinematografico nostrano. Originale e priva di retorica, si avvale di un approccio anti-drammatico che si nutre soprattutto dei personaggi, rifuggendo i colpi di scena e i furbi escamotages drammaturgici. Battiato racconta se stesso e la vita di Ettore Corvaja: un giovane catanese aspirante scrittore e musicista, figlio di una sarta e di un irriducibile playboy, che cresce in una Sicilia ancora arretrata e ingenua, umile e semplice, capace di apprezzare ancora le piccole cose. Cresce a pane e Gurdjieff, incline alle arti e all’esoterismo, ambizioso a tal punto di lasciare la propria terra e l’affetto della sua famiglia per Milano, dove in poco tempo riuscirà a pubblicare il suo primo romanzo. Ma la Sicilia, come dice Sgalambro alla fine del film, richiama sempre i suoi figli: Ettore e Battiato alla fine ritorneranno a casa.
Più classico rispetto all’opera successiva – quel Musikanten che trasuda di coraggio e sperimentazione –, Perduto Amor radiografa a fondo passato, presente e passioni del proprio artefice. Se la prima parte è dedicata alla Sicilia, agli usi, ai costumi, alla condizione femminile e al sapore e al colore della terra, la seconda parte si concentra sulla musica e sulla scrittura, le vocazioni artistiche che conducono Ettore a Milano, città tentacolare e frenetica, pericolosa e suggestiva, idonea comunque a sublimare le ambizioni e le pretese artistiche del protagonista.
Battiato sembra già aver trovato la propria poetica: rinuncia agli strumenti tipici del cinema per risolversi in un approccio non convenzionale fatto di voci narranti, attori presi dalla “strada”, fotografie pittoriche e musiche sublimi. I passi salienti non vengono mai enfatizzati dalla musica, che funge come contrappunto e non da supporto narrativo. Il pastiche di elementi e stili differenti sembra rinviare alla sua musica, a quella miscela di culture diverse come matrice artistica, a una visione postmoderna perfettamente al passo coi tempi.
Apparizioni e cammei per Francesco De Gregori, Morgan, Maurizio dei New Dada, Alberto Radium, Mao, Moltheni e Maurizio Arceri. Lo stesso Battiato fa una minuscola apparizione. Da segnalare la fotografia di Marco Pontecorvo, figlio del grande Gillo, poi ritoccata in color correction, che riesce a edulcorare, senza appesantire, l’aspetto estetico del film. Notevole l’apporto di scenografia e costumi grazie all’estro di Francesco Frigerio e del premio oscar Gabriella Pescucci: la cura e la ricostruzione degli interni è attuale e filologica allo stesso tempo e la Milano del grande boom staglia in tutta la sua potenza architettonica e industriale.
Corrado Fortuna è bravo nel ruolo di Ettore adulto, ma gioca troppo sulla propria spontaneità e, dopo My name is Tanino, rischia di ritagliarsi sempre lo stesso ruolo; puntuale come sempre l’interpretazione di Donatella Finocchiaro, l’Angela di Roberta Torre, e quella di Gabriele Ferzetti, saggio e distaccato nella parte di Tommaso Pasini, il mentore di Corrado. Autoreferenziale il ruolo di Manlio Sgalambro, sceneggiatore e voce narrante al contempo. Il titolo Perduto Amor viene dall’omonima canzone di Adamo, ricantata da Battiato nel suo Fleurs III, che qui sottolinea il piano sequenza che dà l’avvio al film.
Settembre 2005. Prima pubb: Lankelot.com
Regia: Franco Battiato.
Soggetto: Franco Battiato.
Sceneggiatura: Franco Battiato, Manlio Sgalambro.
Fotografia: Marco Pontecorvo.
Montaggio: Isabelle Proust.
Scenografia: Francesco Frigeri.
Costumi: Gabriella Pescucci, Flora Garbatella.
Interpreti principali: Corrado Fortuna, Donatella Finocchiaro, Anna Maria Gherardi, Lucia Sardo, Ninni Bruschetta, Tiziana Lodato, Manlio Sgalambro, Gabriele Ferzetti, Rada Rassimov, Luca Vitrano, Nicole Grimaudo.
Musica: Artisti vari.
Produzione: Francesco Cattini.
Origine: Italia, 2003.
Durata: 115 minuti.
Info: sito ufficiale del regista
Commenti
Grande Degra! E' ritorno ufficiale, allora!
Il testo graficamente è a posto, te lo giustifico soltanto, un secondo...
Bella recensione. Il film l'ho visto al cinema appena uscito, me lo ricordo un po' monocorde, ma dovrei riguardarlo ;-)
Il film può non piacere, a me è piaciuto l'approccio di Battiato. Non sarà mai un regista, ma è un artista...
Concordo con Ian, a maggior ragione dopo aver visto anche Musikanten: può non piacere ma ha uno stile personalissimo, anarchico direi. Battiato è artista completo e il fatto che si sia misurato in questo particolare modo con la settima arte lo dimostra.