New York – Brooklyn - Coney Island
Harry, ancora una volta, l’ennesima, sottrae il televisore di casa per procurarsi eroina. Sara, la madre, si rifugia in camera da letto. Questa volta ha incatenato il carrello del televisore al termosifone.
[…] E ora che cazzo c’è? Harry che guarda giù e vede una catena da bici che va da un anello di acciaio al lato del televisore al termosifone. […] Come sarebbe, eh? che è ‘sta catena? Vuoi farmi spaccare la tv di mia madre? O il termo? – lei che se sta seduta a terra, là dentro, in silenzio – e magari far saltar per aria tutta la casa? […] (p.13 - Requiem per un sogno – Hubert Selby jr - Fazi editore)
Sara, tremante, cerca di resistere ma, alla fine cede, come sempre, e infila le chiavi del lucchetto sotto la porta. Una scena masticata più volte, sono anni che quel televisore va avanti e indietro tra casa e rigattiere. E, sono anni, che Sara preferisce nascondere a se stessa di avere un figlio tossicodipendente, fa finta di ignorare e più semplicemente va a riscattare il televisore, ogni volta. Harry sbatte la porta, Tyron lo aspetta di sotto.
[…] Sara che sente il rumore delle rotelle sul pavimento, che sente la porta aprirsi e richiudersi, che rimane lì seduta con gli occhi chiusi a dondolarsi avanti e indietro. Non è successo niente. Mica l’ha visto, lei, perciò non è successo veramente. Glielo dice a suo marito Seymour, morto uno di questi anni, che non è successo veramente. E se anche è successo, tutto si aggiusta, quindi non ti preoccupare Seymour. È un po’ come l’intervallo della pubblicità. Tra poco ricominciano i programmi e vedrai che meraviglia, Seymour. Si sistemerà tutto. vedrai. Alla fine, tutto va bene. […] (p.14)
Tutto questo non è vero. Oppure, si anche se è vero... poi tutto si aggiusta. Non preoccuparti, Seymour, tutto si aggiusta. Lo sai com’è no?! Poi, tutto si aggiusta.

Questa pellicola, tratta dal romanzo, omonimo, di Hubert Selby Jr. (1978) - che ha collaborato alla sceneggiatura ed è evidente confrontando le due opere - è un pugno, dritto, allo stomaco. Fa male. Ti tiene lì incollato allo schermo, per il tutto il tempo ti ritrovi a pensare tutto questo non è vero. Oppure, si anche se è vero... poi tutto si aggiusta. E, invece, è proprio vero. Tutto vero. (o, potrebbe esserlo) E’ la realtà cruda e amara, senza fronzoli. Una realtà non troppo lontana da ‘noi’. Per questo fa così male. Il dolore rimane per molto. E’ un dolore profondo. Non lo definirei un film su droga e tossicodipendenza, come potrebbe far pensare la scena iniziale. Banale, scontata, forse. Ma, non lo è affatto. Non è assolutamente banale e tanto meno il classico film sulla vita dei tossici, non è un film sulla droga, almeno non solo. E’ un film sulla dipendenza. Finalmente, un modo diverso di parlarne. Molto vicino ai miei pensieri.

Quel televisore è molto più di un elettrodomestico per Sara, è la sua ‘droga’, la sua unica compagna che da senso e sollievo allo scorrere delle sue buie e solitarie giornate (tutte uguali) da anni. Casalinga, vedova con un figlio che, ormai, vede solo quando viene a prendere in “prestito” il televisore. Programmi televisivi e cibo. Si consola così. Sopravvive, così. Sognando di diventare presto nonna, di avere di nuovo qualcuno di cui occuparsi… “Harold è un bravo ragazzo. Presto si sistemerà e troverà una brava ragazza…” si dice, spesso. Per Harry, invece, quel televisore è solo un oggetto da poter vendere per recuperare un po’ di roba. E ce l’ha già una ragazza, Marion. Figlia viziata di genitori straricchi e divorziati rinuncia al sostegno economico per i suoi sogni - lei avrebbe, sempre, voluto di più da loro. Magari, impalpabile affetto e non, sporchi, soldi ma…
Diverse dipendenze, diversi motivi di disagio e solitudine, diversi sintomi e reazioni, due generazioni a confronto ma, lo stesso male. Il male di vivere. Il male di vivere nella (nostra) società basata, esclusivamente, sull’apparire e il possedere, anziché sull’essere e il conoscere. Non importa il modo o la ‘sostanza’ utilizzata per fuggire dalla realtà. Non importa. L’atteggiamento mentale conta. La dipendenza è, comunque, devastante se si perde il controllo. Che sia quella classica dagli stupefacenti o quella (più moderna) dalla visione ossessiva di programmi televisivi (aggiungerei che – dopo trent’anni dalla scrittura del romanzo - web, videogiochi o, anche, un semplicissimo cellulare possono crearla) il risultato è lo stesso: alienazione.
Gli eventi si susseguono seguendo il ritmo delle stagioni, con i loro colori e le emozioni che ispirano. L’estate calda, allegra, mette addosso la gioia di vivere, si fanno progetti, sogni. Tutto sembra scorrere alla perfezione. Sara riceve l’invito alla sua trasmissione televisiva preferita e da quel momento, non vive più per altro. Sogna solo di riuscire a rientrare nel suo vestito rosso e le sue scarpe dorate. Proprio, come nella foto del diploma di Harry, accanto a suo marito. Ma, ci sono una ventina di chili di troppo. Deve indossare il vestito rosso, quando andrà in televisione, ad ogni costo. Finalmente ha un sogno. Un motivo per alzarsi la mattina… non, solo, per rassettare la casa, mentre guarda la televisione, e preparare un boccone da mangiare, da sola davanti alla televisione. E, poi, passare il pomeriggio a ingozzarsi di cioccolatini…. Guardando la televisione. Deve indossare il vestito rosso. Deve cominciare una dieta. E, innanzitutto deve ‘pensare magro’. Via i cioccolatini. Comincia una dieta a base di pompelmo, uova sode e caffè. Una delle amiche le consiglia di affidarsi ad un dottore che da delle pillole che fanno passare completamente la fame. Si perdono i chili senza neanche accorgersene… dice. Harry si trasferisce a casa di Marion. Insieme sognano di mettere su un negozio con abiti disegnati da lei. L’unico problema è racimolare un po’ di soldi. Ecco, che con Tyron, decidono di comprare un chilo di robba pura, tagliarla e spacciarla. Solo per recuperare i soldi necessari, eh. Poi basta. Smetteranno. Ma, l’attività va a gonfie vele.

Tyron vuole dimostrare (alla madre. Al suo spirito. A se stesso, alla fine) di essere “qualcuno”. L’unico modo che conosce è diventare ricco. Sogna tanti bellissimi oggetti e una vita tranquilla senza troppi problemi, con la ‘sua’ ragazza. Ancora un po’ di soldi e poi smetteranno.
In autunno cominciano a cadere le foglie (si sa’) e le speranze. La lettera dalla televisione non arriva. Sarah, ormai va avanti a pillole. La viola, la verde e l’arancione…. E, intanto, in giro non si trova più un grammo di eroina… i soldi finiscono e Harry, Tyron e Marion quasi sembrano aver dimenticato i propri sogni. (…) L’unico loro pensiero e trovare qualcosa per farsi. E, poi (WROOM), inevitabile, l’inverno duro, grigio, freddo. Buio. Manca la primavera, (ovviamente) la stagione della rinascita, quando quello che si è seminato comincia a germogliare e a dare i suoi frutti. Ma, questo è un Requiem. Non c’è lieto fine. Non si è seminato nulla di buono. E si raccolgono frutti amari, quindi.
Seguendo questo ritmo quattro vite si sfiorano, a volte si mescolano a stento s’intrecciano per separarsi, alla fine, completamente. Ognuno resta solo con la propria dipendenza, il proprio disagio, la propria malattia. In effetti, lo sono sempre stati.

Tutte le loro scelte non porteranno ad altro che alla distorsione della realtà (soggettiva percezione?! Qual è il confine?) C’è un filo sottilissimo che separa la passione e la determinazione nel raggiungimento di un sogno e il diventarne schiavi, prigionieri di essi. Basta un nulla per perdere la lucidità. Non avere più il controllo. E, poi, c’è autodistruzione, perdita di dignità… morte. Anche se parziale. Sara, Harry, Marion e Tyron.. perdono, tutti, qualcosa che non potranno più “ricomprare”. Vivono, sognano, si illudono e man mano i loro sogni si sgretolano. Non se ne rendono conto. Scivolano, inevitabilmente, come acqua tra le mani. Senza accorgersene… diventano polvere.

Oltre i contenuti gli ingredienti fondamentali condiscono e arricchiscono, completano la visione e la percezione. La colonna sonora (dolorosa e cupa) è un misto di angoscia, rassegnazione, disperazione, brividi di speranza, sogno... silenzio; le immagini forti e crude e un particolare montaggio (hip hop montage) – scene accelerate o rallentate, una successione di fotogrammi frenetica ed ossessionante condito da effetti sonori realistici – il tutto ti fa sprofondare nel dramma. Orrore. E, inevitabilmente, ti scava dentro.
ingoiare una pillola / sorseggiare caffè / aprire freneticamente la cassetta della posta / la fiamma che si accende / la roba che si scioglie / la siringa che si riempie... poi si svuota / le pupille si dilatano
La timida denuncia del (mal)funzionamento del sistema sanitario (americano?), molto più evidente nel romanzo mi ha provocato un piccolo rigurgito di “Qualcuno volò sul nido del cuculo”. Per un attimo ho sperato di vedere Grande capo che.
Chi non ha una dipendenza? Piccola o grande che sia. Sono convinta che anche la scrittura o la lettura, la pittura, la musica, l’Arte insomma, sia come fame di conoscenza e ricerca continua che come esigenza (fisiologica) creativa, può creare dipendenza, ad esempio. Costruire qualcosa dal nulla, una qualunque cosa che ancora nessuno ha avuto il tempo, l’idea, la possibilità o la voglia di fare o comunque, anche se c’è, mai nessuno lo farà come te… è un pensiero irresistibile e può alienare, diventare una droga… che ti distrugge ed ha un effetto sicuramente devastante sulla vita del tuo corpo. Quella dipendenza però, io credo, che dia uno spiraglio di luce alla tua anima (e ancor più al tuo spirito)… perché significa vincere la morte. Perché quello che hai scritto, dipinto, suonato o… vivrà dopo di te. In ogni caso. Anche se qualcuno deve prendersi la briga di distruggerlo. Che importa? E questo pensiero può annientarti la vita ma, che importa? In fondo a chi piace questa vita? Non a me.

Titolo originale: Requiem for a Dream
Genere: Drammatico
Nazione: U.S.A.
Anno: 2000
Durata: 100 minuti
Regia: Darren Aronofsky
Sceneggiatura: Hubert Selby Jr. & Darren Aronofsky
Cast: Ellen Burstyn, Jared Leto, Jennifer Connelly, Marlon Wayans, Christopher McDonald
Produzione: Artisan Entertainment, Bandeira Entertainment, Industry Entertainment, Protozoa Pictures, Sibling Productions
Sito ufficiale: www.requiemforadream.com
Colonna Sonora: Clint Mansell, Kronos Quartet
(Summer: Summer Overture; Party; Coney Island Dreaming; Party II; Chocolate Charms; Ghost Of Things To Come; Dreams; Tense; Dr. Pill; High On Life; Ghosts; Crimin' & Dealin' ; Hope Overture; Tense II; Bialy & Lox Conga Fall: Cleaning Apartment; Ghosts Falling; Dreams II; Arnold; Marion Barfs; Supermarket Sweep; Dreams III; Sara Goldfarb Has Left The Building; Bugs Got A Devilish Grin Conga Winter: Winter Overture; Southern Hospitality; Fear; Full Tense; The Begining Of The End; Ghosts Of A Future Lost; Meltdown; Lux Aeterna; Coney Island Low )
Gabriella Scoppa, agosto 2008
Commenti
Ah, Mi sono tolta un bel peso dallo stomaco! Non che sia completamente soddisfatta? ma, come dire: adesso o mai più!
Scritta tra il silenzio assoluto, l?ascolto ossessivo della colonna sonora e numerose visioni della pellicola nel tempo. (Sono viva per miracolo!!) (gf l?aspetta da almeno tre d?anni e a lui la dedico. ; ) ) dovevo leggere anche il romanzo di Selby. Tutto qui. (e, dovevo digerirlo).
Grande Gabriella, ci mancava proprio questo film. Più tardi vengo a leggere e commentare;)
Finalmente! Grande. Momento e arrivo:)
"a male. Ti tiene lì incollato allo schermo, per il tutto il tempo ti ritrovi a pensare tutto questo non è vero. Oppure, si anche se è vero? poi tutto si aggiusta. E, invece, è proprio vero. Tutto vero. (o, potrebbe esserlo) E? la realtà cruda e amara, senza fronzoli. Una realtà non troppo lontana da ?noi?. Per questo fa così male. Il dolore rimane per molto. E? un dolore profondo. Non lo definirei un film su droga e tossicodipendenza, come potrebbe far pensare la scena iniziale. Banale, scontata, forse. Ma, non lo è affatto. Non è assolutamente banale e tanto meno il classico film sulla vita dei tossici, non è un film sulla droga, almeno non solo. E? un film sulla dipendenza. Finalmente, un modo diverso di parlarne. Molto vicino ai miei pensieri. "
> Splendida lettura. Sono pienamente in linea. Non potevi dirlo meglio di così - e grazie per aver integrato a dovere Selby, è un autore che dobbiamo interiorizzare a fondo tutti.
"Oltre i contenuti gli ingredienti fondamentali condiscono e arricchiscono, completano la visione e la percezione. La colonna sonora (dolorosa e cupa) è un misto di angoscia, rassegnazione, disperazione, brividi di speranza, sogno? silenzio; le immagini forti e crude e un particolare montaggio (hip hop montage) ? scene accelerate o rallentate, una successione di fotogrammi frenetica ed ossessionante condito da effetti sonori realistici ? il tutto ti fa sprofondare nel dramma. Orrore. E, inevitabilmente, ti scava dentro."
> Sei in gran forma.
"Quella dipendenza però, io credo, che dia uno spiraglio di luce alla tua anima (e ancor più al tuo spirito)? perché significa vincere la morte. Perché quello che hai scritto, dipinto, suonato o? vivrà dopo di te. In ogni caso. Anche se qualcuno deve prendersi la briga di distruggerlo. Che importa? E questo pensiero può annientarti la vita ma, che importa? In fondo a chi piace questa vita? Non a me."
> Scheda bellissima, applausi. Personale, empatica e passionale, e competente. Sul mistero della vita, sulle sue contraddizioni insanabili e sui suoi vuoti di senso purtroppo nessuno può trovare parole giuste, e definitive. Sappiamo soltanto quel che hai scritto, che dobbiamo creare qualcosa che aiuti la specie a evolversi e a migliorarsi, confidando bastino i significati a fondare un senso. Grazie Gab. Grande film, forse per pochi - certamente lettura degnissima.
2. ti voglio spietato almeno quanto il film! : )
5. ; )
mancano un sacco di cose... neanche un accenno alla magnifica interpretazione degli attori (Ellen Burstyn in particolare) e forse, qualcosina su "Pi greco" - prima lungometraggio di Aronofsky - bisognava dirla. vedremo...
(O.T. per fede e gf: aaaaaaah, le vostre copie di Kappa sono imbustate da mesi, eh... è che un po' speravo di consegnarvele di persona ma, è stato un anno terriBBBile! sono in partenza per stromboli al mio ritorno provvederò in un modo o in un altro. : ))
C'è sempre tempo per scrivere anche di pi Greco, no?;)
*
(dai che per Kappa troveremo modo, se dio vuole quest'anno avremo diversi libri da festeggiare entro fine dicembre 2009, almeno tre o quattro;) ).
4. eh, Selby è fantastico... probabilmente senza questo film non l'avrei mai conosciuto.
ho appena cominciato la lettura di "ultima fermata a Brooklyn". Da brivido...
6. la Risposta è quarantadue!
buahhahahhahahah