Argento Dario

Profondo rosso

Autore: 
Argento Dario
Roma. Ad un congresso di parapsicologia una sensitiva d’origine scandinava entra in contatto con una mente disturbata; ne carpisce i pensieri di morte nascosti nel passato e i sanguinosi progetti per il futuro. La sera stessa viene uccisa a colpi di mannaia nella sua stessa abitazione. Un pianista jazz (David Hemmings), inquilino anch’egli del palazzo in cui avviene il delitto, scorge dalla strada l’ultima scena del violento accaduto. Sale di corsa, entra in casa della vittima, e la trova in un bagno di sangue. Dopo gli interrogatori di routine comincia a ripensare ad alcuni particolari della convulsa nottata: un amico ubriaco (Gabriele Lavia) che chiacchiera con lui mentre la medium viene uccisa, un quadro apparentemente sparito ed una persona in abito scuro che si allontana velocemente. La vicenda presenta più lati oscuri, il musicista decide di indagare personalmente e con l’aiuto di una giornalista (Daria Nicolodi) in cerca di scoop. Non è che l’inizio di un sanguinoso percorso avente origine in un remoto passato. Cadono come birilli tutti (o quasi) coloro che si avvicinano alla verità: l’assassino fa scivolare le sue vittime lungo la scia di sangue scandita da un macabro motivetto di morte. Il mistero è in una villa che si dice essere stata teatro di un efferato delitto, in un bambino urlante, ed in un’ inquietante nenia infantile.
 
 
Capolavoro assoluto del thriller italiano, e miglior film del regista romano, Profondo rosso è una pellicola - la quarta di Dario Argento - piena di inquietanti suggestioni che legano lo spettatore alla poltrona come mai era accaduto in passato per film di genere. Lo fa avvalendosi di una trama mozzafiato, costruita su un’idea intelligente e allora poco abusata. L’attacco affidato alla musica dei Goblin, sull' inquadratura delle gambe del bimbo con a fianco il coltello insanguinato, è di fortissimo impatto emotivo, cosi da introdurre una pellicola che tiene la tensione costante, dosando alla perfezione i tempi della narrazione. Gli oggetti cominciano a prendere importanza, il particolare diventa decisivo: le bambole, le billie, i giochi infantili sono il tramite con cui l’assassino rievoca la sua follia che, dopo le brevi note della nenia che era uso lasciar suonare prima di ogni delitto, fuoriesce virulenta come raramente si era abituati a vedere - la scena del pupazzo meccanico fracassato con un'arma affilata (un capolavoro di suspance giocato sulle suggestioni sonore e sugli inganni del campo visivo) ha dominato per anni i miei incubi infantili. In poche parole: un film che toglie il sonno. L’uso dei colori tetri e sfumati, il rosso in particolare, crea l’ atmosfera ideale - una scenografia che allucina lo spettatore - per la visionarietà del regista che, proprio con questo film, comincia a non preoccuparsi per nulla dell’eccesso di sangue. La preparazione dell’assassino prima di ogni delitto è da manuale del brivido: trucco intorno agli occhi (l’unica parte di corpo che l’inquadratura lascia visibile allo spettatore), oggetti evocativi, guanti neri e arma affilata. Il tutto sulle note del tema ossessivo di Giorgio Gaslini suonato dai Goblin. Proprio questo tema fece la fortuna dei Goblin, e restò per anni nell’immaginario (nell’inconscio e negli incubi, aggiungo io) di tanti italiani. E non solo italiani, perché Profondo Rosso è stato distribuito - nel tempo - in tutto il mondo occidentale (per l’oriente non sono abbastanza informato), cosi da fare di Dario Argento un maestro indiscusso del thriller mondiale. Con Suspiria, poi, successivo lungometraggio, ottenne il suo più grande incasso internazionale.
 

 
David Hemmings, già visto in Blow up di Michelangelo Antonioni, si arrovella il cervello nel ruolo del detective-musicista ed è protagonista, nonostante il film viaggi sui sentieri della morte e del sangue, di un simpatico duetto con Daria Nicolodi (moglie di Argento all’epoca), la giornalista che lo segue nell’indagine e se ne innamora. Gabriele Lavia ha dalla sua un personaggio ingrato che da sapiente attore di teatro destina facilmente alla follia. I caratteristi sono in parte: da Glauco Mauri ad Eros Pagni sono organici all’idea del regista romano. Vera rivelazione (per tanti motivi…) è Clara Calamai, ex stella viscontiana del cinema neorealista - la prima donna che in Italia mostrò il seno nudo in una pellicola, nonché mia parente per parte di nonno paterno - che disegna un personaggio convincente ed inquietante, proprio alla sua ultima prova d’attrice.
 

Il percorso di sangue porta ad una villa - riuscitissime le scene d’interno affidate solo alle immagini e alla musica -, ad un disegno sul muro, ad una verità nascosta per anni e ad  una scuola. Un epilogo che appare scontato ma che non convince il musicista. Perché? Qualcuno non è dove, in teoria, avrebbe dovuto essere. Qualcosa, un quadro, in realtà non è stato affatto spostato. Guardate negli specchi e scoprirete anzitempo l’assassino. Ma non è tanto semplice notarlo. Io che amo e che vi consiglio questo film, ho scoperto il particolare alla quarta o alla quinta visione (mi giustifica forse il fatto che le prime mie visioni vanno dai 10 ai 18 anni). Rivedendolo oggi però (e ciò mi consola) me ne accorgo subito. Buona visione a tutti e sogni d’oro.

Regia: Dario Argento. Soggetto: Dario Argento. Sceneggiatura: Dario Argento, Bernardino Zapponi. Direttore della fotografia: Luigi Kuveiller. Interpreti principali: David Hemmings, Daria Nicolodi, Gabriele Lavia, Clara Calamai, Macha Mèril, Glauco Mauri, Eros Pagni. Musica originale: Giorgio Gaslini e i Goblin. Montaggio: Franco Fraticelli. Produzione: Salvatore Argento. Origine: Italia 1975. Durata: 123 minuti. 

 
Léon, Luglio 2005. Originariamento apparso su www.lankelot.com
ISBN/EAN: 
8010020022939

Commenti

Dannazione, tu non lo sai, ma quella diabolica musichetta mi ha perseguitato per notti intere, prima di addormentarmi, anche attorno ai 16 anni. Adesso non mi fa più effetto, ma è l'unico caso che un film mi abbia davvero messo tensione, anche dopo la visione.

Lo stesso per me. Incredibile.

Io l'ho visto almeno venti volte prima di "esorcizzarlo". E non sono ancora sicuro di esserci riuscito...

La memoria gioca strani scherzi, per via delle associazioni di idee. Per me quella è la musica di "Profondo giallorosso", video con tutti i gol dello scudetto 1983 che avrò visto due o tre volte su una tv locale, da bambino. Purtroppo il film ha smesso subito di spaventarmi:)

Che peccato, però, che "Profondo giallorosso" ti abbia tolto la possibilità di morire di paura per questa pellicola. Ne valeva davvero la pena... Comunque, vada per il tema ultranoto dei Goblin, ma la nenia infantile, nemmeno quella ti ha scalfito?

No:). vedo Falcao, Pruzzo, Ancelotti, Conti e Prohaska, con quella musica, e li vedo assai bene;).
Tancredi, Nela, Maldera, Ancelotti, Falcao, Righetti, Conti, Prohaska, Pruzzo, Dibba, Iorio.

Eh, che squadra... tu eri troppo bimbo per ricordartela come me la ricordo io;)

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