Arau Alfonso

Il profumo del mosto selvatico

Autore: 
Arau Alfonso

Alfonso Arau continua a catturare i sensi con sincerità, attraverso la cura delle immagini che si trasformano in vere e proprie scene pittoriche. Il film accarezza l’anima sentimentale dello spettatore che ricambia con un buon successo di pubblico, forse più di quanto il regista messicano avrebbe potuto aspettarsi.

Se “Come l'acqua per il cioccolato aveva saputo esaltare la tradizione fantastica e creativa di una narrativa di genere, con questo film ci si avvicina, confondendosi del tutto, con il melodramma sentimentale battente bandiera americana (o forse italiana visto che è un remake di “Quattro passi tra le nuvole”, 1942, di Alessandro Blasetti). Così è in realtà perché, dopo il successo internazionale del precedente film, Arau approda ai fasti di Hollywood perdendo in originalità, ma acquistando sicuramente in termini di commercialità.
 
Voglio cose
 
California, 1946: Paul Sutton (Keanu Reeves) torna dalla guerra per iniziare finalmente la sua relazione matrimoniale ed una carriera di venditore ambulante di cioccolatini, in attesa di migliori occasioni.
Una volta a casa scopre che la cara mogliettina ha sì raccolto le migliaia di lettere giunte dal fronte, ma non le ha neppure aperte, restia a scoprire le tristezze della quotidianità del novello sposo. Peccato che non le aveva narrato le brutture della guerra, ma le aspirazioni, i sogni, i sentimenti di un giovane uomo senza radici.
Nel primo viaggio d’affari, Paul si scontra con Victoria Aragón (Aitana Sánchez-Gijón), giovane rampolla di un’antica famiglia messicana che torna a casa per le feste portando in dono una gravidanza scomoda ed inaspettata.
Il destino la mette in condizione di sfogarsi con quel giovane beneducato che si offre di farle da marito di comodo per impedire lo scandalo e la condanna da parte di un padre che la spaventa: “lui mi ammazzerà”.
La famiglia degli Aragón lo accoglie senza riserve fatta eccezione per Alberto (Giancarlo Giannini), il padre di Victoria, che non perde occasione di attaccarlo con umiliazioni di ogni genere, ad ogni tentativo del ragazzo di renderli partecipi delle sue origini o del suo lavoro.
 
Victoria tenta di difendere Paul in ogni momento e, dalle sagge reazioni dell’uomo, finisce per innamorarsene. L’onesto ragazzo non dimentica di avere una moglie altrove e, nonostante venga trattenuto dalla vendemmia, giorno più importante dell’anno per la famiglia messicana, decide a malincuore di tornare a casa.
Victoria a quel punto racconta la verità sul finto matrimonio e sulla gravidanza, frutto di una relazione finita che sconvolge l’animo paterno.
Nel frattempo Paul scopre che la moglie, approfittando della sua assenza, ha annullato il matrimonio non riuscendo a trovare in quel dolce ragazzo lo strumento per la realizzazione dei propri sogni. Paul ne è sorpreso e felice allo stesso tempo, così non perde tempo per tornare nella tenuta degli Aragón. Qui viene però accolto in malo modo da un furioso padre di Victoria che, ubriaco, causa un incendio distruttivo. Il lieto fine è dietro l’angolo, giusto la mattina successiva.
 
La forza di questo film sta nella caratterizzazione dei personaggi e nelle immagini sempre più raffinate, armonizzate sia nelle scene notturne che in quelle diurne, da inquadrature straordinarie in ampi spazi che ne esaltano tutta la loro suggestività. Arau pare invasato.
Il vigneto è protagonista assoluto della scenografia e, metaforicamente, della vita degli Aragón, identificando in esso le profonde radici familiari, talmente forti che nessuna cosa, neppure l’incendio più distruttivo, potrà mai annullare per sempre: il vigneto lussureggiante, il vigneto riscaldato dalla danza con le ali di tela trasparente per salvarlo dalla gelata, il vigneto in cui si svolge la competizione tra Alberto e Paul per la conquista di un posto d’onore nel cuore di Victoria (e della famiglia), il vigneto invaso dalle fiamme, il vigneto da cui ricomincia ogni cosa, in un ciclo infinito di rinascite d’amore.
 
I personaggi straordinari hanno un posto privilegiato nell’architettura favolistica del film. Paul Sutton, gentile e premuroso, interpretato da un Keanu Reeves in perfetta forma fisica, ma a tratti leggermente imbalsamato, viene letteralmente surclassato dalle imponenti figure maschili della famiglia Aragón: Alberto e Don Pedro, rispettivamente padre e nonno di Victoria, interpretati da Giancarlo Giannini ed Anthony Quinn.
Splendida l’interpretazione di entrambi, con un Giannini scattante, irascibile e pungente come tanti personaggi della sua carriera da suscitare sorrisi per la gelosia e l’attaccamento alle radici familiari che si contrappone, di fatto, al saggio nonno che tutto comprende e che si muove con leggera astuzia per la felicità della nipote. In ridotta misura si trova il giovane Pedro Junior che oscilla tra l’esser parte di una cultura antica ed il tentativo di convincere il padre nel modernizzare l’azienda.
 
Al contrario del film precedente, Arau dà risalto con maggiore attenzione alle generazioni maschili, forti di esperienze e di forme di dialogo diverse.
Paul è il ragazzo venuto dal nulla, legato indissolubilmente ad un senso del dovere che si porta dietro indossando metaforicamente una divisa militare che cerca in ogni modo di proteggere. La sua rigidità morale lo porta a salvare la fanciulla che incrocia sul suo cammino, facendosi conquistare dall’unione familiare che legge sui volti della famiglia Aragón. Nell’atmosfera turbolenta, ma anche estremamente protettiva, Paul oscilla tra il “vado non vado”, nel tentativo di seguire la sua morale di vita oppure il cuore che lo vorrebbe ancorato, come una delle tante radici del vigneto, in quell’ambiente. Tant’è che quando Victoria si sfoga con lui, rinnegando la figura paterna opprimente, si sente di dover difendere un genitore che si vede presentare come marito uno sconosciuto di cui nulla sapeva prima. Paul, infatti, le dice che vorrebbe essere al suo posto ed avere una famiglia con cui litigare piuttosto che non averne affatto. Il giovane cerca disperatamente di restare attaccato alla famiglia a cui torna dopo aver compreso che il suo precedente matrimonio era stato una semplice illusione. Osserva con profondo rispetto gli Aragón arrivare in grande stile in paese per la benedizione dell’uva, standosene in disparte fino a che sente di dover proteggere fino all’ultimo il bambino che Victoria porta in grembo, donandogli la preziosa medaglia ricevuta per meriti di guerra. Alla fine, simbolicamente, strapperà con forza l’unica radice del vigneto rimasta intatta che gli darà la forza per cominciare una nuova vita.
 
Alberto, il padre di Victoria, si trova esattamente all’opposto nella situazione di capofamiglia che ama attraverso le cose che può conservare e far fruttare a favore dei suoi cari. Non conosce altro modo di dimostrare i suoi sentimenti che pure sono molto forti. Il problema è che, come tanti genitori, tenta l’impossibile per imporre il proprio volere sui figli, nella convinzione di essere nel giusto. Dovrà attendere l’arrivo di un sconosciuto per rimettere in discussione tutta la sua vita, tradizioni comprese. Victoria dovrà volare da sola, con le sue ali, come in quella scena stupenda nel vigneto in pericolo di gelata, per dimostrare a suo padre che è cresciuta e può farcela con le sue gambe. Solo quando rifiuterà l’aiuto di Paul trovando il coraggio di affrontare la paura del padre, potrà riuscire a cambiarlo radicalmente. Paradossalmente Alberto riacquisterà la sua famiglia, riscoprendo un nuovo modo d’amare, proprio quando le sue “cose” svaniranno sotto la minaccia violenta del fuoco senza che lui alzi un solo dito per provare a salvare il salvabile. E sarà allora che, trasformato, potrà porgere le radici familiari a Paul, in un passaggio simbolico di testimone dettato dagli eventi: “avevo paura di perdere tutto, avevo paura di perdervi del tutto”.
 
Importantissima figura in tutto il contesto scenico è il nonno di Victoria, Don Pedro, anziano patriarca che si trova ad equilibrare le due personalità contrapposte di Alberto e Paul.
È questione d’età”, dice a quest’ultimo, intendendo con questa frase indicare il vantaggio di un’età che ha visto e superato molte cose, perfino quella caratterialità del figlio che ora sembra minare la serenità di tutti. L’intervento discreto e malizioso del nonno è fondamentale per l’evolversi della storia e per la trasformazione di quei giovani che dovranno imparare ad esprimere i loro sentimenti come la natura richiede.
Rassicura Victoria abbracciandola come dovrebbe, in realtà, fare Alberto, agevola di fatto la permanenza di Paul mangiando tutti i suoi cioccolatini ed ubriacandolo, nell’estremo tentativo di fargli aprire il cuore. Splendida la scena immediatamente successiva, quando insegna al giovane una serenata sentimentale per conquistare totalmente i sentimenti di Victoria. Pedro gioca come un ragazzino, ma ha la saggezza dell’età dalla sua parte a renderlo vincente, anche quando tutto sembra concludersi nel peggiore dei modi.
 
Le figure femminili, invece, sono raccolte in un abbraccio amoroso e protettivo come ulteriore esempio di arte femminile di seduzione e d’influenza sugli animi orgogliosi dei loro compagni: la nonna di Victoria capace di richiamare con il marito che sta abusando del sale sulle pietanze, oppure di interpretare riti propiziatori per la benevolenza della madre terra in favore della vendemmia; la madre di Victoria, interpretata da Angélica Aragón, attrice presa in prestito dalle tenelovelas, stuzzica il marito a favore della figlia con le tipiche armi femminili. Difende la figlia discretamente in camera da letto, non di fronte a tutti, quando la richiama al rispetto per la figura paterna, salvo poi incitarla a seguire il suo cuore. E poi Victoria di una bellezza discreta, ma perfetta in ogni situazione, che rappresenta la nuova generazione un po’ ribelle ma che torna alla sua famiglia sperando di essere amata per ciò che è. Aitana Sánchez è seduttiva ma, come lo stesso Reeves, non è all’altezza di una storia che, con il fumo negli occhi, alla fine non delude.
 
Nel tripudio di colori lussureggianti, non si può non citare la splendida colonna sonora diretta dal grande Maurice Jarre (tra gli altri, “Lawrence d’Arabia”, “Il dottor Zivago”, “Gesù di Nazareth”, “Passaggio in India”, “Ghost”), di cui Arau era un grande fan, realizzando, con questa sua collaborazione, un grande sogno. E la musica lo ripaga con intonazioni liriche che accompagnano ed esaltano i cambi di scena, dal tema d’amore di Victoria e Paul a quello della vendemmia, fino a toccare perfino sonorità tradizionali, pur nel rispetto di una storia che vede la mescolanza di due mondi diversi. Da segnalare i due brani scritti dallo stesso regista, “Mariachi Serenade” e “Crush the grapes”.
Arau utilizza ancora una volta un attore italiano per le sue produzioni. Era stato il caso di Marco Leonardi (“Nuovo cinema Paradiso”, 1989 di Giuseppe Tornatore) per il primo film, è il caso di Giancarlo Giannini in questo e sarà poi Mariagrazia Cucinotta a prendere il testimone nel successivo “Ho solo fatto a pezzi mia moglie” (2000).
 
Regia: Alfonso Arau.
Sceneggiatura: Robert Mark Kamen, Mark Mille, Harvey Weitzman.
Soggetto: remake di “Quattro passi tra le nuvole” di Alessandro Blasetti, 1942 (sceneggiatura di Cesare Zavattini, Piero Tellini). Un primo remake “Era di venerdì 17”, di Mario Soldati, 1956.
Costumi: Judy Ruskin.
Fotografia: Emmanuel Lubezki.
Scenografia: David Gropmann.
Musica:Maurice Jarre.
Montaggio: Don Zimmerman.
Interpreti principali: Keanu Reeves (Paul Sutton), Aitana Sánchez-Gijón (Victoria), Giancarlo Giannini (Alberto), Anthony Quinn (Pedro), Angélica Aragón (Maria José Aragón).
Produzione: Gil Netter, David Zucker, Jerry Zucker.
Distribuzione: 20th Century Fox.
Origine: Usa, 1995.
Durata: 110 minuti.
Titolo originale: “A walk in the clouds”.
 
Movida, 14 marzo 2005.
 
Originariamente apparsa su lankelot.com

 
 
 

 
 
ISBN/EAN: 
8010312031113

Commenti

"La forza di questo film sta nella caratterizzazione dei personaggi e nelle immagini sempre più raffinate, armonizzate sia nelle scene notturne che in quelle diurne, da inquadrature straordinarie in ampi spazi che ne esaltano tutta la loro suggestività. Arau pare invasato.
Il vigneto è protagonista assoluto della scenografia e, metaforicamente, della vita degli Aragón, identificando in esso le profonde radici familiari, talmente forti che nessuna cosa, neppure l?incendio più distruttivo, potrà mai annullare per sempre: il vigneto lussureggiante, il vigneto riscaldato dalla danza con le ali di tela trasparente per salvarlo dalla gelata, il vigneto in cui si svolge la competizione tra Alberto e Paul per la conquista di un posto d?onore nel cuore di Victoria (e della famiglia), il vigneto invaso dalle fiamme, il vigneto da cui ricomincia ogni cosa, in un ciclo infinito di rinascite d?amore"

(ave Movi! ocio che il link a "Come l'acqua" non funziona, conviene correggerlo navigando con Explorer)

2. ok...l'avevo appena modificato :(

(per Angela, se passi a leggere: http://www.youtube.com/watch?v=4Yd2PzoF1y8&feature=related)

;)

(Grande colonna sonora. Grazie!!)

Adoro questo film. Lo rivedo ogni volta che ripassa in tv.

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