Araki Gregg

Mysterious Skin

Autore: 
Araki Gregg

Io credo che egli approfittò, per venirsene via, di una migrazione di uccelli selvatici. Antoine de Saint-Exupéry, Il Piccolo Principe  

Ci film sono duri, destabilizzanti e senza ritorno, ma potenti, espressivi e da ricordare. Mysterious Skin di Gregg Araki, rientra pienamente in questa categoria così marginale, importante e da proteggere nel tempo.
 
In un paese sperduto del Kansas, vive il piccolo Neil: otto anni, una madre poco presente e più interessata agli uomini, un padre che non c’è e probabilmente non c'è mai stato. Neil è il campioncino della modesta squadra di baseball dei pari età in cui gioca anche Brian, bambino introverso e trascurato dal padre. Una sera, la madre di Neil, vista l’impossibilità di riportarlo a casa dopo gli allenamenti, chiede all’allenatore del piccolo di tenerlo con lui. È l’inizio di scabrosi eventi che cambieranno la vita al giovane. L’allenatore dà vita ad un disgustoso e perverso gioco in cui “inizia” il bimbo ad una precoce quanto malsana sessualità. Successivamente, coinvolge saltuariamente anche Brian, che ne resta segnato nel profondo. Dieci anni dopo, Neil (Joseph Gordon-Levitt), omosessuale per scelta e marchettaro per professione, trova il modo, grazie ai soldi accumulati, di lasciare il paese alla volta di New York. Brian (Brady Corbett), invece, che da allora non ha più rivisto Neil, vive immerso negli incubi e, dopo aver visto una trasmissione tv, crede che i suoi infantili vuoti di memoria siano la causa di un rapimento alieno: prende contatto con una donna trentenne che aveva visto nella famosa trasmissione, la mette a parte dei suoi dubbi e della sua ricerca. Ricorda che Neil, avendolo visto su una foto dell’epoca, può avere le risposte che lui cerca. Lo cerca e, non trovandolo, stringe i contatti col miglior amico di Neil. Neil, intanto, conduce a New York la stessa vita dissoluta e rischiosa che aveva in Kansas; ma nella “Grande Mela” tutto è più insicuro e pericoloso: una sera invernale viene selvaggiamente violentato da un “cliente”. Per Natale, Neil torna a casa: Brian riesce così ad incontrarlo e a fare chiarezza sull’inquietante e doloroso passato. 
 

 
Da un romanzo di Scott Heim - ancora inedito in Italia - una storia di infanzia violata nel più assurdo dei modi. Bambini uniti e riuniti da un atroce destino, interiorizzato in modo totalmente differente. Genitori assenti o distratti. Lo sguardo di Araki sulle dinamiche che muovono la società contemporanea è cupo e pessimista, ma sorprendentemente in equilibrio nel (non) giudicare i protagonisti sulla ribalta, nemmeno l'allenatore che segnerà per sempre la vita di Neil e Brian. I suoi adulti sono mostri insensibili e malvagi, agli occhi dello spettatore, uomini neri e orchi che appaiono in sogno e sono più reali che mai. Sequenze agghiaccianti, che non risparmiano nulla allo spettatore, impietose e crudeli, ma necessarie per comprendere. Comprendere che siamo tutti a rischio e più che mai i bambini. Ma anche che eros e thanatos, nel sesso, sono molto più intrecciati e inestricabili di quanto la morale comune occidentale ci vorrebbe insegnare. Un cinema crudo ma allo stesso tempo d’atmosfera. Difficile spiegare come una pellicola del genere possa suscitare allo stesso tempo ribrezzo e poesia. Ribrezzo per il tema trattato - la pedofilia -, poesia per il modo di narrazione - anche visivo - scelto, nonostante tutto puro e lontano da sensazionalismi o morboso voyeurismo. Eppure ci riesce, perché la poesia c’è anche se non tutti immagino la potranno cogliere. Bisogna avere i giusti occhi, un cuore libero e nessun pregiudizio. Bisogna avere un’ idea, seppur minima, di ciò che si è e che si porta con sé come dolore. Inconscio, immoto, pronto ad esplodere: dirompente. Qui non vivono le lacrime se non in un finale sospeso: i due ragazzi si abbracciano e negli occhi di Neil c’è compassione, il suo cuore vuoto riprende a battere, e un altro bambino divenuto grande forse troverà pace per i suoi sogni. Dal più scabroso e nefasto incubo, Araki, senza farsi giudice di alcunché,  ci lascia un messaggio d’amore: un film d’orrore - mai come in questo caso il termine è azzeccato - che parla d’amore, quello vero, lontano dai baci perugina e dalle consuetudini narrative classiche.
 

 
Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2004, Mysterious Skin è passato di sfuggita in Italia (dove è passato) nel Giugno 2005, lasciando inevitabilmente un’impercettibile traccia di sé. Come al solito - possibile che i veri film da vedere abbiano questa pessima distribuzione? Evidentemente. Poco male, è ancora più piacevole per me recensirlo per voi e per tutti coloro che si troveranno a passare anche solo di sfuggita da queste parti. La violenza non chiama necessariamente violenza, può insinuare aridità nelle coscienze o portare ad un lungo abbraccio liberatorio, lasciandoci, in conclusione, numerosi interrogativi. La pelle (violata)  inviolabile, muta e indecifrabile, è quella dei bambini. Il sogno deve restare sogno, almeno per loro. Così nelle parole di Araki:
 
“Il finale di Mysterious Skin forse è un happy ending, forse no. Ti lascia con una domanda – una serie di domande - senza darti nessuna risposta. Credo che ogni film ti debba lasciare con almeno una domanda, se no non ha alcun rispetto per lo spettatore”. Come ogni storia che è importante  raccontare, Mysterious Skin ci pone innumerevoli interrogativi,  senza aver la pretesa di rispondere univocamente a nessun quesito disseminato lungo la narrazione.  
 

 
Una nota a parte per la splendida colonna sonora curata da Harold Budd e Robin Guthrie, ex Cocteau Twins, interamente strumentale. Atmosfere sospese, quasi ambient: soavi melodie che scelgono la totale opposizione alle dolorose immagini, un contrasto che aggiunge poesia ad ogni sequenza. A ciò si aggiungono le note degli Slowdive, che rileggono l'intensa Golden Hair di Syd Barrett (famosa traccia costruita sulle parole di Joyce), e quelle incantate dei Sigur Ros. Tutto davvero emozionante.  
 
Dopo film non indimenticabili ma comunque significativi (il più famoso è Doom Generation), Araki ci lascia una perla che brilla di luce inconsueta, da amare e da diffondere. L'ultima sequenza è di una bellezza lancinante: sulle struggenti note dei Sigur Ros - l’intensa terza traccia del disco tra le parentesi -,  la macchina da presa si allontana in verticale dai due ragazzi stretti in un abbraccio, fino a far sparire le loro forme, risucchiate dal vortice della vita: "Una luce che splendeva sui nostri visi, sulle nostre ferite e sulle nostre cicatrici. Così brillante e bianca che avrebbe potuto essere una luce discesa direttamente dal Paradiso e io Brian avremmo potuto essere degli angeli, che si beavano del calore divino. Ma non lo era e nemmeno noi lo eravamo". Una grande storia, un'opera tra le migliori apparse sul grande schermo negli ultimi anni.
 
Regia: Gregg Araki. Tratto da un romanzo di: Scott Heim. Sceneggiatura: Gregg Araki. Fotografia: Steve Gainer. Montaggio:Gregg Araki. Scenografia: Devorah Herbert. Interpreti principali: Joseph Gordon-Levitt, Brady Corbet, Michelle Trachtenberg, Jeff Licon, Elisabeth Shue, Bill Sage, Mary Lynn Rajskub. Musica: Harold Budd, Robin Guthrie. Produzione: Gregg Araki, Jeffrey Levy-Hinte, Mary Jane Skalski. Origine: Usa / Olanda, 2004. Durata: 99 minuti.
 
Léon, Settembre 2005. Originariamente apparso su www.lankelot.com
ISBN/EAN: 
8013123010230

Commenti

Ocio: scrivi: "Bisogna avere un? idea, se pur minima, di ciò che si è e che si porta con sé come dolore". SEPPUR per SE PUR.

mmm.

Scrivi: "Un film d?orrore - mai come in questo caso il termine è azzeccato - che parla d?amore. Quello vero, lontano dai ?baci perugina? e dalle consuetudini che noi ?fortunati borghesi? ci troviamo a vivere.

Leverei tutte le virgolette. Sono superflue, no?

(grazie per aver parlato di un film che non conoscevo affatto. Registrato in memoria).

Non c'è di che. Dovere.

Rivisto il film in occasione del pezzo su Heim, ho aggiunto alcune note sulla splendida colonna sonora, quattro anni fa colpevolmente trascurata. A proposito della colonna sonora, chiedo a Franco e a tutti gli esperti di musica dove posso andare a trovare gli album degli Slowdive, finiti fuori catalogo a quel che mi dicono. Nonché questa colonna sonora, finita fuori catalogo anch'essa. E visto che ci siete, per rimanere sul sound Slowdive, se è possibile trovare lp dei My bloody Valentine. Tutta musica che ho ascoltato ultimamente ma che risulta fuori commercio, almeno nei grandi megastore.

Ultima nota: ascoltandoli attentamente, ho notato che gli Slowdive sono i più puri padri musicali dei Sigur Ros.

se ti va mi informo io per tutto quello che hai chiesto, visto che conosco persone che impazziscono per quei gruppi. a breve cercherò di darti una risposta.

7 - Grazie mille Andrea. Mi interessa davvero.

Slint, prima degli Slowdive:).
Ma ascoltandoli entrambi prenderai le misure. Ci pensa Andrea, allora;)

9 - Ma a Roma mi pare tu conoscessi un posto dove trovare questi album spesso fuori commercio o catalogo.

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