Ci sono cose nella vita che non si possono spiegare: coincidenze, casualità, storie irrisolte. Ci sono cose nella vita di tutti i giorni che procedono secondo logiche singolari: senso e non senso si fondono in un senso superiore. Un senso che non si può afferrare e che dimora nei pressi di una soglia a metà tra il caso e il destino, tra sogno e vita.
Un padre morente in cerca di redenzione e di perdono da un figlio, abbandonato prima del tempo dovuto, che adesso fa le sue fortune divulgando il verbo del sesso maschilista. E una giovane moglie che si rende conto di amarlo solo quando si scontra con la possibilità della perdita.
Un poliziotto, onesto e imbranato, innamorato di una tossica ossessionata dai fantasmi del passato di un padre, afflitto da un cancro irreversibile, che abusava di lei e che presenta un quiz televisivo che vive sulla scia di un bambino prodigio troppo piccolo e troppo giovane per pagare il prezzo e lo scotto della fama. Un altro ex bambino prodigio è invece allo sbando e si risolve in una stupida rapina senza successo.
Magnolia è un film che riflette e fa riflettere sull’imprevedibilità del caso e sulle oscure dinamiche della vita. Destini e storie e facce che si incrociano e si incastrano all’insegna di un disegno non terreno e/o accidentale. Coincidenze che non sono coincidenze, incontri fortuiti non fortuiti, eventi strani e inspiegabili. È impossibile radiografare dinamiche e meccaniche dell’esistenza, è impossibile catalogare e ascrivere vita e persone come ciclo biologico. Non esistono le coincidenze, le coincidenze sono quello che cerchiamo e desideriamo, sono il pretesto o l’incidente di percorso che ci conducono a quello che vogliamo, a quello che dobbiamo essere.
La macchina da presa di Anderson vuole dirci questo: carrelli e steadycam spaziano nel profilmico senza intermittenze, focalizzando il loro obiettivo sul filo rosso e invisibile che lega il destino dei protagonisti. Le musiche diegetiche si accorpano a quelle extradiegetiche per significare che il karma di uno è quello di tutti. Che non c’è storia di uno che non possa essere considerata la storia di tutti.
Talentuoso e raccomandato, – prima di diventare famoso era il vicino di casa di George Lucas – Paul Thomas Anderson è un autore totale: scrive e dirige da solo, è dotato di una poetica autoctona e originale, cerca la sperimentazione senza rinunciare alla classicità.
Paul Thomas Anderson è un autore ambizioso: dopo Sidney e lo straripante Boogie Nights, Magnolia corona fino in fondo le intenzioni smisurate di questo giovane regista: sfida la distanza andando oltre le tre ore di durata, si avvale di un cast sontuoso affidando ad attori di rango ruoli sgraziati e poco consoni alla routine hollywoodiana – ogni riferimento a Tom Cruise è puramente casuale -, rivoluziona l’uso della colonna sonora – l’eccezionale spartito di Jon Brion sottende circa la metà del film assumendo quasi una dimensione narrativa – e marca il finale con un coup de théatre sensazionale – la divina pioggia di rane che ripristina e riordina la caotica esistenza dei protagonisti.
Paul Thomas Anderson sa dirigere gli attori e sa cucirgli un ruolo addosso: Tom Cruise, nei panni del santone del sesso, trova corde inusuali e rimuove dal suo bagaglio attoriale i genetici sorrisi da bravo ragazzo; Julianne Moore, oggi forse la migliore attrice vivente, riesce a portare il teatro al cinema nell’intensità drammatica che contraddistingue il punto più alto della crisi di Linda; John C. Reilly, feticcio di Anderson, e Philip Seymour Hoffman, le nuove leve della Hollywood indipendente, recitano senza strafare e sono credibili e innovativi nella parte di personaggi perlopiù anonimi. E infine il compianto Jason Robards, l’indimenticabile Cheyenne di C’era una volta il West, che ci regala la sua ultima grande interpretazione nel ruolo di Earl Partridge, il padre morente che si redime prima di esalare l’ultimo respiro.
Settembre 2004. Prima pubb: Lankelot.com
Regia: Paul Thomas Anderson. Soggetto e Sceneggiatura: Paul Thomas Anderson. Direttore della fotografia: Robert Elswit. Montaggio: Dylan Tichenor. Interpreti principali: Tom Cruise, Julianne Moore, Pat Healy, Genevieve Zweig, Mark Flannagan, William H. Macy, Philip Seymour Hoffmann, Jason Robards, John Reilly. Musica originale: Jon Brion, Aimee Mann, Fiona Apple. Produzione: Paul Thomas Anderson, Joanne Sellar. Origine: Usa, 1999. Durata: 188 minuti.
Info Internet: Sito ufficiale / PT Anderson Fan Site.
Articoli e approfondimento in rete: ReVision / Castlerock / Spietati / Cinematografo.
Commenti
Ave Fra'!
La vecchia guardia monteverdina è sempre presente.
benvenuto Ian!
Il film l'ho visto parecchio tempo fa, mi era piaciuto per l'intersecarsi di storie e vicende, sinceramente però la pioggia di rane finale d'ascendenza biblica m'aveva lasciata un poco perplessa. Simboleggia il riordino, una catarsi finale per tutti?
aggiungo una domanda: cos'é la steadycam? Non so quasi niente di tecnica cinematografica.
Saluti al Degra. Solo questo: è grande cinema, è grande letteratura.
Un grande Ian. Finalmente ci sei.
Grande Ian! Marina la steadycam è una macchina da presa a mano - ma Ian saprà certo diri di più :) http://www.eaglevision.co.za/equipment_files/steady-cam.jpg
grazie Luca!
Scusate a tutti per la mia risposta in differita e in particolare a Marina che mi aveva anche fatto una domanda. Questa volta alla mia solita incostanza si è aggiunta anche l'influenza.
Comunque per riparare: Marina, la steadycam, come ha già detto bene Luca, è una macchina da presa a mano, caratterizzata da una struttura che consente una grande fluidità e libertà di movimento: se hai presente il triciclo di Shining, ecco quello è girato con la steadycam.
Bella per tutti, cerchèrò di essere più presente.
grazie Ian , sì ho presente il triciclo di Shining. Bentornato e spero in buona salute!
grande film!! bellissimo. visto la prima volta al cinema all'aperto...cominciò a pioviscolare mentre cominciava a piovere nel film...immaginate quando nel film iniziarono a venire giù le rane....
detto questo, se non mi sbaglio, la steadycam nacque proprio per il film di Kubrick. Fu uno dei suoi uomini che, per poter fare il tipo di ripresa che voleva il regista, sviluppò questa camera. e sempre se ricordo bene, gli venne l'idea osservando una di quelle lampade da scrivania con due bracci...avete presente? spero. vabbè. gran film. ecco. per chi fosse interessato al gossip, il regista è stato anche compagno della cantante Fiona Apple (ascoltatela, consiglio), e gli ha anche girato alcuni video, fra cui lo splendido Paper bag (canzone contenuta nel suo secondo album, when the pawn). Ma andate su allmusic.com. e niente. ripeto, gran film. ha aperto una strada, o almeno, ne ha indicato una, e ha influenzato, mi sembra, vari registi. (vedi: il Muccino de L'ultimo bacio, per esempio. Ma anche Paul Harris di Crash, bel film che in alcune parti ricorda anche troppo Magnolia, secondo me).
ciao, e buona giornata;-)
ndr
Io credo Magnolia sia superiore al Petroliere.
:))))