Amenábar Alejandro

Agorà

Autore: 
Amenábar Alejandro

Forse ci vorrebbero più film come questo, forse se tutte le pellicole avvinte ai proiettori del cinema volessero raccontarci storie che sanno far riflettere da sé non ci sarebbe bisogno neanche di scriverne a posteriori.
Forse questo prodotto spagnolo è sfuggito al censore di turno, ché non posso certo credere che le forti immagini e, ancora di più, le forti idee che veicola al pubblico non abbiano fatto ribollire il sangue nelle vene di qualche parruccone seduto sul proprio trono. 

Arriva in sordina, placido e per nulla atteso, Agorà; non che la pubblicità sia mancata, sia chiaro, semmai si potrebbe dire che visti i contenuti si sarebbe potuto fare un grande putiferio mediatico che avrebbe fatto impallidire l'uscita de Il Codice da Vinci di Dan Brown. Ma forse è meglio così, ché si sa, la goccia per quanto piccola è comunque in grado di edulcorare la pietra e poco a poco si può scavare una montagna.
 
 
Agorà (=piazza) è un film in costume che tratta gli ultimi anni di vita della filosofa alessandrina Ipazia, donna di cui le pagine della storia ci hanno consegnato un ritratto che ha quasi dell'irreale: bella ed intelligente, la scienziata neoplatonica fu non solo filosofa, ma anche matematica e astronoma, e dedicò la sua vita alla ricerca della verità – nella più squisita ottemperanza dei precetti del primo dei neoplatonici, Plotino – insegnando le scienze a chiunque volesse apprenderle, nonché succedendo al padre Teone alla guida della biblioteca del Serapeo, epigona della più famosa Biblioteca di Alessandria d'Egitto, distrutta anni prima.
 
La pellicola racconta gli ultimi anni di vita di Ipazia, accompagnando lo spettatore tra i viottoli di un'Alessandria d'Egitto del V sec. d.C perfettamente ricostruita. L'antica capitale dei Tolomei è una città che sta subendo enormi cambiamenti, soprattutto a causa dell'incessante espansione del Cristianesimo, che dall'essere perseguitato come setta è ora assurto al rango di vera e propria religione.
In un mondo che si scinde, la protagonista non sembra volersi schierare, continuando la propria opera d'insegnamento al Serapeo di tutti quei ragazzi che intendono conoscere la Filosofia e la Retorica, per prendere il proprio posto, un giorno, tra le fila dei potenti.
L'odio, però, è un sentimento infido, poiché serpeggia e si insinua nei cuori degli uomini in molte maniere, come una lusinga che tenta sempre la mente sino a soggiogarla, sì che una fede possa mutare, nel tempo, in fanatismo. La contesa tra pagani e cristiani, prima solo combattuta a colpi di parole, si tinge di sangue quando i seguaci del Cristo assediano gli infedeli nel tempio di Giove Serapide, volendo distruggere tutto ciò che ancora rimane degli antichi idoli e della biblioteca, coacervo del Male. Da quel momento nulla sarà più lo stesso: Ipazia, ultima erede della saggezza pre-cristiana che vedeva nella messa in discussione della realtà il fulcro dei suoi studi, non può e non deve piegarsi ad una fede cieca e, pur non combattendo, segnerà la propria sorte.
 
 
Il rovesciamento della prospettiva è forse uno dei cavalli di battaglia del regista e sceneggiatore di questo film, Alejandro Amenábar, che già con il suo famosissimo The Others ci aveva coinvolti in un labirinto di specchi da cui era impossibile riuscire a discernere le immagini riflesse da quelle reali. Anche in questo caso, in barba al solito cliché della cristianità perseguitata, il punto di vista granitico viene frantumato: all'immagine martirizzata dei padri della Chiesa viene sostituita quella di fanatici religiosi, non così dissimili, in effetti, dai terroristi dei nostri giorni. Accecati dalla presunta detenzione di una verità superiore, i Parabolani (ordine monacale realmente esistito che costituiva la guardia personale del potentissimo Vescovo di Alessandria) guidano il popolo oppresso trasformandolo in aguzzino e vessatore.
Se da una parte c'è Ipazia – sola e fragile come i vecchi fasti del mondo che rappresenta, oramai in declino – costretta a mettere in salvo quanto più può delle pergamene della biblioteca, dall'altra vi è la folla armata di croci, che distrugge le immagini degli antichi dèi e dà alle fiamme tutto ciò che trova, in una furia che non è un raptus, ma anzi è freddamente calcolata e lungimirante e si estinguerà solo parecchi anni più tardi.
 
Un film coraggioso, senza dubbio, non solo perché riporta alla ribalta la figura troppo spesso dimenticata di Ipazia – magistralmente interpretata da Rachel Weisz (Io ballo da sola, Amabili Resti) – che è stata pressoché ignorata dalla società maschilista e cristiana occidentale fino alla riscoperta di epoca illuministica, ma anche perché non teme di accusare per l'antico omicidio uno dei padri della cristianità, il Vescovo Cirillo d'Alessandria, Santo e Dottore della Chiesa, che venne prosciolto da ogni accusa molto rapidamente, secondo le antiche cronache (il filosofo pagano Damascio di Damasco, Scolarca dell'Accademia di Atene) grazie all'affinità di pensiero con Elia Pulcheria, reggente di Costantinopoli quando il giovane imperatore Teodosio II era ancora minorenne.
 
Forte di una ricca sceneggiatura, che unisce il racconto della vita della protagonista con quella del Prefetto Oreste – discepolo di Ipazia – nonché dello schiavo Davo, il film affronta il dramma della conversione e del fanatismo, accarezzando le tinte romanzate proprie di un film senza però nulla togliere alle figure storiche che va delineando, levigandole, certo, ma mai snaturandole. Le scenografie e le ricostruzioni storiche sono calzanti e forniscono una cornice realistica alla vicenda, senza scadere nella banalità posticcia che troppe volte, secondo chi scrive, ha colto i film in costume.
 
Regia e montaggio sono poi assai audaci, certamente fuori dalle righe, e se alcune sequenze risultano esaltate dalle prese di posizione del regista, altre divengono irrimediabilmente lente e quasi documentaristiche, facendo vacillare l'attenzione. Malgrado questo, la forza e la novità della storia – cruda al punto giusto – riescono a trattenere lo spettatore interessato al film, sviluppando in lui quel sano pensiero critico di cui certamente la Filosofa sarebbe andata fiera.
 
 
Per concludere: un film interessante, che sa far riflettere ed aiuta a porsi dubbi, minando le certezze ed invogliando a mettere in moto il cervello, troppo spesso costretto ad uscire sconfitto dalle pellicole che abbondano nelle nostre sale. Bella prova, non c'è che dire!
 
Andrea Betti – 29 Aprile 2010
 
Regia: Alejandro Amenábar
Sceneggiatura:Alejandro Amenábar, Mateo Gil
Soggetto:Alejandro Amenábar
Direttore della fotografia: Xavi Giménez
Montaggio: Nacho Ruiz Capillas
Scenografie: Guy Dyas, Larry Dias
Interpreti principali: Rachel Weisz, Max Minghella, Oscar Isaac, Ashraf Barhom
Produzione: Mod Producciones
Origine: Spagna/USA 2009
Durata: 126 min.
Titolo originale:Ágora”

Amenabar in Lankelot: qui

ISBN/EAN: 
8033650554809

Commenti

[ipazia di amenabar] neo

[ipazia di amenabar] neo TARAK!

[agorà] questo è un film che

[agorà] questo è un film che non vedo l'ora di avere in Dvd. Sono molto curioso e molto affascinato da tutto quel che ne scrivi.

Ti segnalo un libro - e un articolo, firmato Alfredo Ronci - che a questo punto non dovrebbe proprio sfuggirti:

http://www.lankelot.eu/letteratura/adriano-petta-%E2%80%93-antonino-colavito-ipazia-vita-e-sogni-di-una-scienziata-del-iv-secolo.ht

l'ha pubblicato un anno fa un piccolo editore romano, "La Lepre".

(Agorà) Ottimo pezzo, come al

(Agorà) Ottimo pezzo, come al solito: mi piace il tuo puntuale riferimento a nomi ed eventi storici (non solo qui e non solo storici, ma anche mitologici). La pellicola dovevo vederla al cinema ma poi ho desistito, perchè la ritengo troppo politico-ideologica e politicizzabile.  Forse recuperereò in dvd.

[agorà] leggevo da qualche

[agorà] leggevo da qualche parte che ad Alessandria il film ha avuto problemi di circolazione: temevano scatenasse un'ondata anti-cristiana...

[ipazia] altro libro su di

[ipazia] altro libro su di lei: http://shop.bcdeditore.it/product.php?productid=16611 a firma Maria Moneti Codignola [Uni Fir]

Grazie mille epr gli

Grazie mille epr gli approfondimenti.. cercherò i libri e me li papperò ;)

[agorà] vedrai che

[agorà] vedrai che l'esperienza cinematografica ne uscirà fuori ultrapotenziata;)

[agorà] segnalo, qui:

[agorà] segnalo, qui: http://www.nazioneindiana.com/2010/08/20/agora/ un bell'articolo apparso su Nazione Indiana...

[agorà] è uscito in dvd:

[agorà] è uscito in dvd: aggiungo il codice ean. Film visto poche sere fa, finalmente, a breve torno a commentare:)

[agorà, ipazia] non so se nel

[agorà, ipazia] non so se nel frattempo sei riuscito a rimediare i libri che ti avevo segnalato: dopo la visione del film sono ancora più convinto che ti affascineranno e ti colpiranno molto.

Il tuo articolo è decisamente fedele allo spirito dell'opera. Il film, effettivamente, poteva costituire un caso - e destare scandalo, fare discutere. E' un peccato non sia riuscito a far discutere a certi livelli. E' una grande lezione per tutti quelli che dimenticano quanto sia importante la tolleranza: e quanto centrale sia la necessità della difesa della dialettica. Assieme, è un monito per tutti i cristiani a non dimenticare che già in passato s'è ceduto al fanatismo. Nessun fanatismo è giustificato dalla religione.

 

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