Dopo l’autoanalitico Stardust memories (1980), e prima del personalissimo Zelig (1983), con Commedia sexy in una notte di mezza estate Woody Allen si cimenta su una fiaba lieve che, attraverso le immancabili citazioni e rievocazioni letterarie e cinematografiche, dà modo al Nostro e agli spettatori di interrogarsi sulle sfaccettate moltitudini dell’amore di coppia.
Siamo in estate, all’inizio del Novecento, nella campagna incontaminata ai margini di New York. Sei persone, tre coppie, venute a soggiornarvi per il fine settimana, sono in attesa, per il giorno successivo, del matrimonio di una di esse. Stanno per convolare a nozze l’anziano e saccente professore filosofo Leopold (José Ferrer), e la giovane e bella Ariel (Mia Farrow). Gli ospitanti sono una coppia in crisi erotica, composta dal buffo inventore Andrew Hobbs (Woody Alllen), e dalla irrequieta moglie Adrian (Mary Steenburgen), i quali hanno invitato un caro amico, medico costantemente arrapato, che si è portato appresso una sua assistente (Julie Hagerty). La natura circostante è splendida, evoca visioni di folletti annidati nei boschi, e risveglia pulsioni sopite dal tempo. Andrew e Ariel, difatti, in quello stesso luogo, qualche anno prima, avevano scambiato effusioni che non avevano superato la soglia dell’amore platonico. Ma il sospetto che l’amore non consumato, frustrando una passione palese, fosse amore vero, torna prepotentemente ad animare la vita emotiva dello stordito inventore. Adrian se ne accorge, ma Andrew nega; il loro amore è sbiadito e offuscato dall’azzeramento della vita erotica. C’è qualcosa che frena Adrian, che si trova a confessarsi e a chiedere consiglio alla bella e disinibita assistente dell’amico medico. Amico medico che, a sua volta, prova irrefrenabile passione a prima vista per la promessa sposa, manifestandola da subito, pur non essendo contraccambiato. Leopold, intanto, che del razionale e dell’immanente ha fatto il suo unico credo, non vuol legarsi ad Ariel senza aver prima virato altrove, un’ultima volta: il suo desiderio erotico è tutto per la bella e prorompente assistente. L’intreccio è completo e, a fine serata, il gioco delle coppie sembra voler trovare una via per sondare le possibilità alternative. Andrew, allora, presenta ai convenuti la sua ultima, improbabile invenzione. Una sfera magica che dovrebbe fungere da ponte tra il regno dell’aldiquà e quello dell’aldilà, tra la realtà e l’illusione: le immagini che la sfera restituisce ai presenti richiamano uno scenario della natura ospitante in cui una coppia non ben definita si bacia in riva al lago. Chi sono? La notte, densa di eventi, ribalta ogni status affettivo apparente, stravolge fede e convinzioni radicate. Perché nel luogo evocativo dell’amor che fugge, le anime degli amanti danzano da sempre. Libere di prendersi e di lasciarsi, di volteggiar leggere sulla scia dei sogni che la notte porta con sé.
Fiaba lieve tra l’incanto e il disincanto, scritta in due sole settimane, Commedia sexy in una notte di mezza estate è un ulteriore omaggio alleniano alla letteratura di William Shakespeare (evidente già dal titolo), ai personaggi pirandelliani, nonché ad una delle più incantevoli commedie di Ingmar Bergman (Sorrisi di una notte d’estate). Il regista newyorchese avvicina la trama del film di Bergman (e ci sono richiami anche a Il volto) all’ambientazione magica della fiaba shakespeariana, mescolando il tutto alle intime suggestioni personali, qui rivolte ad indagare il labile confine che separa il sesso dall’amore. Lo fa servendosi, come di consueto, di brillanti dialoghi che vivificano gli umani paradossi dei personaggi sorpresi dall’instabilità e dalla potenza delle pulsioni erotiche e del sentimento amoroso. Sentimento il quale non può e non deve mai essere scisso dalla tensione sessuale e che, proprio su quest’ultima, edifica la difficile costruzione del rapporto di coppia. E l’amore, vagheggiato e agognato, è il motore che muove le umane esistenze e rende vivo, altera e riaggiorna, il ricordo di coloro i quali, anche solo per pochi istanti, hanno incontrato la nostra più spontanea ed improvvisa empatia. C’è anche un soffio di malinconia nel trovar coscienza dell’attimo perfetto, comunque fuggito via, senza peraltro esser stato pienamente vissuto. È ciò che accade ad Andrew e Ariel, nel momento in cui provano a bruciare nel contingente quello che avrebbero dovuto vivere anni prima, al momento giusto. Perché nulla, ma proprio nulla, sembra affermare Allen, torna mai al punto in cui vi è l’assenso del destino, nulla può riportare al tempo presente l’identico emozionale che andava vissuto nel passato; niente può logorare di più di un “se avessi fatto”. Ma, per fortuna, il presente non è una gabbia in cui dolersi del “se avessi fatto”, e può riservare, come accade ai personaggi di questa commedia, sorprese inattese; può far tornare a nuova vita, se c’è amore, passione e volontà, ciò che il logorio della routine sembra aver ucciso per sempre. E che l’amore sia un concetto filosofico e metafisico più che mai sospeso tra il terreno e il divino, ce lo ricorda Allen stesso, sia quando cinicamente demistifica - proprio il suo personaggio, dice: ” Io non sono un poeta, io non muoio per amore: io lavoro a Wall Street”. E, successivamente, asserisce: “Il sesso allevia la tensione, l’amore la provoca” -, sia quando, con l’ausilio della sua macchina da presa, nell’ultima sequenza, filma le anime lucenti degli amanti, vaganti per i boschi dalla notte dei tempi. La vita, confida il regista tra le pieghe della fiaba, ha un tempo determinato. Da chi, in fondo – se da un Dio, dal Destino, o altro -, è poco rilevante. Visto che l’attimo fugge, non andrebbe mai sprecata nella stasi del rimpianto.
Una cosa è certa, se c’è un amore che Allen restituisce allo spettatore amante, è quello per la settima arte. Le sue citazioni, i suoi omaggi, le sue contaminazioni tra cinema e letteratura, sono sempre gradevoli, azzeccate e intelligenti. Il suo estro narrativo è forte di una vena ilare mai banale, che pesca tra gli umani dubbi e le umane necessità, tra le sue manie ossessive e le sue ridondanze tematiche, comunque mai stancanti, vivificate da una fotografia sempre splendida. Il segreto delle sue opere, fateci ben caso, oltre ai dialoghi, è proprio nella ricercata e ispirata fotografia. Qui è Gordon Willis il creatore, altrove è il nostro Carlo Di Palma o il bergmaniano Sven Nykvist. Tutti grandi artisti. É grazie a loro che i film di Allen non sono solo colti o divertenti, ma cinema di qualità sopraffina. Cinema che, purtroppo, soprattutto in patria, non è mai stato considerato come dovrebbe.
Regia: Woody Allen. Soggetto e sceneggiatura: Woody Allen. Direttore della fotografia: Gordon Willis. Montaggio:Susan E. Morse. Scenografia: Mel Bourne. Costumi: Santo Loquasto. Interpreti principali: Woody Allen, Mia Farrow, José Ferrer, Julie Hagerty, Tony Roberts, Mary Steenburgen. Musica originale: Felix Mendelssohn, Robert Schumann. Produzione: Orion Pictures Corporation. Titolo originale: “A Midsummer Night’s Sex Comedy”. Origine: Usa, 1982. Durata: 88 minuti.
Commenti
"Una cosa è certa, se c?è un amore che Allen restituisce allo spettatore amante, è quello per la settima arte. Le sue citazioni, i suoi omaggi, le sue contaminazioni tra cinema e letteratura, sono sempre gradevoli, azzeccate e intelligenti. Il suo estro narrativo è forte di una vena ilare mai banale, che pesca tra gli umani dubbi e le umane necessità, tra le sue manie ossessive e le sue ridondanze tematiche, comunque mai stancanti, vivificate da una fotografia sempre splendida"
Federico, sei INCREDIBILMENTE migliorato. Onorato di vedere pubblicati qui i tuoi scritti. E grazie per lo spirito della tua partecipazione a Lankelot.eu. Stai dando vita a grandi cose. Grazie.
La tua passione sarà contagiosa. Non solo quella per il cinema. Fai onore a questo sito. Lasciamelo dire. Combatti sempre così, da Romano. E romanamente saluto e omaggio il Magi.
Onorato io di scrivere su Lankelot, per me è una gioia condividere con voi l'amore per le arti. Altrove non sarebbe la stessa cosa, non sarebbe cosi entusiasmante. Scrivo spesso di notte, e lo faccio con gioia, non mi pesa. Sono lieto che si evinca la passione - cercando di rimanere il più possibile obbiettivo - che metto nei pezzi. Per ora mi sto concentrando sul cinema, ma ti assicuro che tornerò a scrivere di cantautori e letteratura. Misurandomi sempre con ciò che è nelle mie corde, ovviamente.
Onore a a Lankelot.eu, e al suo geniale ideatore!
"Le sue citazioni, i suoi omaggi, le sue contaminazioni tra cinema e letteratura, sono sempre gradevoli, azzeccate e intelligenti. Il suo estro narrativo è forte di una vena ilare mai banale, che pesca tra gli umani dubbi e le umane necessità, tra le sue manie ossessive e le sue ridondanze tematiche, comunque mai stancanti, vivificate da una fotografia sempre splendida".
Esemplare. Una condensazione della "poetica" alleniana che si è sviluppata grandiosamente in trenta anni