Allen Woody

Pallottole su Broadway

Autore: 
Allen Woody
Periodo ispirato quello dell’Allen metà anni Novanta. Come detto in precedenti pezzi sulla filmografia del regista newyorchese, la vena ilare di questo periodo si sposa armoniosamente con acute riflessioni di sottofondo, sul costume e la società, sulla vita e la morte, sul destino e sull’arte.
 
America, 1929, è il periodo della Grande Depressione, quello in cui gioco clandestino e malavita si mescolano con le luci dello spettacolo, della splendida finzione. David Shayne (John Cusak) è un giovane commediografo che ha studiato teatro, che si è nutrito dei classici, che ha ferventi aspirazioni artistiche e che ha in animo di mettere in scena una nuova commedia dai toni intellettualistici. Egli si sente un paladino dell’arte pura e incontaminata, ma per dar vita al suo spettacolo si trova a dover scendere a mal digeriti compromessi. Il finanziamento arriva da un boss della malavita che vuole accontentare la sua pupa (Jennifer Tilly); il fatto è che la giovane è veramente inadatta a recitare e, pur avendole affidata una parte marginale, rischia di rovinare l’intero spettacolo. Della compagnia teatrale, comunque, fa parte anche una ex diva di mezza età (Diane Wiest) da qualche anno caduta nell’oblio, più ottimi attori di complemento. La pupa del boss è sempre francobollata da Cheech (Chazz Palminteri), guardia del corpo con la passione del gioco dei dadi, messole a fianco per tenerla sottocontrollo e per far si che i patti tra il boss e il regista vengano rispettati. Ma Cheech, che sa giusto leggere e scrivere, presa coscienza dei troppi lacci narrativi della rappresentazione, suggerisce, ad alta voce, durante le prove, quelli che a tutti – tranne a Shayne – sembrano essere proficui cambiamenti. Il regista è in un primo momento toccato nel vivo dell’ego, ma, progressivamente, scopre in Cheech una natura autoriale davvero originale; si lascia guidare, anzi, si fa scrivere interi atti rallegrandosi del brio e dell’audacia che il gangster riesce a portare nei dialoghi. Nessuno sa che è il gangster a scrivere, e quando la commedia fa il suo debutto in provincia, nonostante la pessima recitazione della pupa del boss, la via per il successo è tracciata. Nel frattempo,  Shayne s’innamora della protagonista della commedia (l’ex diva), ma è logorato dal rimorso del tradimento (nei confronti della giovane fidanzata che lo sosteneva, soprattutto nella sua aspirazione artistica), nonché da una coscienza che gli rivela di non essere quel grande autore che credeva. Prima del debutto a Broadway, Cheech, oramai convinto che la rappresentazione è più che mai figlia del suo ingegno, decide di uccidere la pupa del boss, cosi che la commedia sia perfetta. Tutto si compie, la pupa muore, la commedia è un successo strepitoso, la gloria pubblica è tutta di Shayne, quella privata non fa in tempo ad arrivare a Cheech. Il gangster paga con la vita il suo spontaneo e irrefrenabile tributo all’arte; Shayne, pur investito dalla gloria agognata da sempre, ammette a se stesso – tornando da chi amava veramente - di non essere un artista, di non avere talento.
 
JOHN CUSAK E DIANNE WIEST
 
Commedia dai tempi perfetti, dall’intreccio suggestivo e dai toni esilaranti; la cornice della Grande Depressione evoca nel regista un tempo che, nonostante le sue infinite contraddizioni, era fonte di viva ispirazione artistica. La trama è più sofisticata di quel che sembra, è la leggerezza consueta al regista newyorchese che la fa scorrere con brio, tra battute taglienti e buffi paradossi. I dialoghi, immortalati da una suggestiva scenografia d'epoca e dalla sempre viva fotografia di Di Palma,  sono di una intelligenza e di una verve che aiuta a rievocare l’Allen migliore dei fine Settanta; gli attori sono tutti in parte (due nomination all’Oscar come non protagonisti: Palminteri e la Tilly. Oscar a Dianne Wiest) e danno vita ad un gioco corale dall’incastro perfetto. Una nota di merito al bravo Chazz Palminteri che, nei panni di Cheech, regala un personaggio decisamente più complesso e articolato di quanto la commedia potrebbe lasciar apparire in superficie. È l’emblema, tutto alleniano, del sacrificio a beneficio dell’arte; contro la sua natura esteriore, quella di gangster obbediente e devoto al suo “padrino”. E il paradosso è talmente emblematico che invita apertamente a sincronizzarci sul sottotesto che ispira la brillante, quanto condivisibile riflessione alleniana: l’essenza dell’arte è la spontaneità, la libertà d’espressione, l’immediatezza dell’idea, l’anarchia, il genio. L’arte non è mai cerebrale o intellettualistica. Shayne è, invece, espressione di colui che ha studiato tutto, ha gusto per il bello, ma non possiede le doti in sé, non sarà mai un genio, nemmeno lontanamente. Amare l’arte non vuol dire necessariamente essere un artista - essa può nascondersi ovunque, essere in chiunque. Il suo testo è cerebrale, pomposo, vagamente psicanalitico: Cheech restituisce tutto alla sua forma più fluida e diretta; con naturalezza, senza sforzo alcuno. Cosi come il regista newyorchese costruisce uno dei suoi personali omaggi al teatro, questa riuscita e divertente commedia che, insieme al successivo La dea dell’amore è, nel suo genere, un piccolo capolavoro.
 
Di riflessioni sull’arte è disseminata tutta la carriera di questo straordinario regista (per dirne uno, Broadway Danny Rose), che penetra spesso nell’intimo dello spettatore con folgorazioni dialettiche dall’indubbia genialità comica. Mi si lasci fare, a tal proposito, questo semplice esempio di brillante battuta, in un dialogo tutto “uterino”. La diva, rivolta ad una attrice minore: “Quanto tempo è che non hai una bella emorragia interna?”. Ecco, questo è Allen signori, c’è chi forse lo trova sopra le righe, altri ne ignorano completamente la verve umoristica. Peggio per loro. Perché qui, come nel suo copioso altrove cinematografico, ci si diverte con intelligenza. Allen è artista che ha il dono del canto leggero. Non è da tutti. Non negatevelo. Devo forse ricordarvi quali commedie hollywoodiane hanno fatto faville al botteghino negli ultimi anni?
 
Regia: Woody Allen. Soggetto: Woody Allen. Sceneggiatura: Woody Allen, Douglas McGrath. Direttore della fotografia: Carlo Di Palma. Costumi: Jeffrey Kurland. Scenografia: Santo Loquasto, Susan Bode. Montaggio: Susan E. Morse. Interpreti principali: John Cusak, Jack Warden, Dianne Wiest, Chazz Palminteri, Jennifer Tilly, Jim Broadbent, Marie-Louise Parker, Tracey Ullman, Rob Reiner, Joe Viterelli, Harvey Fierstein, Tony Darrow, Debi Mazar. Musica originale: Ernie Edman, John Golden, Raymond Hubbel, Robert A.King, Harry M.Woods. Produzione: Jean Doumanian, Robert Greenhut. Titolo originale: “Bullets over Broadway”. Origine: Usa, 1994. Durata: 98 minuti.
 
Léon, ottobre 2006.


ISBN/EAN: 
8016024010699

Commenti

Il dono del canto leggero. Parliamone ancora. Spiegaci meglio. Ho capito l'immagine ma vorrei la approfondissi. Danke!

Approfondirò volentieri, nei prossimi pezzi;)

Bene. Perché ci sto pensando parecchio a questo significato del "canto leggero", mi vengono in mente parecchie cose contrastanti tra loro, sono curioso.

Per ora mi limito a rimarcare quello che emerge dai suoi film: l'uso dello humor intelligente per affrontare tematiche esistenziali, sociali, politiche e di costume. Per capire il suo canto leggero confrontatelo con autori che si sono mossi sullo stesso terreno con mezzi artistici simili (penso a Mel Brooks, ad esempio). Troverete l'enorme differenza di qualità.

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