Allen Woody

Hollywood Ending

Autore: 
Allen Woody

INTRODUZIONE.

Il cinema riflette sul cinema: Woody Allen trasfigura e rinnova la sua esperienza artistica ed esistenziale, e interpreta il suo malessere nei confronti di un sistema che tende a trascurare e tradire lo spirito delle sue opere, nel nome di pregiudizi e di pettegolezzi irritanti e farisaici.

Sostenuto dalla consueta ironia, dalla limpida intelligenza e dal feroce spirito critico che contraddistinguono le sue opere, racconta una vicenda grottesca dal retrogusto intimo e amarissimo. L’arte sublima o almeno esorcizza nevrosi, frustrazioni e contraddizioni: la grande opera d’arte è in grado di rappresentare tutto questo e di farlo percepire come “universale”, e non più e non solo come “particolare”. Allen torna sui sentieri già solcati in passato: psicanalisi, ebraismo, nostalgiche ex mogli e sensuali amanti e compagne stravaganti – assemblate con le tematiche della creazione artistica e dell’interazione tra l’artista e l’ambiente e l’artista e la sua opera.

Ne deriva una commedia forse meno brillante rispetto alle potenzialità di Woody Allen, ma certamente non meno profonda, acuta e livorosa. Soprattutto,  ferocemente anti-hollywoodiana.

 

TRAMA.

 

Il genio statunitense interpreta Val Waxman, un regista d’ormai incerto talento, dal prestigio offuscato. Dopo due premi Oscar, è ridotto a girare spot pubblicitari e a collaborare con le televisioni: convive, per vincere la solitudine, con un’attricetta alle prime armi e s’annienta con psicofarmaci di ogni tipo; nel frattempo, asseconda una tendenza all’autodistruzione che si manifesta progressivamente e periodicamente tramite disturbi psicosomatici di vario genere. La sua esistenza è destinata a correggere la rotta: la sua ex moglie, Ellie (Tea Leoni) riesce a convincere il suo nuovo compagno, il produttore californiano Hal Jaeger (Treat Williams), a finanziare un film dalla sceneggiatura perfettamente affine alla sensibilità di Val. E così, nonostante l’iniziale incertezza e la prevedibile titubanza a tornare ad alti livelli grazie alla mediazione di chi Val giudica come responsabile del disastro della sua vita sentimentale, accetta l’offerta e s’appresta ad assemblare cast e troupe.

  

Una sera, però, un nuovo e micidiale disturbo psicosomatico interviene ad esasperare la già critica situazione: Val perde la vista, per via della sua terribile angoscia, mentre rimaneggia la sceneggiatura. Il suo agente non vacilla: considerando che la cecità è provvisoria, Val dovrà girare il film senza vederlo; gli viene affiancato il traduttore del direttore della fotografia, un giovane studente sino-americano, come guida e confidente. Ne derivano, com’è prevedibile, una lunga serie di equivoci: isterie della troupe, basita per le scelte del regista, fraintendimenti di vario tipo e nervosismi d’ogni genere – ma il regista cieco non viene smascherato fino agli ultimi giorni delle riprese.

 

Ritrova il sostegno quotidiano della sua ex, che sostituirà il traduttore nelle ultime settimane di lavorazione, preservando il segreto sulle condizioni di Val Waxman. Fin quando, accidentalmente, Val svela la verità all’unica giornalista presente sul set: lei s’assicura uno scoop, Val, apparentemente, la fine della carriera.

 

Un film da milioni di dollari viene così integralmente girato da un regista non vedente: i giornalieri, proiettati per pochi eletti negli studios, sembrano annunciare un disastro che viene puntualmente confermato dall’esito dell’anteprima – il pubblico americano giudica spazzatura la pellicola del redivivo Waxman.   

Val ritrova la luce giusto qualche giorno prima della proiezione: torna a vedere, capisce che il disturbo derivava dal tema del film, che nel suo inconscio lo obbligava ad affrontare i sensi di colpa per il pessimo rapporto col figlio musicista, e si riavvicina ad Ellie, che lo aveva guidato addirittura nel montaggio e nelle fasi di postproduzione del film.

 

Quando l’annunciato disastro commerciale della pellicola si verifica, Val cade nella disperazione più nera: ma ha nuovamente al suo fianco il figlio, e ha ricostruito il rapporto con Ellie – potrebbe bastare a renderlo felice, ma è l’Europa a regalargli il trionfo. In Francia, il suo film viene giudicato geniale – tanto da offuscare cinquanta anni di cinema americano. Val, nelle ultime scene, sale a bordo d’una berlina con la sua innamorata, che mai gli era apparsa così bella: partono per un altro mondo che li attende in adorazione – per il Vecchio Mondo che, se si tratta dell’opera d’un genio, riconosce talento anche in quel che gira da cieco.

 

APPUNTI.

 

Woody Allen aveva e ha più di qualche ragione di irritazione nei confronti dello star system: esasperato dalle intromissioni dei giornalisti nella sua vita privata, ferito dalle incomprensioni della critica e del pubblico stars & stripes, annoiato e logorato dalla programmazione nelle sale americane (numerosi i riferimenti al cinema italiano: da Fellini a Benigni – e non mancano stilettate nei confronti del fanatico nazionalismo che si riflette nella distribuzione fondamentalmente tutta americana nelle sale), urtato dal cerimoniale degli Oscar (notevoli un paio di battute, in fase di assemblaggio della troupe, a questo proposito), disgustato dai clientelismi, dai nepotismi e dalla commercialità del nuovo cinema, ha voluto emergere dal malessere e dall’avvilimento con un film provocatorio e intelligente.

 

Emozionato e confortato dall’immutabile apprezzamento europeo, sembra voler comunicare al pubblico americano di non essere cambiato: ma d’esser solo nauseato dal sistema, e d’aver bisogno di respirare aria nuova altrove. Può aver smarrito smalto e brillantezza, e aver perduto la sicurezza e la fantasia d’un tempo: ma può essere regista “senza vedere”, per empatia e talento.

In un ambiente in cui nessuno sembra voler guardare e ascoltare, difficile accorgersene. Ed egualmente difficile è riconoscere un capolavoro, quando devia dai cliché, dalle norme e dalle convenzioni: figurarsi quando neppure esce nelle sale, perché ostacolato dallo studio di turno.

 

Lankelot Franchi, gennaio 2004. Prima pubb: Lankelot.com


Regia: Woody Allen.

Soggetto e Sceneggiatura: Woody Allen.

Direttore della fotografia: Wedigo von Schultzendorff. 

Montaggio: Alisa Lepselter.

Interpreti principali: Tea Leoni, George Hamilton, Woody Allen, Debra Messing, Mark Rydell, Peter Gerety, Tiffani Thiessen, Treat Williams. 

Scenografie: Santo Loquasto.  

Produzione: Letty Aronson, Helen Robin, Stephen Tenembaum.

Origine: Usa, 2002.

Durata: 112 minuti.

 

Info Internet: Sito ufficiale.

Approfondimento: A Tribute to Woody Allen.

Allen in Lankelot: “Anything Else”.

ISBN/EAN: 
8010020098088

Commenti

Questo è molto divertente, con momenti di pura intelligenza. Non ai livelli de "La dea dell'amore", "Pallottole su Broadway" ed "Harry a pezzi" (per restare agli ultimi 15 anni), ma davvero carino. E poi, come giustamente noti, è un Allen palesemente anti hollywoodiano. Il che non guasta mai.

Ok, su questo mi risparmio la scrittura. Visto che sono parecchi accetto i brillanti contributi alla sua cinematografia;)

tutto purché sia contro hollywood e sia creato con intelligenza e stile, perfino un Allen quasi minore:).

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