Allen Woody

Broadway Danny Rose

Autore: 
Allen Woody
Un gruppo di artisti ricorda, in un piccolo ristorante di New York, le imprese ardite di un arrangiato impresario. Vere e proprie imprese, quelle di Danny Rose, che annovera tra i suoi artisti, ciechi, storpi, balbuzienti e disperati. Siamo negli anni Cinquanta, Danny Rose ha fatto collezione di fallimenti, eppure riesce a ridestare - dal torpore dell’alcol e da una carriera che sembrava essere andata in fumo – il cantante melodico Lou Canova. Lou è un italo-americano con moglie e figli a carico, assai sovrappeso, dedito all’alcol e a ricevere visite segrete di una giovane amante. Proprio in prossimità di un importante concerto, Tina, la giovane amante, litiga con Lou. L’artista, disperato, chiede a Danny di andare a recuperare Tina, pena l’impossibilità di esibirsi lucido nella sua "serata della vita”. Comincia cosi una serie di bizzarre situazioni che vedono Tina e Danny protagonisti, e che si succedono lungo l’arco della giornata dell’evento. Mentre Lou si attacca alla bottiglia, Tina e Danny sono costretti a fuggire dagli scagnozzi di un boss mafioso innamorato della giovane. Tra alterne peripezie arrivano a destinazione, giusto in tempo per far sbollire la sbronza a Lou: la serata è trionfale. Tina e Danny, in un giorno cosi lungo, intenso e imprevedibile, hanno avuto modo di conoscersi, confidarsi, capirsi. Ma Tina ha taciuto, per pudore e senso di colpa, un fatto importante. Nella serata in cui Lou ottiene la consacrazione, è proprio Danny a farne le spese: un manager molto noto, contattato proprio dalla ragazza, annovera Lou nella scuderia dei propri artisti. Lou lascia la famiglia, Tina va a vivere con lui, Danny torna dai suoi invisibili artisti sfortunati, tornando invisibile anche lui. Il denaro, il successo, lo sfavillante mondo di Broadway, resteranno sempre lontano da Danny. Ritornerà, invece, il calore umano, perduto in un giorno improbabile, intensamente vissuto tra il dolce sapore del successo e quello più amaro dell’oblio.
 
Commedia dai toni insolitamente malinconici, Broadway Danny Rose è un omaggio tutto alleniano, sincero e appassionato, nei confronti di coloro che hanno provato a vivere – senza farcela – dentro e intorno al “magico” mondo dello spettacolo. È un film scritto in fretta e furia, davvero improvvisato, e per questo limpido, affatto cervellotico, per certi versi puro. Puro come Danny Rose, cui Allen fa incarnare un impresario ebreo pieno di complessi, tic, manie e idiosincrasie; da sempre vile, logorroico e ossessivo. Eppure puro, dicevamo, perché nella sua ingenuità non vive nemmeno un’ ombra di meschinità, nulla che l’associ agli squali manager, non solo per mancanza di star d’alto livello. Lo dimostra nell’attaccamento ai suoi improbabili artisti, quelli che - è facile immaginarlo - anche negli anni Cinquanta sarebbero finiti con la bottiglia in mano affollando i marciapiede. Situazioni buffe e paradossali non nascondono, come accennavo prima, il senso del dramma dei personaggi alleniani, costretti a vivere rincorrendo una chimera (la gloria, l’arte, il successo, il sogno) che diventa necessità, unica possibilità di sopravvivenza. Nessun personaggio è privo d’importanza, tutti - dalla pupa del boss, al cantante che tradisce la fiducia dell’impresario, ai surreali artisti che vengono evocati – hanno valenza simbolica e precisa identità narrativa e si muovono sulla ribalta costruitagli dal regista newyorchese per evocare nello spettatore suggestioni da teatro del melodramma. Il genio di Allen sta nel far passare questa sorta di messaggio-necessità, apparentemente dissonante col suo cinema, attraverso la collaudata verve comica tutta battute e paradossi, lasciando quasi in secondo piano il suo pur egocentrico personaggio. Non a caso, il film in questione fu pensato e ideato per creare un ruolo richiesto dall’allora amata Mia Farrow, una pupa del gangster fortemente connotata e stereotipata, che contende la scena ad Allen nella fase nevralgica della pellicola. Si vede che i due sono affiatati, ma sono in parte tutti gli attori, favoriti dalla vena intima alleniana che sembra, ancora una volta, evocare i “personaggi in cerca d’autore” pirandelliani: siamo noi spettatori che li rendiamo vivi, veri, regalandogli ogni volta precisa identità, altrimenti indefinita. Allen lo sa bene, per questo costruisce opere che cercano – immancabilmente trovandolo - il feedback dello spettatore, ed è sempre per questo che il suo cinema è uno dei più letterari tra i contemporanei, proprio perché regala suggestioni simili a quelle che forniscono i libri. Anche l’apparato tecnico-artistico restituisce importanti suggestioni, ancora una volta grazie ad una fotografia in bianco e nero che si sposa in pieno con le scelte stilistiche, scenografiche e narrative.
 
Broadway Danny Rose, non considerato tra le opere di spicco del regista newyorchese, è invece un film intelligente come pochi altri del nostro - il che dovrebbe darvi un’idea del suo intrinseco valore, visto la qualità dell’opera alleniana -, nel quale le molteplici suggestioni che lo spettatore accoglie sono sempre filtrate da quel sapiente tocco di leggerezza che aiuta a capire, interiorizzare e – laddove si trovi il gusto – godere di un’opera cinematografica (e non solo). Leggerezza, si, o levità, se preferite, quella che – unita al suo estro - ha fatto di Allen uno dei più amati cineasti degli ultimi trent’anni. Onore e gloria, dunque, a questo piccolo grande cantore della contraddizione e della bellezza della natura umana. 
 
Regia: Woody Allen. Soggetto e sceneggiatura: Woody Allen. Direttore della fotografia: Gordon Willis. Montaggio: Susan E. Morse. Scenografia: Mel Bourne. Costumi: Jeffrey Kurland. Interpreti principali: Woody Allen, Mia Farrow, Nick Apollo Forte, Sandy Baron, Corbett Monica, Will Jordan, Jackie Gayle, Morty Gunty, Howard Storm, Jack Rollins, Milton Berle. Musica originale: Luigi Denza, Nick Apollo Forte. Produzione: Robert Greenhut. Origine: Usa, 1984. Durata: 84 minuti.
 
Léon, novembre 2006.


ISBN/EAN: 
8010312041488

Commenti

Grazie per il tuo nuovo Allen d'antan;).
Soprattutto per me, neofita del film, è importante leggere una clausola sintetica e chiara come questa:

"Broadway Danny Rose, non considerato tra le opere di spicco del regista newyorchese, è invece un film intelligente come pochi altri dell?autore in questione - il che dovrebbe darvi un?idea, visto la qualità dell?opera alleniana -, nel quale le molteplici suggestioni che lo spettatore accoglie sono sempre filtrate da quel sapiente tocco di leggerezza che aiuta a capire, interiorizzare e ? laddove si trovi il gusto ? godere di un?opera cinematografica (e non solo). Leggerezza"

Si, leggerezza è il suo marchio di fabbrica. Per questo ho deciso di scrivere di Allen in questo particolare periodo della mia vita: di leggerezza ne ho proprio bisogno;)

Grazie a te, come al solito.

del punto 2 penso: leggi altra Nothomb e ne troverai quanta vuoi;)

Ok, riproverò con la Notohomb, forse l'ho letta distrattamente e senza grossa curiosità. Andrò li in cerca di leggerezza;)

ne troverai parecchia. Ma ne ho scritto anche troppo, non vale;)

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