Allen Woody

Match Point

Autore: 
Allen Woody
La vita é (anche) una partita, se la giocano tutti, e a volte non conta essere atleti, ma avere un colpo di fortuna.
Svariate formule dopanti, se sapientemente mischiate da qualche perfido medico del pensiero o semplicemente suggerite da qualche remoto antro dell'animo, possono altresì falsare il risultato, concedendo l'onore della vittoria a colui il quale ha saputo farsi forza delle debolezze nutrendo con briciole di testosteronica cattiveria le propie lucide azioni.
In fondo le difficoltà e le complessità dell'esistere non bramano e non necessitano di arrovellarsi su ipertese ed istrioniche locuzioni verbali, ma trovano esistenzialità e semplicità se il tutto viene ridotto a poche moralistiche trite e ritrite metafore, che nella loro banalità e nel loro quasi scioccante cinismo mettono in onda e danno succo a quella folle ed  eterna rincorsa, a quella mancanza di lucidità e di nesso causa-effetto che poi risulta ogni vita da vivere.

Chris (Jonathan Rhys Meyers, tennista professionista ma senza futuro, approda, falso timido, a dare lezioni in un elitario club inglese di tennis. Il casuale incontro con un rampollo belloccio e senza difficoltà serie se non organizzare feste nel week end, esponente della London finanziaria, Tom (Matthew Goode), lo introduce nella società uptown, dove il denaro muove tutto e tutto fa muovere.
Chris senza neanche forzare il ritmo o prendendo rischi sulla seconda palla di servizio, fa immediatamente goal nella porta sguarnita di Chloe (Emily Mortimer), sorella artistoide di Tom e bisognosa di uomini come di quadri.
La sensibilità artistica è dote rara ed innata, al cuore non si comanda e la carne è carne.
Ma l'incontro di Chris con la procace ragazza di Tom ( Scarlett Johansson) lo farà vacillare ogni dove, oltre ogni limite, ed il desiderio diverrà una bramante voragine che inghiotte senza ritorno.
Il gioco si fa professionale, occore studiare l'avversario quando è in difficoltà per vincere la partita e dare pace finalmente alle oscure pulsioni libidinali che sembrano non volersi arrestare di fronte ad alcuna difficoltà.
La partita ha inizio, tra colpi di dritto, colpi di rovescio, qualche smash e diversi punti decisivi tutti da giocare, sperando che la Dea fortuna non ci abbandoni proprio al momento giusto.
La trama si snoderà flessuosamente e fluidamente passo passo, non senza colpi di scena, intellegibile ed appetibile, senza mai assurgere all'empireo dell'opera maxima, ma mantenendo ritrmo e suspence e passione , conditi con gradevole misura estetica.

Avere come regista Woody Allen forse non fa bene al film, perchè giocoforza si ha a che fare con un mostro sacro, protagonista indiscusso per un ventennio di storia del cinema e sulla breccia da 30 anni, che ha regalato al mondo un viaggio filmico impareggiabile, partendo (e citando volutamente casualmente) dal Dittatore nello stato libero di bananas ed arrivando a Crimini e misfatti passando per Zelig o quel sublime capalovoro di Io e Annie.
Il peso del nome é una zavorra che incatenerebbe a terra qualsiasi attrazione fatale anche se messa in onda su schermi più psico-intellettivi che soft core o alla Sharon Stone.
In ogni caso qui di morbosamente vouyeristico, di sex machine non v'é quasi nulla, semmai si troverà un erotismo filtrato da un Allen meno teso al contorsionismo del pensiero umano e più lucidamente intriso di un cinismo sparso, a volte diluito in primi piani ossessivi e ripetitivi, in dialoghi che non lasceranno eco nelle orecchie dei radical chic Woody dipendenti, di inquadrature di Londra a mio parere fantastiche tanto che la megalopoli d'oltremanica pare quasi un New York rivista e corretta secondo canoni mitteleuropei, addirittura.
Questa rivisitazione nella stessa ottica newyorchese della capitale inglese è un'altra perla di saggezza registica, di capacità artistica, di Allen insomma.
Si registra poi una sceneggiatura a sorpresa incerta se calibrare il focus narrativo sui valori e plusvalori di una scalata sociale senza guardare in faccia nemmeno la propria anima oppure sui dissidi interiori di un giovane yuppie 21° secolo, molto post più che moderno, dato che si attarda a leggere Dostoievski (amore innato di Woody) più che il Financial times o le pagine web della borsa.
Notevoli, qua e là, alcune dissonanze nel sequel narrativo, vere e proprie mancanze che non starò ad evidenziare perchè ininfluenti sulla trama e tutto sommato ascrivibili alla estraneità al messaggio che si voleva veicolare.
Rimane scolpito a futura memoria che Allen è stato sempre un abile decostruttore di personalità, non un artigiano del giallo, sia inteso.
In ogni caso lo shakespiriano Chris offre possibili divagazioni narrative ed interpretative, ha molto di diversi e pluri svariati attori di quel romanzo francese ottocentesco che ha fatto la fortuna di un genere letterario, per la maestria ed il cinismo di un Balzac  più che d'un Flaubert  autori credo non ignoti, almeno per osmosi, al Woody lettore onnivoro.
Un esempio ennesimo della polisemantictà dei personaggi alleniani e del loro incomensurabile legame con altri tipi o topoi delle altre forme artistiche quali il teatro o la narrativa
Però rimane il dubbio se si siano fatte scelte ben ponderate o semplicemente dovremmo vederci la pellicola obliando il nome del  demiurgo mister Allen e la sua impagabile epopea, vorace animatore dei suoi sogni ed i suoi incubi attraverso la magia della pellicola.

Cosicché il film si regge oltre che per alcune scelte prettamente registiche, anche per la recitazione vibrante e senza fronzoli della Scarlett Johansson, che qui si offre oltre che tenacemente sensuale anche viva, fulgida e vivida, mestamente rassegnata ad un ruolo di perdente e semi alcolizzata, in spiazzante e dimidiante  contrasto con la sua natura di mantide e nonostante labbra che non lasciano scampo, che nutrirebbero desideri erotici anche in eventuali compassati uomini asessuati per necessità.
Memorabili poi alcune scambi a colpi di fioretto nella famiglia uptown, così come nel finale il dialogo surreale fra due poliziotti, entrambi dejavù di un Allen che fu e che forse, giustamente o no, non tornerà più (1).
Di alto voltaggio e lignaggio, e perfettamente ad hoc, la colonna sonora, serie spezzata e mai ridondante di celebri arie e volteggiamenti di opere famose, quasi un sarcastico contraltare alla freddezza e alla mancanza di vero lifestyle da parte dei buongustai di cultura della famiglia borghese, peraltro ovviamente propietaria di un loggione nel teatro cittadino e capace anche di commentare senza arte nè parte pagine indimenticabili della lirica.
Valutando con generosità il valore del film ,allora prendiamo l'episodio come discreto nuovo inizio della terza o quarta età di questo maestro del cinema moderno, certi che non dovremo recuperare nella memoria i passati sapori ma dovremo gettarci con coraggio verso i nuovi orizzonti, al fine di non tradire il nostro gusto e la nostra sete intellettuale ed emotiva e a costo di non rimanere tutta la giornata con il dubbio se abbiamo fatto bene a goderci questo match impari oppure che era meglio rivedersi qualche vecchia partita mitica del tennis che era tennis, tipo un Wilander -Lendl finale del Roland Garros a metà anni ottanta i cui rimbalzi della pallina ancora titinnano nel mio cuore
 
 
 


SCHEDA

 
Match Point (Usa, 2005)
 
Regia: Woody Allen 

 


Cast: Scarlett Johansson, Jonathan Rhys-Meyers, Emily Mortimer, Matthew Goode, Brian Cox, Penelope Wilton, Layke Anderson

 


Sceneggiatura: Woody Allen

 


Scenografia: Jim Clay

 


Fotografia: Remi Adefarasin

 


Musiche: G. Bizet, G. Donizetti, A.L. Webber, G. Rossini, G. Verdi

 


 NOTE

 
 
 
Testo sostanzialmente identico a quello pubblicato come opinione in ciao.it il 29.01.2006
 
(1) Mi preme qui rimandare a due ottime opinioni di stimati e stimabili webwriter. Parlo del "lankelottiano" Leon, e  le sue considerazioni sul nuovo sviluppo della poetica alleniana in http://www.lankelot.eu/?p=941 e di Brest, che in altro sito (Ciao.it) ha ben messo in evidenza alcuni temi da me evidenziati sul medesimo film
 

ISBN/EAN: 
8010020038497

Commenti

Per questo passo:

"prendiamo l?episodio come discreto nuovo inizio della terza o quarta età di questo maestro del cinema moderno, certi che non dovremo recuperare nella memoria i passati sapori ma dovremo gettarci con coraggio verso i nuovi orizzonti, al fine di non tradire il nostro gusto e la nostra sete intellettuale ed emotiva e a costo di non rimanere tutta la giornata con il dubbio se abbiamo fatto bene a goderci questo match impari oppure che era meglio rivedersi qualche vecchia partita mitica del tennis che era tennis, tipo un Wilander -Lendl finale del Roland Garros a metà anni ottanta i cui rimbalzi della pallina ancora titinnano nel mio cuore"

credo che avrete molto da discutere:).
Chioso soltanto con qualche nome: Ocleppo, Cané, Caratti, Gaudenzi.

te la passo perché in realtà il commento è polisemico :-)

Delitto e castigo appunto. (e fortunatamente, una volta tanto la metafora non è calcistica ma tennistica)

3. considerando il film in toto castigo assai latente direi :-). Il male paga. E non è un male, benintesi, è.

Grazie per la citazione in nota, Paolo. A me il film è piaciuto e noto con piacere che la tua analisi è molto dettagliata e invita a più rimandi. Una sola, piccola precisazione: Allen è sulla breccia cinematografica da oramai ben 40 anni! Complimenti alla longevità artistica.

(Parentesi tennistica: ero tifosissimo di Edberg, è grazie a lui che ancora amo moltissimo questo sport).

Il castigo dalla mancanza di castigo...che mondo, ragazzi!

6. :-)

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