Cronenberg David

A History of Violence

Autore: 
Cronenberg David

Sullo sfondo di una pacifica e sonnacchiosa provincia americana, il prototipo della famiglia perfetta scopre una terribile verità. Viggo Mortensen ("Il signore degli anelli") a proprio agio nel ruolo e supportato da un cast ben confezionato, è Tom, capofamiglia perfetto di una famiglia perfetta, composta dallla moglie Edie (Maria Bello) giovanile e atletica, dal figlio liceale, preso di mira dai bulli (Ashton Holmes) e dalla piccola Sarah (Heidi Hayes).
Tom è un uomo mite. Gestisce una modesta tavola calda dove un giorno arrivano due pericolosi criminali che minacciano una rapina con pistole in mano; lui, senza scomporsi, disarma i brutti ceffi e li uccide senza difficoltà, a sangue freddo. La stampa fa di lui un “local hero”, anche se pare che a Tom tutta questa pubblicità non piaccia.
Presto arriveranno infatti i fantasmi del suo passato, un passato molto diverso da quello che si era costruito, con il quale dovrà fare i conti se vorrà tenere in piedi questa doppia identità, che lo ha cambiato dentro ma non troppo.
I tasselli per un buon film ci sono tutti: un grande regista come Cronenberg (inquieto ne "La Mosca", talvolta ermetico nel pur bellissimo "Spider"), una storia lineare, dura e asciutta come un film di Clint Eastwood; un cast di ottimo livello, con un pregevole cammeo di William Hurt nel ruolo del “fratellino cattivo”; l’eroe umano e imbattibile. Eppure si arriva ai titoli di coda con l’impressione che qualcosa sia mancato, col pensiero che “si il film si lasciava guardare, ma difettava di qualcosa”. Che cosa?
Partiamo dal principio: non è certo la lentezza delle prime sequenze, assolutamente magistrale per immergersi nel panorama provinciale americano, non è certo la durezza estrema delle scene violente che anzi tracciano un ritmo (di lì a poi cadenzato) sulla sceneggiatura; ma si inizia a sentire qualcosa di indigesto quando, una volta che Viggo Mortensen ha fatto fuori due criminali nella sua tavola calda e successivamente pochi giorni dopo ha fatto fuori due scagnozzi e il terzo lo ha sistemato il figlio, la Legge rappresentata dallo sceriffo di contea, suo amico, lo interroga con nemmeno quattro domande e il caso sembra archiviato: stona un pochino, penso.                     

Il viaggio verso Philadelphia, per andare a trovare il fratello, non appare abbastanza motivato: semplicemente, prende e  va. Interessante invece la scena erotica con la consorte che, pur non accettando le menzogne propinatele dal marito in tutti quegli anni, è presa da una sorta di ira sessuale, molto forte, in cui avviene, tra tinte di blu chiaroscuranti, un accoppiamento quasi ferino nelle scale della casa. Ma anche questo non sembra essere il punto focale del film: insomma per farla breve e probabilmente riduttiva, se si mostra una stanza e si inquadra una pistola quella pistola deve essere usata.

                                                                           

Larga parte del potenziale di questa pellicola rimane inutilizzato: una maggiore caratterizzazione di una crisi interiore, flashback di un passato terribile, mai del tutto chiaro allo spettatore, un maggior pesantezza della vendetta consumata nei confronti del “fratellino” sviluppata in maniera terribilmente frettolosa, che anche se volontaria, priva la pellicola di un vero e proprio fulcro: cosa voleva dirci? Qual era il messaggio? La morale?

Ryoga

ISBN/EAN: 
8032807012131

Commenti

A History of a violonce? Quella "a" è una personalizzazione rioghesca? Correggi pure Viggo Mortenses: è Mortensen. Il film, comunque, mi è piaciuto moltissimo. :)

non capisci nulla. gallina

Sul film, o su Mortenses. Ah ah ah ah
E poi, vuoi metterci i credits? Ryoguccio anarchico.

L'amore non è bello se non è litigarello.

ma di cosa stai parlando? (leon)

Di Mortensens, questo nuovo attore che non conoscevo...

Però correggi il refuso, Ryoga. Dai, o lo fai per distinguerti?

I refusi di Elio - e i suoi errori di battitura - glieli sistemo io. Almeno fin quando non ha tempo per imparare. Avanti Elio.

Ma Ryogolo è grande proprio per questo, i suoi nonsense. Voluti o meno che siano:)

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