“I’m singing in the rain
Just singing in the rain
What a glorious feelin’
I’m happy again
I’m laughing at clouds
So dark up above
The sun’s in my heart
And I'm ready for love
Let the stormy clouds chase
Everyone from the place
Come on with the rain
I've a smile on my face
I walk down the lane
With a happy refrain
Just singin’,
Singin’ in the rain”
(Gene Kelly, Singin’ in the rain)

Per realizzare questo capolavoro di tecnica e abilità cinematografica Kubrick lavorò alla sceneggiatura traendo spunto dal romanzo “A clockwork orange” di Anthony Burgess. L’idea centrale del film riguarda il problema della violenza e delle possibili cure a questa piaga dilagante nella società, dell’uomo violento e del suo rapporto con il potere, che deve occuparsi di lui, rinchiudendolo in carcere e riformandolo, e successivamente controllare il suo comportamento deviante attraverso la pavloviana cura di cui si fa promotore.
Il forte impatto del film dipende soprattutto dalle scene di forte violenza e dalla figura di Alex, uomo naturalmente cattivo e violento, che con la cura Ludovico è stato reso civile, ma subisce il lato oscuro della terapia innovativa offertagli dalla società, che nelle sue varie sfaccettature – carcere, ospedali psichiatrici, corpi di polizia, politica famiglia – non sembra essere più umana e meno violenta di lui.
Alcune immagini e inquadrature del film sono un esempio lampante della genialità del regista, dalla scena della violenza alla moglie dello scrittore, alla visione forzata dei film violenti e, in tutto il film, è un continuo susseguirsi di memorabili inquadrature, ricche di artifici filmici – accelerazioni, ralenti, camera a mano, soggettive stranianti, grandangolo – che rendono il film uno dei più angoscianti capolavori del cinema di tutti i tempi.
L’attore principale, Malcom McDowell, è straordinariamente in parte come mai più lo sarà in seguito – forse solo in Evilenko, quasi 35 anni dopo -, dando vita a scene entrate di diritto nella storia del cinema, dalla performance canora durante lo stupro cantando “Singing in the rain”, al pestaggio del barbone nel sottopassaggio, fino alle terrificanti scene della cura e quelle della piacevole riabilitazione coccolato dal governo.

Fondamentale nel film è senza dubbio l’elemento musicale. La musica, infatti, viene a essere parte integrante del racconto cinematografico delle gesta di Alex. Le musiche classiche di Beethoven e Rossini sono riarrangiate da Walter Carlos – in realtà Wendy – e accompagnano alcune scene fondamentali del film, rendendole memorabili.
Ad esempio nella scena con Alex e i drughi lungo il Tamigi, il sottofondo de “ La Gazza Ladra ” di Rossini accentua la ferocia della reazione di Alex al tentativo di ribellione dei drughi. Ancora memorabile è l’accompagnamento della musica nella scena di amore velocizzato di Alex con due giovani fanciulle incontrate al negozio di dischi.
“Arancia Meccanica”, film spesso criticato e proibito – sia in Inghilterra che in Francia –, ma ancor più spesso osannato senza comprenderlo fino in fondo, rappresenta uno dei lavori più intensi e ricchi di significato di Kubrick, se è possibile elaborare una classifica tra la serie di incredibili capolavori del regista. Da vedere e rivedere sempre, per chi ama il vero cinema.
Forse in assoluto il film più scomodo di Stanley Kubrick, uno dei capolavori più conosciuti del regista, amato/odiato sia dal pubblico che dalla critica, “Arancia Meccanica” si ambienta in Inghilterra, in un futuro prossimo – rispetto agli anni Settanta in cui è girata la pellicola – lugubre e apocalittico.
Il protagonista – narratore in prima persona della vicenda - è Alex (Malcolm McDowell), a capo di una banda di sbandati, i Drughi: quattro criminali i dediti all’ultraviolenza, allo stupro, alla rapina e agli atti vandalici, intervallati da pause di piacere nel Korova Milk bar in cui servono “latte più”, arricchito con qualche “droguccia” capace sovraeccitante.
Possiamo vedere la gang in azione in diverse circostanze compiere le violenze più efferate: prima in un teatro abbandonato combattere contro una gang rivale, poi in durante un assalto a casa di uno scrittore, con violenza e stupro ai danni della giovane moglie.
Alex unisce a questo amore innato per la violenza una insolita passione per Beethoven, l’amato “Ludovico Van”, che gli serve da stimolante nei suoi atti di ferocia.
Scontenti del suo tiranneggiare, i suoi compagni prima cercano di ribellarsi non riuscendoci e, successivamente, lo consegnano alla polizia, durante uno stupro ai danni di una signora all’interno del suo appartamento, tra sculture falliche e gatti.

Alex è condannato alla prigione. Da quel momento la sua vita cambia radicalmente.
In carcere stringe amicizia con un prete, legge la Bibbia – memorabile la sequenza della Via Crucis del giovane Alex – e viene a sapere che il Governo sta sperimentando la scarcerazione di criminali dopo un particolare trattamento medico, detto la “cura Ludovico”. Si offre quindi volontario e diventa, dopo aver passato le pene dell’inferno all’interno della clinica – tra l’altro assistendo, bloccato da orribili marchingegni e con sottofondo di Ludovico Van, a filmati di inconcepibile violenza –, una persona rispettabile, onesta e obbediente alle leggi semplicemente per riflesso condizionato – ogni volta che prova a reagire, a compiere atti incivili, o semplicemente ascolta Beethoven, è preda di spasmi e di dolori allo stomaco.
Tornato in libertà il povero Alex vive una orribile e logorante legge del contrappasso. Infatti cade presto vittima di una serie di puntuali vendette: prima il barbone che aveva pestato a sangue in una delle prime sequenze del film lo aggredisce insieme ad un gruppo di mendicanti, senza che Alex possa difendersi in alcun modo; poi gli ormai ex - drughi diventati poliziotti si prendono una rivincita nei suoi confronti, malmenandolo e cercando di affogarlo; ancora i genitori, che hanno subaffittato la sua camera al diligente Joe, e non sembrano voler accettare il figlio appena uscito di galera; e infine lo scrittore costretto sulla sedia a rotelle dalla violenza dello stesso Alex, in compagnia non più della moglie ma del muscoloso Julian, che scoprendo la sua insofferenza alla musica di Beethoven gliela fa ascoltare a tutto volume.
Alex, allora, tenta il suicidio gettandosi dalla finestra.
Si salva, e all’ospedale riceve l'inaspettata visita del primo Ministro, che vuole impedire all’opposizione di servirsi di lui a fini politici; sarà così che il giovane, coccolato dal potere che non vuole rendere pubblici i suoi errori, nel suo “Sono guarito”, annuncia un inaspettato ritorno ai vizi e alla devianza che aveva abbandonato.
Regia: Stanley Kubrick.
Sceneggiatura: Stanley Kubrick.
Tratto da un romanzo di: Anthony Burgess. (“A clockwork orange”)
Direttore della fotografia: John Alcott.
Montaggio: Bill Butler.
Interpreti principali: Malcolm McDowell, Patrick Magee, Michael Bates, Warren Clarke, John Clive, Adrienne Corri, Carl Duering, Paul Farrell, Clive Francis.
Musica originale: Wendy Carlos, Nacio Herb Brown.
Produzione: Stanley Kubrick, Si Litynoff, Max L. Raab, Bernard Williams.
Origine: Uk, 1971.
Durata: 137 minuti.
Stanley Kubrick in Lankelot:
Antonio Benforte, 30 luglio 2005.
Recensione già pubblicata su ciao.it e lankelot.com. Revisione per lankelot.eu.
Commenti
E' uno di quei film di cui tendo a nutrirmi di notte, magari per qualche settimana di fila, qualche sequenza per volta. La colonna sonora s'è rivelata fertile in parecchie circostanze e diverse ragioni. Il libro di Burgess è stato seminale.
Grazie per la scheda e la presentazione. La sezione SK cresce. Aggiungo il tag "cinema"
"film spesso criticato e proibito ? sia in Inghilterra"
preso il dvd oggi. Piange il cuore nel sapere che dopo la sua uscita molti delinquenti abbiano preso ispirazione dal film per commettere delitti e oscenità. Lo stesso Kubrick ne fu sconvolto e lo tolse dalla circolazione in tutto il Regno Unito dopo due anni. Per oltre 25. Un film "sbagliato", sotto questo punto di vista.
Hai mai letto il romanzo di Burgess?
Merita...
No, niente che sia stato poi tratto da Kubrick - eccetto "Lolita" di Nabokov. A proposito di Burgess, questi realizzò una sceneggiatura per Kubrick, che ovviamente gettò nel cestino. Preferì portare sul set il libro di "Arancia meccanica" e realizzare pagina per pagina... Era una birba pazzerella.
http://parrocchia.primavalle.org/imgs/010_pagliacci.jpg
ahahfahfafffassss