Lee Ang

I segreti di Brokeback Mountain

Autore: 
Lee Ang

Ennis Del Mar e Jack Twist sono due persone come tante. Sono alla ricerca di un lavoro e lo trovano presso una ditta di Brokeback Mountain: passeranno l’inverno a controllare il gregge di Aguirre, un datore di lavoro insopportabile e diffidente. Se Jack è un compagnone, e a volte troppo indiscreto e attaccabrighe, Ennis è un taciturno, uno di quelli che si fa i fatti suoi e non vuole troppi problemi, d’altronde ha famiglia e tra qualche mese si sposerà. 
Sulle prime i due non si tollerano, i loro caratteri, così diversi e così distanti, non si prendono, ma col tempo le cose cambieranno e nascerà una passione tanto forte, quanto deleteria. Una passione di quindici anni fatta di incontri clandestini all’oscuro di amici, famiglia e parenti. Fatta di balle e sotterfugi, quelli che scoprirà Alma, la moglie di Ennis, e per cui chiederà il divorzio. Fatta di amore senza compromessi e di paure e pregiudizi, quelli che porteranno Ennis a troncare tutto, fino al triste e liberatorio epilogo.
Trionfatore ai più importanti festival del cinema - Leone d’oro, Golden Globe e Oscar solo per citarne alcuni – e tratto dal romanzo breve di E. Annie Proulx, I segreti di Brokeback Mountain è un melodramma, con le bellissime musiche di Santaolalla – oscar per la migliore colonna sonora - a sottolineare senza enfasi i passi più coinvolgenti dell’opera.
Ed è forse questo il miglior pregio del film, se è vero che Ang Lee non si concede mai troppo al sentimentalismo, ma anzi, una volta raggiunto il climax necessario alla catarsi, è abile a sfumarlo e a non cadere nei tranelli e nelle tentazioni che il genere impone. Quelle in cui cade, alcune volte dignitosamente, Douglas Sirk, tanto per intenderci.
Ma lasciate stare il melodramma, perché questo film è altro e bisogna andare oltre. E’ una storia che raccoglie dall’anonimato due anime destinate allo sbando familiare, fondando i propri principi tematici sulla diversità e sull’impossibilità di amarsi, anche quando cuore e carne suggeriscono il contrario.
Fin dal principio Ang Lee ci concede la facoltà di essere narratori onniscienti, nel senso che siamo già consapevoli dell’ineluttabile e triste destino che avvolge i due protagonisti. I loro incontri in contumacia, fuori da occhi indiscreti e nei periodi più freddi della stagione, circoscrivono il loro amore a amore impossibile, nonostante il finale ci dica che è più puro e possibile di quanto avremmo mai potuto credere.

 
 
 
 
 
Il film è questo, bellissimo e impalpabile, ma ha un lieve difetto. Perché se la loro storia d’amore dura almeno quindici anni, non si percepisce mai il senso di sintesi e il passaggio di questo tempo, se non fosse per le figlie di Ennis, all’inizio pargoli e alla fine sedicenni, e per i baffi e le basette che caratterizzano i due protagonisti con il passare dei giorni. I loro incontri annuali non sono mai accompagnati da un cambio interiore dei personaggi, che si ripropongono sempre con la stessa psicologia e le stesse problematiche. Sono sempre quelli che abbiamo visto all’inizio.
Infine c’è una cosa, in particolare, che mi è piaciuta molto in quest’opera. E parlo di una di quelle cose tecniche che hanno il pregio di diventare arte, se funzionali e in simbiosi con il testo, con ciò che il testo racconta. Parlo di un taglio di montaggio, significativo e intenzionale, che connota il primo incontro tra Ennis e Jack dopo quattro anni, a quattro anni da Brokeback Mountain.
Ennis sta scendendo le scale di casa sua e si sta facendo incontro a Jack, ma prima che i due siano davvero uno di fronte all’altro, uno stacco anticipato li ritrae già nell’atto: i due si abbracciano, con forza e passione, e l’abbraccio è sottolineato da un taglio istintivo e privo di raccordo, e tuttavia espressivo. Perché è un raccordo sul movimento, perché è un raccordo su un abbraccio che riesce a dire, nella sua esposizione e nella sua durata, più di quanto non potrebbe mai dire: amore e condanna allo stesso tempo. Bello.
 
Regia
: Ang Lee.
Sceneggiatura: Larry McMurtry, Diana Ossana.
Tratto da un romanzo di: E. Annie Proulx.
Direttore della fotografia: Rodrigo Prieto. 
Montaggio: Gerladine Peroni, Dylan Tichenor.
Interpreti principali: Heath Ledger, Jake Gyllenhaal, Randy Quaid. Musica originale: Gustavo Santaolalla.
Produzione: Diana Ossana, James Schamus.
Origine: USA, 2005. 
Durata: 134 min.
ISBN/EAN: 
8032807013527

Commenti

Ti è piaciuto anche questo Patrick?:)

Eh sì. Parecchio. Condivido tutto quello che scrivi - rilevo critico compreso. Opportuno inserimento, bravissimo.

Grazie Patrick, domani sera ci si becca col Frà?

Direi proprio di sì. Estendo il richiamo a tutti i romani del sito (Fede, se ci sei batti un colpo; Fabione... Ho una caraffa di succo al lampone pronta per te).

Chiamate la Buccia per accordi entro le 18.

A proposito del film: va visto in lingua originale. Avvicina ancor di più alla psicologia di Del Mar. Garantito.

A me è piaciuto e la scena che hai sottolineato è in effetti molto bella. Ho apprezzato la sobrietà della narrazione, che appunto non scende nel sentimentalismo, per me è un film fatto con buon gusto e che sottolinea problemi e difficoltà di un certo tipo di relazioni. Problematiche ancora attuali comunque, i pregiudizi sono ancora vivi.
Qui i protagonisti ne diventano prigionieri e finiscono per andare contro la loro vera natura, sposandosi regolarmente e recitando poi per tutta la vita una parte che non appartiene loro.

Visto in lingua originale:)..vero, è tutta un altra cosa

Ave Patrick, ma certo che ci sono. Ho perso il tuo numero di telefonino, però.

Il film l'ho visto al cinema e non m'è piaciuto gran che. Poi vi dirò perchè, intanto dimmi di domani.

questo film non mi è piaciuto. mi è sembrato una preconfezione per l'oscar. il merito di aver girato una storia omosessuale come una storia etero non glielo tolgo, ma visti i temi che tratta poteva essere molto di più. poco forte. mi ricordo di esser uscito dal film deluso.

Secondo me è forte in ciò che suggerisce e non in ciò che mostra..

Chi vince l'oscar in genere non vince Venezia. Una semplice equazione, ma forse vuole dire qualcosa.

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