Allen Woody

Harry a pezzi

Autore: 
Allen Woody

INTRODUZIONE

Al numero ventotto della ricca filmografia del genio dell’humour troviamo una pellicola che, dopo anni bui, riporta Woody Allen ai suoi consueti canoni di dissacrante maestria. “Harry a pezzi” è un ritorno alle origini, una riconquista dell’ironia amara infarcita di quel prezioso witz ebraico capace di colorare i film del newyorkese, che bene dipingono la sua visione del mondo comica e malinconica insieme.
Commedia poetica e divertente, ma anche feroce e spudorata, si pone come una sorta di diario analitico, in cui Allen si interroga ponendosi coraggiosamente in discussione, senza depurare la sua confessione per immagini neppure dai commenti al vetriolo ricevuti in seguito alla separazione da Mia Farrow. Dando, piuttosto, l’impressione di essersi divertito a “scrivere di proposito un testo cinematografico fastidioso e scomodo, almeno in apparenza, per poter esplorare gli aspetti più intimi di una beffa autolesionista”.
Preso da una furia autocritica e autodistruttiva, Woody Allen torna a raccontarsi attraverso i suoi personaggi, frantumando la propria indagine introspettiva in un puzzle di fotogrammi irresistibile, mescolati con arguzia, fondendo fantasia e realtà esaltate, entrambe, mediante la tecnica ormai nota: musiche d'annata a scandire il ritmo della storia, colori forti a sottolineare l’intensità delle battute e, in ultimo, montaggio nevrotico ad enfatizzare gli spaccati di vita del protagonista. Fulcro della pellicola, lo studio della vita di coppia.

TRAMA
 
Dopo tre mogli, sei analisti e varie amanti, il sessantenne Harry Block cerca di metter un po' d'ordine nella sua testa, trasportando nero su bianco frammenti palpitanti della propria ed altrui esistenza, sbattuti senza troppi travestimenti sui fogli arrotolati nella macchina da scrivere per diventar libri, indifferente ai disastri che ciò produce. Impudico ed irriverente, fa chiarezza nel suo caos “provocando infelicità per poi trasformarla in soldi”.
È la parabola del fallito che trova il successo nella scrittura. È l’apologia dell’arte che riscatta una vita di disastri: plurisposato e pluridivorziato, traditore impenitente, puttaniere recidivo, in analisi perenne, cinico, subdolo e disincantato, “convinto che l'erotismo senza sentimenti possa compensare le sconfitte del cuore e fare da cuscinetto freudiano ad una vita perpetrata attraverso continue disillusioni d'amore e sensi di colpa”, scrive persuaso questo sia un modo catartico di capire, di analizzare, di archiviare. Ma alla scoperta dell’imminente matrimonio della sua ultima fiamma con quello che considerava il migliore amico si aggiunge, sul piano artistico, il vuoto, il famoso blocco dello scrittore che, persino più intollerabile dell’inferno, lo riduce sull’orlo di un esaurimento. (Gustoso Billy Crystal nelle vesti di Lucifero, e la condanna tout court di media, avvocati e critici letterari).
La scrittura sembra essere aria per Harry che, privo d’ispirazione, non riesce più a riconoscersi, non riesce più a dar valore ai propri giorni. Ed il viaggio verso l’università che un tempo lo aveva bandito, è l’apoteosi delle sue nevrastenie, con abbuffate di pillole, ricerca di affetto, ritorno alla fanciullezza e bisogno di comprensione che cozzano contro una realtà grottesca, fatta di un rapimento, una prostituta ed un morto.
 
CONSIDERAZIONI
  
Harry va in overdose di se stesso (sagace l’espediente dell’immagine sfocata, utilizzato anche nell’episodio con protagonista Robin Williams). La sua prosa sciolta e serena si contrappone all’inguaribile disordine della sua esistenza: ne viene fuori una sincera e appassionata riflessione sulla vita e sull’arte, sull’annosa questione se sia l’una a dover imitare l’altra oppure viceversa. La pellicola non sembra avere la pretesa di fornire una risposta definitiva. Le due sfere rimangono separate, spesso in antitesi, pur accavallandosi e rincorrendosi in continuazione. L'Allen vero e gli Allen inventati, però, si completano a vicenda, suggerendo una visione secondo la quale solo attraverso la lente dell’immaginazione sembra possibile mettere a fuoco la realtà, solo attraverso gli occhi dell’invenzione si riesca a vedere più chiaramente il mondo. E Woody pare in possesso di un potentissimo microscopio in grado di scandagliare l’animo umano con la capacità di chi, attraverso un fuoco incrociato di battute che non risparmiano neppure i temi più delicati (6 milioni di ebrei uccisi e la cosa tragica è che i record sono fatti per essere battuti), sa far sentire leggerissime anche le cose più pesanti.


Regia, Soggetto e Sceneggiatura: Woody Allen.
Fotografia: Carlo Di Palma.
Scenografia: Santo Lo Quasto.
Montaggio: Susan Morse.
Costumi: Suzi Benzinger.
Interpreti principali: Woody Allen, Kirstie Alley, Billy Crystal, Judy Davis, Demi Moore, Robin Williams.
Origine: Usa, 1997.
Durata: 96 minuti.
Prodotto da: Jean Doumanian.
Titolo originale: “
Deconstructing Harry”.
 
Approfondimento: Woody Allen.


ALLEN in LANKELOT:



Angela Migliore, aprile 2005
Originariamente apparso su Lankelot.com
ISBN/EAN: 
8017229438424

Commenti

Si, concordo, è uno degli Allen più riusciti degli ultimi 15 anni, insieme a "La dea dell'amore" e "Pallottole su Broadway". E col tuo pezzo siamo a 14 Allen, a un passo da Bergman che ne ha 15, per ora ancora in testa agli autori cinematografici lankelottiani. Aspetttiamo Paolo e "La rosa purpurea del Cairo" (promessa) per pareggiare.

sai quanto bene penso di questo film, sai quanto mi ha divertito, sai quanto l'ho trovato sottovalutato e puramente alleniano - almeno, sulla base delle mie conoscenze di WA, non certamente assolute e enciclopediche. Recensione necessaria, a quasi 10 anni dall'uscita, per chi - almeno - non è nato nei Sessanta nei Cinquanta o nei Settanta. Donc danke:)

Federico
Attendiamo il pareggio, allora :)
Franco
Non sono un'intenditrice, vado pochissimo al cinema e le rare volte in cui ne ho scritto l'ho fatto in maniera ssolutamente incompetente. Parlare di recensione è eccessivo, però mi piaceva dare spazio all'Allen meno celebrato. Ecco, questo sì.

E invece è un'ottima presentazione, sia per chi non conosce Allen che per chi non ha visto il film. Daje Angelaaa!

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