Ian Padrón debutta nel lungometraggio a 35 anni, dopo aver realizzato due documentari tecnicamente perfetti come Fuera de liga ed Eso que anda. Diamo alcune notizie sui lavori d’esordio, utili per capire lo stile di un autore dotato di ironia e vis polemica. Fuera de liga è un collage antologico del baseball cubano boicottato dal regime perché tocca il problema del professionismo e delle fughe dei giocatori più importanti. Eso que anda - titolo che ricorda un noto pezzo de Los Van Van - racconta quarant’anni di vita artistica del popolare gruppo.
Sandra Gómez è una giovane regista di documentari nata all’Avana nel 1976, ha frequentato la Scuola Internazionale di Cinema e Televisione di San Antonio de los Baños, dove si è diplomata come Direttore della Fotografia. Vive in Svizzera dal 2005, ma non si considera un’esiliata. “La lontananza ti permette di vedere la realtà con maggior precisione. Se mi sono allontanata dal mio paese non è stato certo per voltargli le spalle, perché a Cuba ci sono ancora la mia famiglia, i miei amici e i ricordi dei primi 28 anni della mia vita. Sono affettivamente più unita a Cuba che alla Svizzera, dove adesso vivo con una certa tranquillità.
Pastor Vega nasce nel 1940 all’Avana. Nel novembre 1958 entra a far parte dell’accademia Teatro Estudio diretta dai fratelli Vicente e Raquel Revuelta, dove frequenta un corso e dopo due anni si diploma con il massimo dei voti. Partecipa con il Teatro Estudio alle rappresentazioni di drammi come Mundo de Cristal, Tupac Amaru e Madre Coraje. Lavora come attore in diverse pellicole come La decisión, di José Massip, Un día de trabajo e molte altre. Pastor Vega entra nell’ICAIC e lavora molto come assistente regista di cinema, contemporaneamente a un’intensa attività teatrale che prosegue fino al 1961. La sua scelta definitiva è per il cinema.
Memorias del Desarrollo, la più recente pellicola del giovane regista Miguel Coyula, per la sua importanza avrebbe dovuto inaugurare la XXXII edizione del Festival del Nuovo Cine Latinoamericano dell’Avana. Il film, invece, non è stato accettato in concorso, ma è stato proiettato in sale minori come pellicola collaterale del Panorama Latinoamericano. La promozione è stata minima e la pellicola è stata classificata come una coproduzione Stati Uniti/Cuba.
Testamento spirituale di Julio García Espinosa che dirige la sua ultima fiction con una storia commovente dedicata al maestro del neorealismo Cesare Zavattini. La storia di Reina è un apologo per mostrare il contrasto tra quel che siamo e quel che vorremmo far trapelare all’esterno.
I sopravvissuti - non è uno dei film memorabili di Tomás Gutierréz Alea, perché risente del periodo storico in cui viene girato ed è permeato di eccessiva fiducia e ottimismo verso la Rivoluzione. Il regista parte da un assunto fantastico e lo rende comicamente credibile, ma con il passare dei minuti scivola sempre più sul macabro e sul grottesco.
Clandestinos è il primo film di Fernando Pérez che si affaccia nel mondo del cinema cubano con un’opera di grande interesse pur se inserita senza riserve nel solco rivoluzionario. Il regista - con la collaborazione di Jesús Diaz - racconta la vita di un gruppo di giovani che lottarono contro la dittatura di Fulgencio Batista tra il 1956 e il 1958. La storia d’amore tra Ernesto (Luis Alberto García) e Nereida (Isabel Santos) costituisce la struttura romantica del film che vede come tema portante la lotta armata dei rivoluzionari.
"Guantanamera" è l’ultimo film di Tomás Gutiérrez Alea, portato a termine da Juan Carlos Tabío a causa della malattia del regista, scomparso poco tempo dopo l’uscita della pellicola. Soggetto e sceneggiatura sono scritti con la collaborazione di Eliseo Alberto Diego, ma possiamo dire che Guantanamera è il testamento spirituale di Titón, un’opera molto critica che si dissocia da quel che è diventato il socialismo cubano. Tra l’altro il tema principale è la morte, trattata con leggerezza e ironia, come evento ineluttabile e dovuto, da accettare come una necessità per far progredire il mondo.
Suite Habana è la pellicola cubana più premiata e apprezzata dalla critica nel corso degli ultimi dieci anni. Impossibile riportare tutte le menzioni di merito e i premi ottenuti nei vari festival nazionali e internazionali senza correre il rischio di annoiare il lettore. Citiamo soltanto i due riconoscimenti al Premio Goya 2004 come miglior pellicola straniera in lingua spagnola e miglior documentario. La suggestiva colonna sonora è stata apprezzata al Festival del Nuevo Cine Latinoamericano che nel 2003 ha premiato anche il regista.
Alberto, attore nazionalizzato spagnolo ma nato all’Avana, Mercedes, produttrice cinematografica e Pedro, sceneggiatore, entrambi cubani, stanno cercando il soggetto per una pellicola. Pedro e Mercedes sono amanti e la storia alla quale decidono di dedicarsi coinvolge a fondo le loro vite fino a produrre un esito paradossale. Pedro scrive un film raccontando particolari desunti dal passato di Alberto e di Mercedes ma la svolta melodrammatica è in agguato. La pellicola è un esperimento di metacinema, un gioco di cinema nel cinema tipico della poetica di Tabío, di storie incrociate che partono come cinematografiche ma contaminano la presunta realtà.
Concha è una vedova innamorata di Tomás, ma diffida degli uomini, soffre per un’eccessiva paura della vita e non se la sente di affrontare una nuova storia d’amore. Vive come una sconfitta il matrimonio del figlio - famoso giocatore di baseball - con una valente ingegnera e deve sopportare di convivere con la coppia sotto lo stesso tetto. Il suo problema principale è un lancio di uova verso la sua casa compiuto da una mano misteriosa che non riesce a individuare. Plaff - la prima alternativa di titolo – è il rumore che fanno le uova quando si infrangono sul muro della casa.
La sinossi del film non rende giustizia. In questo straordinario lavoro di Juan Carlos Tabío - purtroppo non tradotto in italiano - la trama è la cosa meno importante, ma proviamo a raccontarla in poche parole.
Joel Cano è un regista cubano nato a Santa Clara nel 1966, autore di testi teatrali e ottimo musicista, che si è stabilito a Parigi. La sua opera più interessante è Siete dias siete noches (2003), un affresco della Cuba contemporanea composto attraverso le esistenze incrociate di tre donne avanere. La musica è il leitmotiv della pellicola, sostenuta su tonalità di bolero classico, ma rivista con sonorità contemporanee. Leila canta il motivo della sigla di testa che accompagna le sequenze più importanti: Nada me parece igual, ma sono molti i pezzi di ottima musica che si ricordano dopo la visione delle immagini.
Il cinema cubano dopo il 1989 è sempre più in primo piano, così come la letteratura prodotta nel periodo speciale resterà come specchio di un’epoca destinata a produrre un cambiamento storico. La caduta del muro di Berlino ha fatto nascere autori interessanti come Pedro Juan Gutiérrez, ma anche cineasti e scrittori di cinema come Juan Carlos Tabío e Arturo Arango, che con pennellate rapide ed efficaci raccontano il dramma di una società in perenne divenire. Juan Carlos Tabío, nato nel 1943 all’Avana, continua a essere il regista più interessante dell’isola caraibica.
Commenti recenti
54 min 1 sec fa
1 ora 6 min fa
2 ore 50 min fa
2 ore 55 min fa
3 ore 22 min fa
3 ore 51 min fa
3 ore 54 min fa
4 ore 14 min fa
5 ore 21 min fa
20 ore 13 min fa