A otto anni dal discusso Irreversible, film in cui sesso e violenza erano presentati in modo esplicito e disturbante, il quarantottenne regista e sceneggiatore argentino, trapiantato in Francia, Gaspar Noé torna a far parlare di sé con una pellicola ambiziosa e di difficile lettura immediata, in cui centrali sembrano essere i temi della morte e della vita dell’anima, nel momento in cui la stessa lascia il corpo: un dramma psichedelico e allucinogeno, a detta dell’autore, che nell’immaginare la pellicola non nasconde di aver fatto uso di droghe.
Vincitore del Premio Oscar 2010 come miglior film straniero, nonché del Goya per il miglior film straniero in lingua spagnola, è arrivato da pochi giorni nelle sale italiane Il segreto dei suoi occhi, del regista argentino Juan José Campanella, film talmente amato dai membri dell’Academy tanto da preferirlo al favoritissimo e pluripremiato (Palma d’Oro a Cannes, Golden Globe, Oscar europeo) Il nastro bianco, dell’austro-tedesco Haneke, e al sorprendente Profeta di Audiard. I motivi di questa fascinazione dei giurati nei confronti dell’opera del regista latino americano vanno ricercati non solo nella qualità complessiva del film, ma anche in una crescente presa di coscienza
Non sono moltissimi i film che hanno trattato il periodo della dittatura argentina degli anni Settanta e Ottanta. Personalmente ricordo la La notte delle matite spezzate di Hector Olivera, risalente agli Ottanta, e qualche documentario più recente.Garage Olimpo è sicuramente il più discreto. In un film che racconta la violenza in una delle sue forme più vili e bieche, questa non è quasi mai mostrata.
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