In via delle Acacie sono gli anni Novanta. Non importa quale anno in particolare: siamo in quel periodo-cuscinetto che si chiama “transizione”, che separa, protegge, allontana la società romena dall'epoca nera del regime comunista, eppure cara ad alcuni, e da quel quasi luminoso presente – che fa sì rima con “occidente”, ma con il quale molti sembrano non andar tanto d'accordo.
Frammenti tratti da un'intervista a Herta Müller, apparsa per la prima volta nel periodico romeno 22 nell'ottobre del 2003. Pezzo inedito in Italia e di notevole pregio, sia per l'intervistata che per l'intervistatrice, Gabriela Adameşteanu, tra i maggiori prosatori contemporanei. Testo importante per comprendere temi e preoccupazioni dell'opera della Müller.
La lingua romena partecipa alla lingua tedesca in cui scrivo
È sorprendente come a vent’anni dal crollo del Muro di Berlino, i paesi dell’ex blocco socialista, molti dei quali già appartenenti alla UE, siano tuttora agli occhi di noi “occidentali” luoghi pressoché sconosciuti. È il caso della Romania, terra affascinante, ricca di storia e colori, che trova raramente spazio nei media nazionali. Le icone su vetro di Sibiel, libro che segnalo all’attenzione dei lettori di Lankelot, rappresenta una piacevole eccezione a questa regola non scritta del panorama editoriale italiano.
Dopo le sferzanti denunce dell’inquietante realtà del precariato, e le amare riflessioni sulle dirompenti condizioni sociali dell’opulenza consumistica, Andrea Bajani trova una nuova dimensione comunicativa perlustrando zone d’affetti e d’ombra.Con Se consideri le colpe compone un libro che è un curioso miscuglio di relazione di viaggio, di diario privato e di romanzo, un liquido di contrasto iniettato nel circuito dei nostri pregiudizi.
Soffia forte il vento dell’est. Il cinema rumeno fa incetta di premi all’ultimo Festival di Cannes, aggiudicandosi – a sorpresa – nientemeno che la Palma d’Oro. Sorpresa perché l’opera in questione, 4 mesi 3 settimane 2 giorni, è costata appena 800.000 dollari ed è stata girata in un tempo da record. E poi è una pellicola rumena, figlia d’un Paese la cui tradizione cinematografica è prossima allo zero.
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