Maestro d'avanguardia dell'arte del dissenso, l'artista democratico Shepard Fairey s'è inventato un poster, “Hope”, che è diventato una bandiera. Una bandiera solare e sentimentale. L'icona massima del primo presidente nero degli Stati Uniti è stata ideata da un giovane artista che s'è formato aderendo e sperimentando l'antica lezione costruttivista russa, ibridandola con i capricci della pop art; è infine è andata a combattere il gran torpore d'una nazione che si fonda sull'obbedienza all'egida del consumo, sul rifiuto dell'autonomia di pensiero, sulla necessità del debito.
“Pronto, so’ Fabio de Roma e ve volevo dì che so’ un fascio da panico!”. Inizia così il libro “Ripuliti. Postfascisti durante e dopo Berlusconi”, con la frase di un finissimo ascoltatore di Radio Radicale che in quei giorni - era il 1993 al tempo del ballottaggio tra Rutelli e Fini - aveva lasciato aperti i microfoni e mandava nell’etere deliri di ogni risma.
Prima di aver letto “Il custode” non conoscevo il giornalista e scrittore Giampiero Cazzato e quindi davvero non saprei dire se la sua recente collaborazione a quotidiani e periodici dell’area di sinistra antagonista, ora extraparlamentare, risponda in pieno alle sue idee politiche e i suoi articoli abbiano o non abbiano mostrato una particolare ortodossia falce e martello.
Certo è che questa ortodossia non appare presente nel “Custode”, il libro che è biografia politica di Giorgio Napolitano ed anche sintesi, fino al novembre 2011, dell’attività di Presidente della Repubblica alle prese con la crisi istituzionale, la crisi economica e le parole in libertà dei nostri onorevoli.
La bibliografia sulla P2 e sulla massoneria, deviata e non, è indubbiamente ampia, ricca di tomi approfonditi. Meno presente tra gli scaffali delle librerie semmai sono opere che, in attesa di ulteriori istant book che ci raccontino della P3, P4, Papa, Bisignani, Letta zio, sappiano offrirci una sintesi plausibile del malaffare e delle trame occulte connaturate alla nostra Italia gelatinosa.
Non sapevo che l'Italia fosse nella black list di Amnesty International. In questo libro, i giornalisti Alessia Lai e Tommaso Della Longa, saggisti esordienti, scrivono con grande chiarezza che il nostro Stato, “Paese europeo, membro del G8, espressione della cosiddetta civiltà democratica occidentale, finisce ogni anno sotto la lente d'ingrandimento di Amnesty”. Le cause? Maltrattamenti e omicidi a opera delle forze dell'ordine – spiegano nell'introduzione i due autori – decessi in carcere mai chiariti, ritardi nelle inchieste, addirittura la mancata ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura.
“I postumi della sbornia bisogna averli – il meno possibile, questo sì – come necessario castigo, come equilibratore naturale dell’esistenza. Se la medicina un giorno arrivasse a sradicarli bisognerebbe distruggere il farmaco, a meno che non lo abbia inventato tu, perché ti faresti ricco. Un mondo senza postumi – lasciando stare i miracoli della chimica – sarebbe dunque un mondo senza bevitori, un mondo senza l’atteggiamento allegro e disinibito proprio dello stato d’ebbrezza. Un mondo triste e solo apparentemente più solenne.”
Long John Silver è nato a Bristol. Bristol è Massive Attack, Bristol è Portishead. Bristol è Banksy. Banksy, originario di Bristol, capitale europea dei graffiti, è un misterioso street artist di fama internazionale, famoso per le sue creazioni satiriche e provocatorie, nemiche del potere, degli status symbol, della guerra, della pena di morte, del militarismo e del consumismo. Banksy è famoso per il suo amore per i figli del popolo e per la sua capacità di restituire bellezza ai quartieri degradati e grigi della società postindustriale.
Domenico Di Tullio, avvocato e scrittore romano-sannita classe 1969, ha esordito qualche anno fa pubblicando il saggio “Centri sociali di destra. Occupazioni e culture non conformi” per la Castelvecchi diretta, allora, da Alberto Castelvecchi. Era il 2006. Non tutti i lettori italiani ricordano che la pubblicazione di quel libro scatenò le proteste della sinistra antagonista, comprensive di una simbolica (e conforme) occupazione della casa editrice. L'accaduto fu un discreto volano pubblicitario per l'opera prima di DDT. Posso confermare che la redazione superstite, qualche anno più tardi, ricordava l'episodio con una certa allucinata angoscia. E un pizzico di incredulità.

Presentazione di "Groucho e i suoi fratelli"
La coda di un cane in basso. Durante la presentazione ha vomitato. Di fronte al palco.

Scorcio caratteristico di una casupola abbandonata.
“Restammo sulle rive della Mosella per dodici deliziosi giorni e poi, con gran dispiacere, sgomberammo. Ma avevamo imparato tutti una cosa: se i comuni soldati di qualsiasi esercito potessero riunirsi sulla riva di un fiume e discutere le cose con calma, nessuna guerra durerebbe più di una settimana” (William March, “Compagnia K”, frammento del soldato semplice Plez Yancey, p. 92).

Le copie del libro. A fine presentazione il numero è rimasto invariato.

Il cinefilo Renato Quinzio, Luca Martello e il critico Alessandro Cadoni.

Sempre loro.

Sì, esiste qualcosa di diverso dalla narrativa di genere: nella nuova ondata di letteratura italiana si riconoscono tutta una serie di formidabili, giovani identità autoriali caratterizzate da un aspetto principe; questo aspetto è l'incompatibilità. Incompatibilità rispetto alle ideologie passate e presenti, incompatibilità rispetto ai manifesti e ai dogmi, incompatibilità rispetto – spesso – alla tradizione letteraria nazionale, quasi mai accettata come punto di riferimento primo e incontrovertibile; sembrano più inglesi o americani, per stile, reminiscenze e dignità autoriale.
Caduta la centralità del paradigma del pater familias, autoritario, carismatico, decisionista e tiranno, accettate le tristi conseguenze della “società senza padri”, figlia dei pur necessari cambiamenti sociali novecenteschi (libertà sessuale, controllo delle nascite, emancipazione femminile, aumento del numero dei divorzi) la psicanalista francese Simone Korff-Sausse osserva che la società occidentale vive una fase di passaggio tra un vecchio modello di paternità e uno nuovo, tutto da costruire: “La paternità – scrive, e mi sembra decisamente condivisibile – è un'istituzione in ristrutturazione”.
Albert Einstein diceva che fosse più difficile disintegrare un pregiudizio che un atomo. Proprio perché tende a rigenerarsi, proprio perché tende al limite ad assopirsi ma mai a svanire. Da contemporanei, possiamo e dobbiamo dedicarci a questa battaglia, perché è una questione di giustizia e d'uguaglianza. Scopriamo allora Brigitte Gresy, già direttrice del gabinetto del Ministero per le Pari Opportunità, oggi ispettrice degli Affari Sociali, esperta di questioni femminili sul lavoro e «image des femmes dans les medias».
Un anno fa, studiando “Matto per le bambine” (Stampa Alternativa, 2001), sono partito in cerca di notizie su Lewis Carroll, nel web anglosassone. Ho scoperto qualcosa di incredibile: in mezzo mondo, ma non in Italia, era uscita una biografia che aveva travolto tutti gli studi precedenti sul papà di “Alice”, determinando la distruzione del vecchio “Carroll Myth”. Si trattava di questa “In the Shadow of the Dreamchild.
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