Psicodramma d'un disadattato, ultrasensibile e irrequieto, inadatto alla vita e fragilissimo, “Pit Bull” [Stampa Alternativa, 2007] è un romanzo capace di coniugare realismo, denuncia e sentimentalismo. È uno spaccato di sofferenze e di vuoti: sofferenze spirituali, vuoti intellettuali. Assenza di prospettive individuali: incredibile disintegrazione sociale. È crudele ma non è bugiardo.
“un poeta è difficile dire cos’è.
un poeta vede le cose.
un editore indipendente è un coraggioso.
un editore indipendente che pubblica poesia è un visionario.
i coraggiosi e i visionari servono a questo mondo molto più delle creme antirughe.
gli editori che pubblicano bei libri servono a questo mondo molto più delle creme antirughe.
io faccio uso di creme antirughe e scrivo poesie. a volte sono coraggiosa.
i bravi poeti servono a questo mondo più delle creme antirughe.
se io sono poeta e brava lo dovete decidere voi. io continuerò comunque a fare uso di creme antirughe” [Alessandra Racca].
Domenico Di Tullio, avvocato e scrittore romano-sannita classe 1969, ha esordito qualche anno fa pubblicando il saggio “Centri sociali di destra. Occupazioni e culture non conformi” per la Castelvecchi diretta, allora, da Alberto Castelvecchi. Era il 2006. Non tutti i lettori italiani ricordano che la pubblicazione di quel libro scatenò le proteste della sinistra antagonista, comprensive di una simbolica (e conforme) occupazione della casa editrice. L'accaduto fu un discreto volano pubblicitario per l'opera prima di DDT. Posso confermare che la redazione superstite, qualche anno più tardi, ricordava l'episodio con una certa allucinata angoscia. E un pizzico di incredulità.
"Durante un trasloco infatti si perde, man mano nei giorni, sia la vanità che la credulità sull'esistenza degli oggetti. Chiunque crede nell'esistenza degli oggetti si facesse un trasloco e vedrà con evidenza che non è possibile che esistano tante cose nel posto dove vive. Come quando in casa penetra un raggio di sole, e nel pulviscolo si vedono tante di quelle parti volanti che ci si chiede come si faccia di solito a respirare in mezzo a tutta quella roba, così durante un trasloco ci si rende conto che non esiste illusione più evidente dell'esistenza degli oggetti" (Morelli, "Il trasloco", p. 11).
“[...] e ci sono case belle, brutte, ci sono le stamberghe dei pastori, e quelle miserabili di certi contadini che probabilmente tu non hai mai visto; di dentro. Ma ogni casa, bella o brutta che sia ha qualcosa che non ha niente a che vedere col denaro, molto o poco o niente, di chi ci sta. Tu puoi prendere la più ricca, e la più povera e ti assicuro che io ne ho viste, e ti accorgerai che ognuna ha un tono suo, cioè come si dice?, un carattere. Come le persone. […] Tu prima parlando dei tuoi hai detto che sono melanconici. Il fatto è... è la vostra casa che lo è, ti giuro, non ti saprei dire che cos'è che dà quest'impressione, ma è così. Non ci vivrei mai” (Rosso, “La casa disabitata”, p. 91).
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