Questa è la storia di una donna comune che si accompagna, sfiorandoli, agli eventi di più generazioni. Gisella diventa una serva in casa di parenti, dopo la rovina del padre che perde tutto al gioco e con le donne. Gisella è una moderna Cenerentola che sa di possedere un bene per lei inestimabile, la sua bellezza, non provocante, non eccessiva, come andava di moda a quei tempi, ma dai caratteri fini e delicati che le avrebbero dovuto far trovare un buon marito.
Carlo Cassola è stato un grande inventore di trame. Nei suoi romanzi indagò l’essenza vera della vita senza mai rinunciare a una semplicità che infastidì non poco i censori ideologici del Gruppo ’63. Lo scrittore fu messo al bando, demonizzato e paragonato con disprezzo a Liala. La semplicità della sua narrativa fu degradata al romanzetto da quell’avanguardia che credeva nello stretto legame tra la letteratura e l’ideologia.
“La mattina rimaneva a casa a studiare. Si preparava all’ultimo esame del primo anno ’Istituzioni di diritto civile’. Doveva portare il primo libro del Codice, quello riguardante la famiglia. Era una lettura appassionante e snervante insieme. Egli riferiva mentalmente tutto ad Anna. La sposa di cui parlava il Codice era Anna. Lo sposo era lui. E la chiesa nella quale si celebrava il matrimonio religioso era il Duomo di Volterra. Egli sentiva il fascino del matrimonio e, insieme, il fascino della religione; ma continuava a credere che la famiglia e la chiesa fossero i due cancri dell’umanità. E Anna non riuscì a strappargli nessuna promessa riguardo al futuro”(pag.71).
“Nei primi anni scrissi solo racconti brevi, che furono pubblicati in due volumetti usciti nel '42, La visita e Alla periferia. Il mio primo racconto lungo è del '46: s'intitola Baba e s'ispira alle vicende della guerra partigiana, a cui avevo preso parte in Toscana. Il mio primo romanzo è del '52: Fausto e Anna. In seguito ho alternato le due misure del romanzo e del racconto lungo, mentre non ho più ripreso a scrivere racconti brevi. Nel '59 Einaudi ha raccolto in un unico volume tutti i miei racconti lunghi. La raccolta è stata intitolata Il taglio del bosco” (Cassola si presenta nella bandella della “Visita”, 1962).
Di questi tempi una storia come quella de Il soldato farebbe quasi ridere, a meno che non la si contestualizzi storicamente e qualche anima pia di regista (chessò Avati, chessò Mazzacurati, che peraltro ha già fatto un film tratto da Cassola) non la riprenda para para per trasformarla in un film lontano dagli squassi contemporanei.
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