“Ad Alessandro, che una volta incontrandolo gli disse: 'Sono Alessandro, il Gran Re', rispose: 'E io sono Diogene, il Cane'. E quando il Re gli chiese spiegazioni disse: 'Scodinzolo a chi mi dà qualcosa, abbaio a chi non mi dà niente e mordo i buoni a nulla” (Diogene Laerzio racconta Diogene di Sinope).
“Ma più d'ogni altra cosa a Febo piace la luna, è un cane lunare, la sua pazzia è dolce e violenta, ogni sera, quando la luna nuova, tonda e gialla come un enorme pane appena sfornato, sale dall'orizzonte fuor dai boschi neri di Sicilia, Febo si accuccia sull'alto della ripa, e guarda la luna che sale lenta nel cielo trasparente. Amica la luna, amica di Febo la luna. Che prima sale dolcemente, poi si ferma a mezzo il cielo, ed ora si muta in una rosa, e fiorisce subitamente, esplode con lentezza studiata, ora si muta in un viso di donna, che a poco a poco sorridendo si affaccia, e le labbra pallide sorridono [...]” (Malaparte, “Febo cane metafisico”, p. 23).
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