Raccolta di dodici racconti, originariamente apparsi per Mondadori nel 1950, ambientati tendenzialmente tra la Nofi (Nocera Inferiore) e i vicoli di Napoli tanto cari all'artista, “Gesù fate luce” è un quaderno di prose caratterizzato da una scrittura carica, spumeggiante e ludica, innervata da uno spirito popolano e popolare irriducibile, facile preda di adattamenti teatrali per sketch o piccoli sceneggiati fondati sulla segreta (manco troppo, non sempre) essenza di Napoli, e sull'incredibile capacità campana di sopportare e rovesciare la miseria, le sofferenze e le sfortune. A distanza di sessant'anni, lo stile di Rea è decisamente e incredibilmente fresco, vivace e solare.
La collana “Biblioteca Storica. Documenti” del quotidiano “Il Giornale”, distribuita esclusivamente in edicola, ha appena proposto la pubblicazione di due scritti poco noti di Curzio Malaparte: l'incompiuta biografia, tutt'altro che agiografica, di Mussolini, “Muss.”, e il saggio breve, ideato e steso post 1943, “Il grande imbecille”. Sono scritti che andrebbero comparati, idealmente, col romanzo satirico “Don Camaleo” (1928; edizione ampliata, 1946) per completare il quadro del man mano più convinto dissenso anti-mussoliniano dell'artista pratese. Scopriamo, intanto, dove e come sono stati ideati e composti.
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