«C'è stato un momento della mia vita non troppo tempo fa nel quale potevo semplicemente esibirmi in un café e fare ciò che mi piaceva fare, suonare musica, imparare esibendomi, esplorare cosa significasse per me, i.e., divertirmi mentre irritavo e/o divertivo spettatori che non mi conoscevano. In questa situazione avevo la preziosa e insostituibile lussuria del fallimento, del rischio, della resa. Lavoravo duramente per mettere insieme queste cose, questo lavoro. Mi piaceva e mi mancò quando scomparve. Quello che faccio è recuperare ciò» [Jeff Buckley].
Tutti almeno una volta nella propria vita hanno sognato di poter incontrare un giorno il proprio idolo o eroe o personaggio di riferimento, chiamatelo come volete, uno scrittore, un regista, una cantante, un’attrice, un giocatore di calcio, un astronauta, un personaggio che vive nei libri o nei film o nei cartoni animati e qualcuno ha avuto persino la fortuna di coronarlo quel sogno, di potergli stringere la mano, di scambiarci due chiacchiere, di farsi autografare un libro o un disco, di berci un caffè insieme, qualcun altro rimpiange anche il giorno di averlo incontrato l'uomo dei proprio sogni per la delusione scaturita da quell’incontro, perché quell’uomo o quella donna non corrispondevano per niente all’idea che ci si era fatti di loro.
“Picasso non passava il tempo a bighellonare su marciapiedi affollati. Picasso aveva disintegrato il mondo dell'arte e adesso i pezzi giacevano sotto gli occhi di tutti. Era un rivoluzionario. Era così che volevo essere io” (Bob Dylan).
Difficile dire quando Bob Dylan sia diventato un classico. In un certo senso, è come se fosse stato istantaneamente, naturalmente un classico: dal primo disco in avanti. Bob Dylan è stato così amato, così discusso e così frainteso che da parecchio tempo qualcuno scrive che è stato un poeta, non soltanto un cantautore di fama internazionale. Non so dire se sia stato un poeta. I poeti sono gente più pericolosa di Bob Dylan, o più introversa. So che ogni volta che qualcuno mi parla di lui – e in questo periodo succede un po' più spesso, complici i suoi settant'anni – mi ritrovo a chiedermi una cosa buffa. A chi piace, davvero, Bob Dylan, tra le persone che conosco?
Tutto il blues dalla A alla Z. A scriverne, un esordiente d'eccezione: il musicista Fabrizio Poggi, armonicista classe 1958, anima dei Chicken Mambo, popolari più negli States che da queste parti. Il blues, "unica musica popolare realmente americana", nasce negli hollers e nelle work songs dei neri, diventate uno stile solo col passare del tempo. È uno dei pochi stili in cui i silenzi e le pause sono importanti quanto i suoni. "Less is more", insegnavano i vecchi maestri, e Poggi è uno di loro. Robert Johnson sarebbe orgoglioso di lui.
MISIRIZZI
Quella dei fratelli Felice, Simone, Ian e James, sembra essere la più tipica delle storie americane, quelle che si incontrano tra le pagine dei libri di Jack London e Jack Kerouac. Storie fatte di polvere e asfalto e musica. Tre fratelli nati nello stato di New York, lungo le rive del fiume Hudson, con una tipica attitudine da hobo che li ha portati fin da giovani in giro per le vecchie highways americane, sporche di polvere e benzina e musica. Perché la lingua americana non è fatta di suoni – quello è inglese; la lingua americana è fatta di storie. Storie depositate al margine della strada, dove non crescono i fiori. E quando queste storie sono colte dai musicisti, prendono il nome di blues, di folk, di country.
Si è sempre parlato poco di quest’album di Bob Dylan, “Street Legal”, del 1978. Forse perché esce a soli due anni di distanza dallo splendido “Desire”, ed è il disco che precede una serie di album del menestrello del Minnesota fortemente intrisi di religiosità e richiami al cristianesimo, non particolarmente ispirati e ricordati soprattutto per la “svolta religiosa”...
Pochi artisti orbitanti nello spazio aereo e fisico della musica rock, hanno suscitato tante parole, polemiche, ovazioni, fraintendimenti, interpretazioni; pochi artisti hanno saputo incarnare con le proprie opere l’immaginario politico della propria epoca. Bob Dylan incide e suona dal vivo da quasi quarantacinque anni, è autore di alcune pagine imprescindibili della musica popolare del secolo scorso e non sembra aver voglia di mollare nemmeno in questo millennio.
“The Freewheelin’ Bob Dylan” è il secondo album ufficiale del cantautore americano Robert Zimmerman, meglio conosciuto col nome d’arte Bob Dylan, che al giorno d’oggi è ormai sinonimo di cantautore e musica d’autore.
Un altro album imperdibile del cantautore più famoso d’America. Un’altra gemma preziosa nella discografia ufficiale di Bob Dylan, “Highway 61 Revisited”, con canzoni indimenticabili quali “Like a Rolling Stone”, “Ballad of a Thin Man” e “Desolation Row” (ripresa e tradotta dal nostro Fabrizio De André, con il titolo “Via della Povertà”), che conferma la piena maturità dell’artista, la grande ispirazione e la facilità di composizione di quegli anni, che si presentano come quelli più frenetici e produttivi, dal punto di vista musicale, per il cantautore del Minnesota.
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