Una grazia sconfinata, una grande semplicità, uno stile inconfondibile: queste le tre caratteristiche principe delle microbiografie scritte dalla bizantinista Silvia Ronchey, fautrice di un approccio originale, fiabesco e seducente alle vite di letterati, filosofi, poeti e santi, madri padri e padrini della nostra civiltà. “Il guscio della tartaruga” [Nottetempo, 2009] è un mosaico composto da sessantacinque argomenti diversi; è la storia di tante storie, scritta rispettando la lezione degli enciclopedisti e degli agiografi bizantini: sa essere evocativa in poche battute, sa scolpire il passato con lucidità e consapevolezza, sa affascinare e sa insegnare con deliziosa naturalezza.
Raimondo Lanza di Trabia. Pronunciato così, a freddo, questo nome può risultare altisonante, anacronistico, forse potrebbe far volare l’immaginazione fino a pensare che si tratti dello pseudonimo di qualche scrittore. Ma Raimondo Lanza di Trabia è stato un uomo, un italiano, una vita che ha intrecciato altre vite, che si è fatto interlocutore acuto e indimenticato della nostra storia vivendola fino in fondo. Come tutta la sua avventura terrena.
Difficile dire quando Bob Dylan sia diventato un classico. In un certo senso, è come se fosse stato istantaneamente, naturalmente un classico: dal primo disco in avanti. Bob Dylan è stato così amato, così discusso e così frainteso che da parecchio tempo qualcuno scrive che è stato un poeta, non soltanto un cantautore di fama internazionale. Non so dire se sia stato un poeta. I poeti sono gente più pericolosa di Bob Dylan, o più introversa. So che ogni volta che qualcuno mi parla di lui – e in questo periodo succede un po' più spesso, complici i suoi settant'anni – mi ritrovo a chiedermi una cosa buffa. A chi piace, davvero, Bob Dylan, tra le persone che conosco?
Tiberio Mitri, pugile e patriota giuliano classe 1926, scomparso a Roma nel 2001, fu un atleta capace di sopravvivere alla povertà, all'educatorio, alla guerra e alla Risiera di San Sabba per diventare campione d'Europa nel 1949 e nel 1954. Amatissimo per la sua eleganza e per il suo stile, sul ring, conquistò italiani e francesi con disinvoltura e naturalezza, e onorò Trieste con i suoi successi negli anni più delicati – quelli in cui si stava decidendo delle sorti della città di San Giusto, e delle cittadine istriane. Onorò Trieste incarnando il suo spirito combattivo, nel momento necessario.
Sia anche con un po' di gusto della provocazione che questa scheda sulla prima biografia italiana di Mustafa Kemal Atatürk, va on-line nell'anniversario della morte del suo protagonista, mentre nel paese si celebrano pomposamente le sue memorie e si esaltano con commozione le sue immense capacità; insomma nel giorno-emblema-rito di quella “religione civile” che è il culto di Atatürk in Turchia. Sono modestamente convinto infatti che gli amici turchi debbano aprirsi allo spirito critico (inteso non nella sua accezione negativa, ma in quella di discussione democratica e serena) verso il valoroso fondatore della Repubblica di Turchia.
Non sono uno sportivo, sono un tifoso di calcio. E come tutti gli sportivi sanno, e Sandro Modeo ripete con chiarezza nel libro, intellettualmente noi tifosi siamo subumani: questa nostra suprema stupidità è, quando cosciente e dominata, una forma bambinesca di trasgressione. Ma non si può negare che sia, che esista. Che cosa mi ha spinto, allora, ad andare in cerca di un libro sull'allenatore della squadra che negli ultimi anni ha sconfitto più volte la Roma in tutte le competizioni, ribadendo la nostra identità di eterni perdenti, di magnifici secondi, di irrimediabili frustrati? Semplice: Mourinho è uno dei personaggi più intelligenti e divertenti apparsi in Serie A, almeno dagli anni Ottanta.
Dell'epoca post–beat americana si sa ben poco in Italia.
Prima di recensire il formidabile esordio saggistico di un letterato giovanissimo (classe 1983) e destinato a far molto parlare di sè, il sardo Luca Martello, ho pensato di intervistarlo per farmi raccontare tutto – ma proprio tutto – su "Groucho e i suoi fratelli. La vita e l'arte dei Marx Bros" (Castelvecchi, 2010). Almeno vi preparate per bene e per tempo a questa micidiale esperienza estetica. Buon viaggio.
Il caso Malaparte: è bene concentrarsi sul grande scrittore padre de “La pelle” o di “Kaputt” oppure sul politico cortigiano e arcitaliano, capace di cambiare schieramento e convinzioni a seconda delle convenienze, delle opportunità e delle circostanze, spesso assecondando l'interlocutore che ha di fronte?
La Ugo Magnanti Editore è una piccola casa editrice presente sul territorio pontino e dedita a stampe rigorosamente limitate e molto curate. Anzio, città natale del più discusso imperatore romano, è anche lembo costiero che si approssima all’editore della contigua Nettuno attraverso una complessa e tuttora avvincente ricerca che viene condotta sull’argomento. Yves Perrin, segretario della Sociètè Internazionale D’Etudes Nèroniennes, nella prefazione chiarisce subito che “esistono due Neroni, quello degli studiosi e quello dei non specialisti”.
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