“L'italiano non ha paura / della legge di natura / e talvolta, anzi, corregge / la natura della legge” (“Benedetti italiani”, p. 153): dimenticate l'orgoglio patriottico localissimo dei “Maledetti toscani”, dimenticate quanta ostilità e quanto sarcasmo si nascondeva in quelle righe nei confronti di tutti quei cittadini che non fossero toscani; dimenticatelo, ché Malaparte ha giocato un'altra volta al gioco del contradditorio, all'amplificazione parossistica della doppiezza, al gusto di avere stile nell'essere prima guelfo e poi ghibelllino.
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