Recensione idiota.
Ma insomma, com'è questa arte del piano B?
È un'arte artigiana, agricola, industriale, intellettuale, cazzona, pure.
Pure cazzona?
E certo. Quale arte non è un po' cazzona?
….
Credo che almeno una volta nella vita sia capitato a tutti di scontrarsi con la ferocia e la crudeltà dei bambini, con la loro cattiveria capace di spingersi oltre qualunque limite e non sto parlando, semplificando, dei bambini di guerra o di coloro che vivono i zone difficili o da storie di degrado, no, sto parlando dei bambini che hanno giocato con voi, dei vostri figli, di quelli che vedete uscire da scuola. Magari vi sarà capitato anche di viverla sulla vostra pelle questa crudeltà quando eravate piccoli o magari l’avete vissuta anche oggi che siete degli adulti (i bambini sono capaci di non farsi troppi problemi) e che avete dei figli o dei nipoti e questa ferocia vi ha sconvolto la vita in una tale maniera che ne rimarrete segnati per sempre.
Spiegare la guerra ai bambini non è semplice. Così come non è semplice far comprendere loro l'orrore della morte e della distruzione che ogni guerra porta con sé. Eppure è fondamentale che anche i più piccoli, giunti ad un'età adeguata, vengano messi a confronto con gli episodi più tristi della nostra storia.
Ci siamo rincorsi per mesi io e “Il Divoratore” il romanzo di Lorenza Ghinelli, per vari motivi quando ci incontravamo ci respingevamo, vuoi per la mancanza di tempo, vuoi per la copertina che, mi dispiace confessarlo, fa tanto libro fantasy dozzinale (molto meglio la vecchia copertina, quella della prima edizione uscita per Il Foglio…e tanto di cappello, come sempre, all’intuizione di Gordiano Lupi nell’aver scoperto questa autrice), vuoi anche per quella scritta “Il caso letterario dell’anno” di cui sinceramente non se ne può più, e adesso che l’ho divorato tutto d’un fiato in un pomeriggio, posso dire di essere contento di averlo finalmente letto.
Ho sempre provato una profonda invidia per coloro che riescono a scrivere racconti, girare film o disegnare storie per bambini. Bisogna essere dotati di una strana forma di grazia, dolcezza, attenzione per poterlo fare e credo che in una società sempre più complessa, incattivita, cinica e schiava del marketing come la nostra la sfida sia ancora più ardua da raccogliere e portare a termine.
Cosa e come scrivere dell’incredibile romanzo di Shirley Jackson “Abbiamo sempre vissuto nel castello” pubblicato negli Stati Uniti nel 1962 e portato in Italia da Adelphi nel 2009, sono state due domande che mi hanno disturbato parecchio in questi giorni al termine della sua rilettura.
“Corrierino delle famiglie” [1954] è una raccolta di racconti, sketch e bozzetti dello scrittore borghese Giovannino Guareschi: una raccolta di racconti caratterizzata da una profonda semplicità, da un respiro docile, gentile, umanissimo e famigliare, prosa delle piccole cose (sono piccole davvero?) e della quotidianità, spaccato d'un'Italia che respirava quieta il profumo della democrazia e del lento ritorno alla normalità.
La notte della Vigilia si avvicina e le lettere a Babbo Natale dovrebbero essere già state tutte spedite, ma poiché siamo italiani metterei la mano sul fuoco che qualcuno non abbia ancora ottemperato a questa incombenza, lasciandosi per l'ultimo momento l'annoso problema dei regali. Fortunatamente c'è chi ci ha pensato con largo anticipo: la Walt Disney infatti, per il Natale che chiude la prima decade del nuovo millennio, ha impacchettato ed infiocchettato un favoloso cesto regalo per i suoi affezionati, il suo Classico num.
Non sono molti i film che parlano dell'adolescenza senza cadere nei buchi neri dei luoghi comuni. Ci prova Spike Jonze, redivivo dopo un'assenza dai grandi schermi lunga ben sette anni. L'eclettico (ormai) quarantenne ci aveva abituato alla sua attività cinematografica rarefatta, ma adesso, con la trasposizione di uno dei raccconti per bambini più amati degli ultimi anni, di curiosità ce n'era parecchia. "Il paese delle creature selvagge" è tratto da "Where the wild things are", libro illustrato di Maurice Sendak, piccolo gioiello adorato dai piccoli - e grandi!
Il titolo originale dell’opera di Elorriaga era “Vredaman”. Un articolo apparso su “Deia” nel 2005 spiega che si tratta di una parola inventata, non pronunciata nell’opera, coniata come omaggio ibrido a uno dei protagonisti di “As I Lay Dying” di William Faulkner, Vardaman Bundren, e al pittore olandese Vredeman de Vries.
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