avana

Massimo Campo (Roma, 1969), si occupa di organizzazione aziendale e tecnologia per multinazionali della comunicazione. Ha vissuto lunghi periodi all’Avana, Francoforte e Tokyo. Ama la prosa cruda, sincera e nuda, di Pedro Juan Gutiérrez, Charles Bukowski, Irvine Welsh. Ha scritto racconti erotici per Eroxè e RossoScarlatto. Scrive sul blog avana.ilcannocchiale.itMa l’Avana è su un’isola"
Certo che se tutta quella pioggia fosse caduta su qualsiasi altra città l’avrebbe affogata, con tutti i suoi abitanti intendo dire. Ma l’Avana è su un’isola. L’acqua scivola via dai bordi e cade in mare. Ecco. Ecco perché non si allaga mai. Non certo perché il sistema fognario funzioni bene. Laggiù nulla funziona bene. Nulla. Ma tutto tira avanti. E così fanno tutti. Si danno da fare, insomma.Quando Milena scese di casa, a canticchiare quelle filastrocche sciocche dico, l’acqua veniva giù che dio la mandava. Le vecchie del barrio tentarono di fermarla. Le dissero che era pericoloso. Ma lei scese lo stesso, a piedi nudi poi. Ora, non è che volesse cacciare via le nuvole col solo suono della voce, no. Non era stupida sino a quel punto. Anche le parole dovevano avere il loro peso. E così le scelse con attenzione.Quando il cielo cominciò a schiarirsi, dopo tre giorni ininterrotti di pioggia, le vecchie del barrio erano ancora là. E Milena lo stesso. Aveva appena smesso di cantare e non l’aveva fatto per più di dieci minuti. Però il sole era tornato. La pioggia aveva smesso di prendere a schiaffi la città. Il mare di urlare. Tutti i bambini le corsero intorno per ringraziarla. Erano troppo stufi di continuare a giocare in casa. Qualcuno addirittura aveva voglia di tornare a scuola. I genitori tentavano di spiegargli che non poteva essere stata la ragazza colle sue canzoni a far tornare il sole... ma niente. I bambini sono mille volte più puliti dei grandi, e quando le cose sono evidenti le vedono davvero come si dovrebbero vedere. Nella loro, ingenua, semplicità.Milena, allora, canticchiò ancora una piccola filastrocca imparata da una vecchia dell’oriente. Indicò col dito verso il cielo. In pochi istanti apparve agli occhi di tutti l’arcobaleno più bello che si fosse mai visto sull’Isola. Era pieno di colori. Forse saranno stati cento e tutti accesi e splendidi. I bambini presero a baciarla, a ballarle intorno, gridando come piccoli pirati in vista del bottino."
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