Pirandello sosteneva che «siamo i primi nove anni della nostra vita». Amélie Nothomb, con questo singolare suo racconto autobiografico, accorcia il tempo decisivo che imprime l'indelebile effigie al nostro essere ai primi soli tre anni di vita. Nel ridiscendere alle scaturigini della propria identità, la scrittrice compone un eccentrico Bildungsroman, tutto imperniato sul rapporto fondamentale tra realtà fisica e linguaggio, cose e possibilità di nominarle. L'edificazione del reale diventa possibile solo attraverso la parola: un buttar fuori che produce realtà solo e in quanto riesce a nominarla, in qualche modo a definirla.
La prima edizione di "Capriole in salita" è stata pubblicata dalle Edizioni Lint, Trieste, nel 1996. Si tratta dell'opera di esordio di Pino Roveredo, scrittore che nel 2005, grazie a "Mandami a dire" è riuscito a conquistare il Premio Campiello. "Capriole in salita" è un racconto autobiografico, la cronaca di un lungo viaggio esistenziale che ha portato lo scrittore ad attraversare i territori sconfinati e desolanti dell'alcolismo e di tutte le aberranti conseguenze che l'abuso di alcol può comportare.
Seconda guerra mondiale. Germania nazista e URSS schierate sul campo. I loro movimenti raccontati dalle voci gracchianti delle radio. Un latitante politico, comunista nella giovane Repubblica Turca, autoritaria e filotedesca. Una baracca in cui nascondersi. Poi un giorno una passeggiata all'aria aperta, il morso di un cane al polpaccio. Un cane rabbioso, forse. L'incubazione della rabbia dura quarantun giorni, prima che sopraggiunga la paralisi. Quarantun giorni d'attesa nella baracca. Ogni giorno una linea bianca sul legno della porta. Ogni linea un capitolo del libro. Nascosto come un topo, nella paranoica attesa degli effetti della malattia, nella consapevolezza che gran bella cosa è vivere.
Sono trascorse diverse settimane da quando ho concluso la lettura di questo libro, lasciato ingiustamente sugli scaffali per tanto, troppo tempo, ed ancora non riesco a staccarmi dal pensiero del fiume di dolore che ho provato perdendomi tra le sue pagine. Avevo dimenticato il motivo per cui lo avevo acquistato; avevo dimenticato quelle prime soffocanti parole che aprono una voragine sui ricordi dell’allora bambino Hyok Kang, nato nel 1986: “se hai privato di tutto qualcuno, questi non è più in tuo potere. È di nuovo completamente libero” (Alexandr Solženicyn).
Finalmente è giunta anche in Italia la seconda opera biografica di Jerry Lewis (la prima è l’inedita In Person, 1982) scritta con James Kaplan ed edita dalla giovane Sagoma Editore, in cui si racconta questa insolita storia d’amore (non molto corrisposto, in verità) fra il comico più importante del secondo Novecento e Dean Martin.
“Tutto a un tratto, fu lui a prendere in mano la conversazione, insegnandoci quelle che considerava le tre lezioni necessarie al buon andamento nella nostra esistenza e del nostro avvenire: Se uno di voi si trova in serie difficoltà, e dico serie, nella scelta tra andare in prigione o all’ospedale psichiatrico, che scelga la prigione, perché da lì le persone escono tutti i giorni […]
“Il guaio, se scrivi un libro su di te, è che devi rigar dritto. Quando parli di un altro puoi stiracchiare la verità da qui alla Finlandia. Se parli di te, al minimo sgarro ti rendi conto all’istante che non sarai ladro, ma sei di sicuro uno sporco bugiardo. Anche se il fatto è noto, credo sia ora di annunciare che io nacqui in tenerissima età. Non feci in tempo a pentirmene, che già avevo quattro anni e mezzo. Ora che siamo sul tema dell’età, saltiamolo a piè pari”
A metà tra l’autobiografia e il manuale tecnico per amanti delle nuove tecnologie, “L’architettura del nuovo web”, di Tim Berners-Lee è un libro che non può mancare nella collezione di tutti coloro che amano i new media, internet e il world wide web, e desiderano conoscere qualcosa di più sulla storia e le vicende che hanno portato alla nascita e alla definitiva maturazione della “rete delle reti”.
Non credo sia mai stato facile chiarirsi le idee sulla storia di un giornalista molto amato ma altrettanto detestato come Indro Montanelli.
Carlos Franqui compie ottantasei anni e decide di scrivere la sua autobiografia raccontando attraverso la sua vita uno spaccato della storia di Cuba. Ne viene fuori un libro monumentale, a metà strada tra il saggio e il romanzo, scritto con uno stile piano e colloquiale che lo rende accessibile a tutti. Un saggio importante, di cui si sentiva davvero il bisogno, tradotto magistralmente dallo spagnolo da Raul Schenardi. Rendiamo merito a Baldini e Castoldi, editore lungimirante, che contrappone alle ricostruzioni agiografiche di autori “inginocchiati” come Gianni Minà, la verità storica vissuta da un protagonista della Rivoluzione.
La storia di Malcolm X – la X serve a sostituire il cognome americano e a prendere il posto di quello originale africano, ma sconosciuto – sembra davvero quella di un film. Ne è stato tratto uno, infatti, nel 1992, per la regia di Spike Lee e con la memorabile interpretazione di Denzel Washington.
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