Estate di San Giovanni, Helsinki, 1975. Un giornalista e un fotografo, depressi e delusi dalla vita, stanno tornando a casa, viaggiando indifferenti e stanchi, quando una lepre attraversa la strada. Viene investita. Il giornalista scende per curarla, laggiù, nel buio della radura dove s'è rifugiata. Il fotografo, stizzito e smanioso, lo richiama. Devono ripartire. Ma il giornalista non torna indietro. E così siamo rimasti qui, dice alla lepre, mentre la coccola e la conforta.
Stralunato, picaresco e grottesco, “Lo smemorato di Tapiola” (1991; IT, Iperborea, 2001), tenero e umanissimo romanzo dello scrittore finlandese Arto Paasilinna (1942), già padre del grande “L'anno della lepre” (1975; IT, Iperborea, 1994), è un libro destinato a fare la gioia di quei lettori in cerca di narrativa di viaggio (e quindi, come sempre, di trasformazione) atipica ed esotica; assieme, piacerà agli appassionati di questioni legate alla natura della memoria e ai problemi legati alle amnesie; infine, colpirà i lettori un po' più avanti negli anni, perché probabilmente riconosceranno nei vuoti, nelle aporie e negli irruenti recuperi del passato (dell'identità) del protagonista qualcosa di famigliare, e di proprio.
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