(Sperando di fare cosa gradita al lettore curioso italiano, traduciamo dal turco, previa gentile concessione dell'autore, un articolo di Fehim Işık intitolato La letteratura classica curda e apparso on-line sulla gazzetta «Ilke Haber» il 19 Gennaio 2010. Fra le tante altre che meritano attenzione, la letteratura curda è una di quelle che necessitano di una particolare cura, date le minacce che da più di un secolo ne minano l'esistenza e la libertà. Nonostante tutto però non molla, non muore. Il Novecento è passato anche per insegnare che in condizioni estreme la letteratura è uno degli strumenti più affinati di resistenza e di persistenza.
“Ma non possiamo avere alcuna compassione. Il destino saggiamente ce lo vieta. Se i figli, già stremati come sono dalla sofferenza, dovessero accollarsi anche questo peso, aggiungendo nella loro immaginazione altri dolori oltre ai propri, non si costruirebbero più palazzi; le strade tornerebbero sentieri erbosi; sarebbe la fine della musica e della pittura; solo un enorme sospiro si leverebbe al cielo, e le uniche risposte rimaste agli uomini sarebbero l'orrore e la disperazione. Fortunatamente, c'è sempre qualcosa che ci distrae: un organetto che gracchia all'angolo dell'ospedale, un negozio di libri e cianfrusaglie, la smorfia curiosa di un cane o di un gatto […]. Oggi, solo i pigri e i falliti dispensano compassione”.
Raccolta di articoli, saggi brevi e frammenti di Jack London, “Pronto soccorso per scrittori esordienti” (Minimum Fax, 2005), curato da Monica Crassi, per la traduzione di Andreina Lombardi Bom, è un bignami del “Martin Eden” completo di qualche curiosità non sempre marginale o irrilevante. L'idea di avvicinare neofiti e curiosi al grande Jack con questa scorciatoia è simpatica – è carina – ma niente di più. Mi sembra pacifico.
"Io sono convinto, senza essere affiliato a nessuna setta spiritica, che la sola presenza fisica dei libri, in una biblioteca, agisca su chi li possiede. Si legge anche per osmosi” (Pontiggia, “Leggere”, in “L'isola volante”, p. 71)
“Un solo augurio nell’alto destino di domani, essere assieme fratelli” (Prefazione, Savinio).
Le parole usate per servire a qualcosa si vendicano. (Giorgio Manganelli)
Firma principe della vecchia rivista “L'Eternauta”, Gianfranco De Turris (Roma, 1944), giornalista e scrittore specialista di letteratura dell'immaginario, è uno dei massimi studiosi e cantori italiani del fantastico: espressione di una coerenza e di un coraggio esemplari, capace com'è stato di fronteggiare l'egemonia culturale marxista negli anni della tirannide dell'ideologia rossa, difendendo le proprie idee senza cedere di un metro. Un combattente della cultura e della libertà: un servitore dell'intelligenza, e dell'intelligenza soltanto.
A dispetto di un troppo abusato stereotipo del “è più difficile far ridere che far piangere” Groucho Marx strappa la maschera e si confida:
"Il fuorigioco mi sta antipatico, come tutte le regole che limitano la libertà di movimento e di parcheggio. Vorrei che fosse abolito, anche per rendere meno monotono il gioco e gli schemi che gli allenatori definiscono 'tattici'. Il mio amico Campanati, capo degli arbitri, mi ha detto che sono state giocate partite sperimentali, senza fuori gioco, ma i risultati della prova sono stati del tutto negativi. Secondo Campanati, senza 'fuori gioco' non si potrebbe giocare perché cinque o sei giocatori stazionerebbero per novanta minuti nell'area del portiere. Forse ha ragione lui. Ma è triste che a questo mondo non si possa far nulla senza leggi restrittive della libertà e dell'estro".
“Per conoscere Aldo Zelli è un lavoro che un narratore ha voluto dedicare a un altro narratore. Una sorta di omaggio a un maestro” (Lupi).
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