Recensione idiota.
Ma insomma, com'è questa arte del piano B?
È un'arte artigiana, agricola, industriale, intellettuale, cazzona, pure.
Pure cazzona?
E certo. Quale arte non è un po' cazzona?
….
Parigi è considerata la città dell’arte per antonomasia, dagli americani amanti del Vecchio Continente, e forse non soltanto da loro. Parigi per costoro è il tempio dell’arte tout court: poesia, letteratura, pittura, musica, cinema, danza e tutte le contaminazioni immaginabili tra le arti sono possibili in questo luogo cantato, evocato, ritratto e descritto con dovizia di particolari, nel tempo, dagli artisti stessi che vi hanno soggiornato. Chiedere loro perché Parigi è così magica, unica, il simbolo dell’estetica e della bellezza, del fascino romantico, retrò e al contempo innovativo delle epoche che si succedono è una domanda quasi superflua.
Dopo la pubblicazione in Gran Bretagna nel giugno 2010 (200.000 copie vendute) e negli USA a inizio 2011 (7 edizioni in 8 mesi), esce nel nostro Paese, con Bollati Boringhieri, Un’eredità di avorio e ambra, che può essere definito uno dei casi letterari dell’anno. L’autore, Edmund de Waal - olandese per parte di padre, nato a Nottingham nel 1964, residente nella capitale britannica, dove vive e lavora - critico, storico dell’arte e docente di ceramica presso l’Università di Westminster, è uno dei più famosi ceramisti inglesi. Inoltre è curatore del Victoria & Albert Museum di Londra.
Nato alcuni anni fa all’interno dell’allora sito web di Tommaso Labranca, e cresciuto con le impressioni avute alle varie edizioni dell’annuale rito laico del Salone del Mobile di Milano, il progetto di un libro sull’estetica perbenista prende forma, grazie ai tipi della Excelsior 1881, alla fine dell’aprile 2011. Ovvero dopo la chiusura della 50ª edizione della kermesse, che ha offerto a Labranca lo spettacolo di un’ampia e più o meno esperta, più o meno danarosa, più o meno ingenua fauna di devoti al Santo Patrono della primavera meneghina: il Design.
Quando esco dal cinema dove siamo stati a vedere Il cigno nero ho tutto il film, dentro, che rimescola le viscere. Per qualche secondo, nell'intervallo, è scesa la pace, il tempo necessario a prepararmi per il secondo tempo. Non lascia scampo, questo film. Si odia, si ama. Eccessivo, forse, ma non più della realtà, se ci si ferma un attimo a pensare. A riflettere su ciò che si è vissuto, si vive. Su quello che si legge, che si vede, che si ascolta. Lo schermo ha mostrato un'ossessione, l'ha resa tangibile, me l'ha incisa nel sangue e la sento scorrere ancora dopo giorni. Il cinema è artefatto, è costruzione, e questo, nonostante tutto, è un film razionale. Ragionato. Umano. Logico.
Serge Gainsbourg è stato un artista anticonformista, anarchico, dissacrante, scandaloso, cantante ahimè troppo spesso ricordato (almeno in Italia) solo per “Je t’aime…moi non plus” con l’interpretazione sensuale della sua futura moglie Jane Birkin, amante, poeta, pittore, regista (e protagonista) di un film come “Charlotte Forever” del 1986 che fece scandalo per il rapporto incestuoso con la figlia Charlotte (diventata come si sa anch’ella cantante e attrice di successo).
Una straordinaria e famosa pittrice messicana: Frida Kahlo. Una scrittrice ed esperta d'arte ecuadoriana: Olivia Casares. Una traduttrice ed ispanista napoletana (condirettore della rivista “Latinoamerica”): Alessandra Riccio. Una illustratrice di talento: Mariella Biglino. Un poker di donne alla quale si aggiunge, almeno nel caso specifico, un'altra donna, la sottoscritta, che legge “Memoria in chiaroscuro. Diario apocrifo di Frida Kahlo”, edito dalla Iacobelli, casa editrice romana grazie alla quale possiamo leggere, per la prima volta in traduzione italiana, un libro di Olivia Casares.
Long John Silver è nato a Bristol. Bristol è Massive Attack, Bristol è Portishead. Bristol è Banksy. Banksy, originario di Bristol, capitale europea dei graffiti, è un misterioso street artist di fama internazionale, famoso per le sue creazioni satiriche e provocatorie, nemiche del potere, degli status symbol, della guerra, della pena di morte, del militarismo e del consumismo. Banksy è famoso per il suo amore per i figli del popolo e per la sua capacità di restituire bellezza ai quartieri degradati e grigi della società postindustriale.
Il dandy padre della Ballata del Carcere di Reading sosteneva che una mappa del mondo che non comprende Utopia non è degna nemmeno di uno sguardo, perché Utopia è l'unico paese al quale l'umanità approda. E da sempre, quando l'umanità raggiunge Utopia, allora si guarda intorno e si rimette in viaggio, perché capisce che può raggiungere nuove e più grandi Utopie.
“L'uomo è solo per metà se stesso, l'altra metà è costituita da ciò che egli esprime” [R.W.E.]
27 aprile 1912. “Che cosa farei adesso se non avessi l'arte? Come sarebbero terribili le ore incomprese – strappato brutalmente dai sogni eterni dove non c'è niente di brutto ma solo cose straordinarie, e sentirsi trascinato nella crudezza insensata cui manca tutto ciò che la può abbellire, che potrebbe anche essere la forza. Amo la vita. Amo penetrare nel profondo di tutti gli esseri viventi; ma detesto la coercizione che ostilmente mi incatena e vuol costringermi ad una vita che non è la mia, una vita piegata a basse finalità e all'utile, senza arte – senza Dio” (Schiele, “Diario dal carcere”, p. 10).
"Tendo a una brutale deformazione dei temi che il destino s’è creduto di proponermi come formate cose ed obbietti, come paragrafi immoti della sapiente sua legge. Umiliato dal destino, sacrificato alla inutilità, dalla bestialità corrotto (….) vorrò dipartirmi un giorno dalle sfiancate sèggiole dove m’ha collocato la sapienza e la virtù dei sapienti e de i virtuosi , e, andando verso l’orrida solitudine mia, levarò in lode di quelli quel canto, che, se ben grattato, potrà dare bellezza nel ghigno”. Così s’apre Tendo al mio fine, prosa d’arte al principio del Castello di Udine apparso a puntate su Solaria e raccolto per la prima volta nel 1934, secondo volume pubblicato dal Gadda.
Patrizia Garofalo: La ricerca del protagonista indulge spesso a riflessioni che traggono spunto dall’arte; quale la valenza della cultura, a tuo avviso, come viatico al percorso umano?
Secondo della trilogia autobiografica iniziata con “Infanzia” e terminata con “Vergogna”, “Gioventù” è un vero e proprio romanzo di formazione, in cui l'intera narrazione ruota attorno alla ricerca dell'identità.
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