Nelle pagine di Ara e di Magris, trascorsi ora più di vent’anni, troviamo una guida dallo smalto intatto, un osservatorio ancora generoso sullo spettacolo – misero, splendido – della letteratura di Trieste, e della sua storia. Abisso quella storia lo è per la sua letteratura, ma anche viceversa, l’una e l’altra essendo alfa e omega della stessa antinomia. Presumibilmente, qui è Magris che ne svela la consistenza: quando nell’ultimo capitolo, nello sforzo magnifico di ribadirne l’indicibilità, pure la dice «di carta».
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