Non è soltanto un quaderno d’appunti su Trieste e Umberto Saba: “Interni con figure” è l’ultima riscoperta, in ordine di tempo, tra gli scritti inediti di Stelio Mattioni (1921-1997), scrittore triestino tra i più importanti del dopoguerra italiano.
“Colui che sviluppa il bello dall'interno e non dalla bellezza esteriore, dovrebbe tremare interiormente per la sua molteplicità e cercare di superare la propria inadeguatezza e inettitudine solo attraverso un duro esercizio. Egli vedrà sempre nuove forme che gli tratterranno con briglie di ferro la mano nella sua estasi” (Kirchner, “Per vie incognite”, pp. 3-4).
Tredici novelle brevi, tredici storie insolite che celebrano l'incidenza del caso sull'evolversi della vita, tredici trame che sottolineano la bizzarria di certe coincidenze ribadendo la loro assoluta autenticità. Auster ci regala un libretto esile mandando in stampa quello che sembra essere stato un vero quaderno di appunti, utilizzato nel corso degli anni per annotare tali vicende degne d'esser raccontate proprio in virtù della loro stravaganza. Non meraviglia, allora, il titolo della raccolta che l'editore Il Melangolo inserisce nelle sue nugae, e sembra quasi possibile immaginare “Il taccuino rosso” su cui l'autore ha vergato di proprio pugno le righe che andiamo a leggere.
“De l'inconvénient d'être né” (Gallimard, Paris 1971; Adelphi, Milano 1991) è una raccolta di aforismi, paradossi, appunti e considerazioni sparse nata per sintetizzare e universalizzare il male di vivere di Cioran, e la sua stravagante, cupa e tenebrosa Weltanschauung. Ho scelto una serie di passi, suddividendoli per temi: “Essere al mondo”, “Sensazioni”, “Dio”, “Morte”, “Paradossi”, “Eventuali”. Man mano glosso, quando e se necessario. Oppure, v'accompagno.
“Prima persona” (Mondadori, 2002) è un grande taccuino d'autore: ospita elzeviri, appunti, annotazioni su eventi di cronaca, aforismi, massime e considerazioni sparse; tendenzialmente, concentrate sul mondo del libro, e della letteratura. È un'opera destinata a dare gioia agli appassionati di Pontiggia, a quelli che avevano imparato ad apprezzarne racconti e romanzi: completa e migliora la famigliarità con stile e personalità dell'artista comasco, illudendo spesso di essere seduti allo stesso tavolo con lui, magari condividendo un caffè, qualche sigaretta e un ricco amaro.
LETTERATURA BONSAI. Sbuffi, schizzi, svolazzi, appunti: una galleria di Santoni
“Diario notturno”, originariamente apparso assieme ad altri scritti, “appunti, aneddoti, viaggi e raccontini immaginari” sul “Mondo” di Mario Pannunzio, venne raccolto in volume per la prima volta da Bompiani nel 1956. Ammantato, a cinquant’anni di distanza dalla pubblicazione, dall’aura del gran capolavoro italiota e dissanguato da un citazionismo pulviscolare, che tende a farne – nella percezione del neofita – un magistrale libro di aforismi, è in realtà un libro così poco coerente e uniforme che davvero non riesce in altra missione non sia quella dell’intrattenimento, tradendo così, parzialmente, le sue origini.
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