Il popolo finnico ha smesso di adorare i suoi dei, e di consacrare loro ricchi e opportuni sacrifici: s'è fatto cristiano e ha rinnegato le sue origini. Oggi, ammettere di adorare il Dio dei cristiani implica manicomio o gravi guasti sociali. L'antico capo degli Dei è stato tollerante per parecchi secoli: adesso non ne può più d'essere trascurato, e medita di radere al suolo la Finlandia. Gli altri dèi domandano un'ultima riunione per provare a salvare il salvabile. La storia la racconta – a modo suo – il grande Arto Paasilinna. Magnificamente blasfema, satira di un'intelligenza sovrumana, “Il figlio del dio del tuono” è un'opera esemplare. È spirituale e credibile, rigenerante e solare. Vivere questo romanzo è stato folgorante.
Nel passato, l'apoteosi era il processo di divinazzazione celebrato dopo la morte dell'imperatore Romano: oggi vorrei rendere giustizia a questa formazione musicale morta da tempo. Siamo nel 1975 e dalla Calabria escono fuori dal nulla tre fratelli (Massimo, Federico e Silvana Idà) che insieme a Franco Vinci e Marcello Surace pubblicano un piccolo capolavoro con l'aiuto economico fornito dal papà dei tre: Salvatore. L'album vende pochissimo e rimarrà una rarità per gli appassionati del genere, i nostri non avranno insieme altre possibilità in futuro per dimostrare il loro indiscusso valore.
Commenti recenti
14 min 45 sec fa
59 min 47 sec fa
1 ora 5 min fa
1 ora 9 min fa
1 ora 41 min fa
2 ore 32 min fa
3 ore 26 min fa
3 ore 52 min fa
3 ore 54 min fa
4 ore 39 min fa