Eco non si smentisce mai e ci propone un romanzone poderoso, straripante di personaggi (realmente esistiti e fa piacere ritrovare letterati come Dumas e Nievo), dalla trama complessa e con un’unica figura inventata, il protagonista Simone Simonini, un abile e cinico falsario buongustaio, privo di scrupoli e capace di uccidere pur di salvaguardare sé stesso e le proprie menzogne. Simonini è un individuo sgradevolissimo e antipatico come pochi, bisogna osservare che da questo punto di vista, Eco non ha mezze misure. Per una presentazione generale del romanzo rinvio alla recensione di Monna Lisa http://www.lankelot.eu/letteratura/eco-umberto-il-cimitero-di-praga.html-0.
Harry Bernstein è nato nel 1910. “Il muro invisibile” è il suo primo romanzo, terminato nel 2004 e pubblicato, per la prima volta, nel 2006. Questo significa che Bernstein, pur avendo praticato a lungo l'arte della scrittura (è stato freelance, articolista e redattore), ha debuttato nel mondo della narrativa alla veneranda età di 94 anni.
Simone Simonini è un abile falsario d’idee al servizio di governi, poteri occulti e servizi segreti. Siamo nel XIX secolo. Quest’oscuro personaggio si muove per l’Europa fabbricando il falso della Storia che produce odio. Sarà lui l’ideatore dei Protocolli dei savi anziani di Sion, del bordereau dell’Affaire Dreyfus. Questa è per sommi capi la trama del nuovo romanzo di Umberto Eco, Il cimitero di Praga (Bompiani, pagine 528, euro 19,50). Lo scrittore entra nel cuore del dossieraggio e della mistificazione di cui si avvalgono da sempre la politica e il potere per cambiare il normale corso della Storia.
Scorretto, scomodo, difficile, il primo film del regista Harry Bean narra la storia di Danny Balint, ebreo per nascita, neonazista per scelta.
Per lui, che da bambino ha studiato la Torah ed ha frequentato scuole ebraiche, l’intera vita è dedicata alla conoscenza, allo studio critico e all’annientamento degli ebrei. Che diventeranno, col passare degli anni, nemici che vivono nella ricchezza, nell’avarizia, nelle perversioni sessuali e nel continuo vittimismo. Nella più totale astrazione, come sostiene l’ebraismo, l’En Soph: un “nulla senza fine”.
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