Torna Woody Allen, con una commedia sentimentale che riprende alcune tematiche a lui care, sviluppate attraverso diversi registri narrativi dal suo cinema più recente. E sorprendentemente (ma non poi tanto, a ben guardare) torna proprio a Londra, abbandonata da due film a questa parte e protagonista del filone più glaciale e pessimista – la trilogia Match Point, Scoop, Cassandra’s Dream - del regista newyorchese.
Una grande storia d’amore. Questo prima di tutto, prima del generoso budget messo a disposizione per la realizzazione del film, prima delle atmosfere da incubo proposte da Coppola, prima dell’arcinota storia del vampiro per eccellenza: Dracula. Il Conte che – nella fattispecie – resiste al tempo e alla non vita nel tentativo di rincontrare l’amore perduto tragicamente per un inganno crudele. Lui, il Principe dei Carpazi, che la croce l’aveva pur servita, con onore e coraggio, nel giorno più buio della sua vita giurò guerra a Dio e dannazione eterna per le sue vittime.
A suo rischio e pericolo, un regista (o chi per lui, o lei) si prende la briga di trarre un film da un romanzo di grande successo. Certo, l’operazione può pure andare bene. Spy-story, legal-thriller e materiale simile, assicurano una larga adattabilità (quando non vengono scritti addirittura con il contratto della Major già in tasca, o giù di lì), fanno contento il pubblico in vena d’intrattenimento “chiavi in mano”, e, di rimando, anche chi il film l’ha prodotto e il libro l’ha scritto: tutti affratellati in un girotondo di bei bigliettoni.
ALEXANDER DYONISUS MORRISON
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