Cassola scrive come uno che è in pace con sé stesso, e in armonia col mondo. I suoi dialoghi sono come cinguettii. I personaggi s'inseguono, s'interrompono, si innamorano, si allontanano come cantando: le loro parole hanno il dono innato del ritmo naturale, quello del parlato, figlio della grande intelligenza linguistica dell'artista. Quando Cassola racconta il male riesce a tenersene ben distante, e tuttavia (“La ragazza di Bube”) lo descrive con esattezza e con un atteggiamento che sembra paradossalmente negligente – quello di chi ogni cosa registra, e niente in fondo giudica.
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