Arrietty - Il mondo segreto sotto il pavimento, attesissimo nuovo lungometraggio dello Studio Ghibli, è stato presentato fuori competizione un anno fa al Festival Internazionale del Film di Roma, suscitando buoni consensi della critica e spasmodica attesa negli appassionati.
Si rivela essere un esperimento maldestro quello di gettarsi nel pieno di una storia di animazione costruita sul finire del secolo ormai trascorso. Alla nuova “generazione” non mi lega alcuna tenerezza d’infanzia, neppure attenuati ricordi che possano ingannare e, quindi, deviare la volontà da un giudizio spassionato. Smuovere la sabbia della nuova realtà d’animazione può a volte riservare sorprese di vario genere, piacevoli o meno dipende dai punti di vista e dallo stato d’animo del momento. Non sono nuova ad “esperimenti” di tal genere, ma questa volta c’era una vera e propria sfida da portare a compimento.
“Sono dovunque le anime a Roma. Come i vivi, vagano tutto il giorno. Come i vivi, non sanno più chi sono”. E vagano per piazza Venezia, i morti, intrecciando il loro destino a noi che siamo rimasti. Allora Roma è una città piena di fantasmi, perduti e confusi, incapaci di ritrovare la strada: vivi, a dispetto della loro morte, ma non sempre a proprio agio con gli altri. Sembra quasi di ritrovarsi, ambientazione a parte, nell'opera prima del giovanissimo Parise, Il ragazzo morto e le comete (1950).
Uno dei più interessanti e originali anime uscito negli ultimi tempi sui canali satellitari è sicuramente Ergo Proxy. Il filone è quello fantascientifico, ma la fantascienza è solo una semplice cornice per catapultare lo spettatore negli angosciosi meandri della psiche dei protagonisti, calati dal regista Shuko Murase e dallo sceneggiatore Dai Sato in un universo cupo e straniante dove vincono penombra, chiaroscuri, colori tetri e scenografie allucinogeno-ossessive. Siamo nella città-cupola di Rom-Do, in un futuro remoto indecifrabile, luogo in cui convivono uomini e autorave (androidi a totale servizio dell’uomo) in conseguenza della quasi estinzione del genere umano.
Seguendo le tracce del celeberrimo Studio Ghibli, nel 2006 uscì in Giappone nelle sale il primo lungometraggio della Gonzo, Origine – Spirit of the Past (il titolo originale, tradotto in italiano, sarebbe Agito dai capelli d’argento), pellicola ad alto budget e ad ottima resa estetica. Sul solco del cinema miyazakiano, Keiichi Sugiyama immagina una storia ambientata in un futuro remoto in cui centrale è il tema del complicato equilibrio tra l’uomo e l’ecosistema, a seguito dell’immancabile cortocircuito che annienta il vecchio mondo per edificarne uno nuovo. Nella fattispecie, siamo trecento anni nel futuro, in un mondo devastato dall’uomo che si ritrova a sopravvivere con mezzi di sussistenza primaria.
Devo tanto all'immaginario giapponese, sono cresciuto (e credo moltissimi altri come me) a base di cartoni animati giapponesi, nutrendomi con le saghe storiche come "Lady Oscar" e "Il tulipano nero", con le telenovelas animate come "Candy Candy" e "Georgie" (a posteriori ammetto di ringraziare sorella e madre per la loro ossessione verso queste serie), con quelle sportive (molto più simili a conflitti armati che allo sport) come "Mimì Ayuhara e la nazionale di pallavolo", "Holly e Benji, "Mila e Shiro", "L'Uomo Tigre" (pur se ques'ultimo è un capitolo a se stante), con i robot alla "Goldrake", "Mazinga Zeta", "Daitarn 3" (per citarne solo alcuni), coi divertenti e demenziali "
Può una pesciolina rossa innescare una rivoluzione dell’ecosistema? Nei film di Miyazaki accade anche questo, senza che nessuno se ne abbia a sorprendere, né i personaggi della storia dell’ultimo lungometraggio del maestro dell’animazione orientale, né tanto meno gli spettatori amanti, abituati ai suoi universi cangianti, caleidoscopici e metamorfici. Con Ponyo sulla scogliera Miyazaki ci regala il suo film dall’apparenza più infantile e lineare, nel quale il sempre frastornante quadro visivo è posto al servizio di un’amicizia quanto mai fanciullesca, tra un bimbo di cinque anni e un pesce rosso dalle vaghe sembianze antropomorfe.
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