Arrietty - Il mondo segreto sotto il pavimento, attesissimo nuovo lungometraggio dello Studio Ghibli, è stato presentato fuori competizione un anno fa al Festival Internazionale del Film di Roma, suscitando buoni consensi della critica e spasmodica attesa negli appassionati.
È incredibile che Walt Disney, uno dei maggiori artisti del secolo XX, sia stato perseguitato dagli stessi critici che prima lo esaltavano. O non è vero? Tutto sembra essere cominciato per colpa delle sue opinioni politiche che, in ogni caso, poco hanno a che vedere con il suo indubbio genio per la più genuina delle attività artistiche (e tecniche) del cinema: il disegno animato. Ma Disney non è stato soltanto questo. Lo storico Leonard Maltin afferma: “Disney è il più influente e famoso produttore della storia del cinema”. Non fu soltanto un produttore, ma anche un instancabile inventore dei metodi di animazione.
Autore nel 2003 di quel piccolo gioiello che è Les Triplettes de Bellevile (Appuntamento a Belleville), Sylvan Chomet per la sua opera seconda non cambia la modalità espressiva, quella del cinema di animazione, e rende omaggio ad uno dei personaggi più originali del cinema francese, quel Jacques Tati autore di quella esilarante e malinconica maschera che era Monsieur Hulot, protagonista di pellicole come Mon Oncle (Mio Zio), premio Oscar per il miglior film straniero nel 1958. L’illusionista è infatti una sceneggiatura dello stesso Tati, scritta l’indomani di Mon Oncle e rimasta inedita fino ad oggi.
Sia messo a verbale, Vostro onore: chiunque sostenga che i film di animazione sono cose da bambini dovrebbe venir arso sul rogo come accadeva alle streghe medioevali – povere dolci vecchine, pace all'anima loro – per l'immonda eresia che vanno in giro dichiarando. Mi oppongo a queste corbellerie... ad una simile concezione retrograda ed ignorante che è propria dell'Occidente, poiché se tale idiozia corrispondesse a verità sarebbe parimenti indiscutibile che io abbia buttato un pomeriggio a dilettarmi con un film di seconda categoria...
Uno dei più interessanti e originali anime uscito negli ultimi tempi sui canali satellitari è sicuramente Ergo Proxy. Il filone è quello fantascientifico, ma la fantascienza è solo una semplice cornice per catapultare lo spettatore negli angosciosi meandri della psiche dei protagonisti, calati dal regista Shuko Murase e dallo sceneggiatore Dai Sato in un universo cupo e straniante dove vincono penombra, chiaroscuri, colori tetri e scenografie allucinogeno-ossessive. Siamo nella città-cupola di Rom-Do, in un futuro remoto indecifrabile, luogo in cui convivono uomini e autorave (androidi a totale servizio dell’uomo) in conseguenza della quasi estinzione del genere umano.
Seguendo le tracce del celeberrimo Studio Ghibli, nel 2006 uscì in Giappone nelle sale il primo lungometraggio della Gonzo, Origine – Spirit of the Past (il titolo originale, tradotto in italiano, sarebbe Agito dai capelli d’argento), pellicola ad alto budget e ad ottima resa estetica. Sul solco del cinema miyazakiano, Keiichi Sugiyama immagina una storia ambientata in un futuro remoto in cui centrale è il tema del complicato equilibrio tra l’uomo e l’ecosistema, a seguito dell’immancabile cortocircuito che annienta il vecchio mondo per edificarne uno nuovo. Nella fattispecie, siamo trecento anni nel futuro, in un mondo devastato dall’uomo che si ritrova a sopravvivere con mezzi di sussistenza primaria.
Regia: Hayao Miyazaki. Soggetto e sceneggiatura: Hayao Miyazaki, Kubo Tsugiko. Fotografia: Mark Henley. Scenografia: Kazuo Oga. Montaggio: Takeshi Seyama. Effetti: Kaoru Tanifuji. Musica originale: Joe Hisaishi. Produzione: Tokuma Japan Communications Co. LTD., Studio Ghibli, Walt Disney Animation. Titolo originale: “Tonari No Totoro”. Origine: Giappone / Usa, 1988. Durata: 86 minuti.
Uno dopo l'altro il grande pubblico li sta divorando... no, non parlo dei carissimi pop-corn che i cinema vendono a peso d'oro, bensì degli episodi de L'Era Glaciale, films di animazione in digitale – da quest'anno anche con alcune scene in 3d – che narrano le avventure di uno sconclusionato gruppo di animali preistorici alle prese con la dura vita nel periodo della grande glaciazione planetaria.
Può una pesciolina rossa innescare una rivoluzione dell’ecosistema? Nei film di Miyazaki accade anche questo, senza che nessuno se ne abbia a sorprendere, né i personaggi della storia dell’ultimo lungometraggio del maestro dell’animazione orientale, né tanto meno gli spettatori amanti, abituati ai suoi universi cangianti, caleidoscopici e metamorfici. Con Ponyo sulla scogliera Miyazaki ci regala il suo film dall’apparenza più infantile e lineare, nel quale il sempre frastornante quadro visivo è posto al servizio di un’amicizia quanto mai fanciullesca, tra un bimbo di cinque anni e un pesce rosso dalle vaghe sembianze antropomorfe.
Ratatouille è un film che ti mette in pace con il mondo.
La pellicola d’animazione americana, firmata da Brad Bird e Jan Pinkava, artisti dei riuscitissimi Cars e Gli Incredibili, è davvero straordinaria. Parola abusata? Forse, ma non è semplice trovare un cartone animato così intelligente e divertente, ricco di creatività e con una trama così stratificata e complessa.
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