“Non ho ucciso Umberto, ho ucciso un re, ho ucciso un principio!” (Gaetano Bresci)
La microstoria è una parte fondamentale del grande fiume della Storia. Nel suo ambito scorrono personaggi e vicende sconosciuti ai grandi eventi che hanno contribuito e non poco alla comprensione di tutto quello che è accaduto. La vita di Mario Poledrelli, cittadino ferrarese prima e dopo il primo conflitto mondiale, sta tutta nella microstoria che incontra la Storia.
“Ciss, come moglie di Mick, si sentiva impegnata a osservare certi doveri, una condotta onesta perché leale, il rispetto di un contratto liberamente accettato; come creatura, entità autonoma e spazio vitale indivisibile, pur accordandosi frequentemente con l'altro, il prescelto, riconosceva valida soltanto la sua libertà, che poi era un labirinto. A volte egli la guidava e la illuminava, e allora il meandro diventava sentiero da percorrere in due, spazio concluso e protetto, come un orto, un giardino; a volte la sua presenza fisica era ingombro, impedimento, e così essa operava una giravolta e rientrava nel suo dedalo, zeppo di segrete cose come un favo, o una favola incomunicabile.
“Chi oggi ha meno di quarant'anni non può immaginare il fracasso, il frastuono, e anche la comicità di quella caccia alla fattucchiera. La Morante fu accusata di speculare sulla sofferenza, di vendere disperazione, di propagare pessimismo, di avere messo in commercio un romanzo 'criticabile dal punto di vista marxista-proletario' […] Finalmente ci fu qualcuno che si decise a parlare di 'romanzo popolare'” (Garboli, Introduzione alla Storia, p. IX. 1995). Già: augusti critici del “Manifesto” (insospettabili, eh?), nel 1975, scrivevano che questo era un romanzo “mediocre” e “borghese”, “da criticare da un punto di vista marxista e proletario”: perché?
In principio era Max Stirner: “L'unico e la sua proprietà” (1844) è e rimane il libro fondamentale per comprendere cosa possa significare la parola “individuo assoluto”; per assistere alla sua evoluzione, e al rinnovamento della sua nascita, dobbiamo attendere il 1977, quando Ernst Jünger pubblica questa stravagante nuova distopia, “Eumeswil”.
"E' sempre notte, altrimenti non ci servirebbe la luce" (Thelonius Monk)
Lotta contro le ingiustizie, combatti la menzogna, non aver paura di essere forte: rifiuta i compromessi, opponiti alle astuzie e ai sotterfugi, rivendica la verità – per quanto ti sia possibile riconoscerla – e rigenerati dedicandoti allo studio delle arti e delle scienze. Vivi con intensità, nemico dei pregiudizi e delle false morali borghesi. Non abiurare la tua essenza. E che il tuo egoismo sia sempre altruista: come è scritto nell'essenza e nella storia autentica della tua razza – la razza umana.
Patrik Ourednik (Praga, 1957) è un letterato massimalista, caratterizzato da uno stile a un tempo elegante e messianico: noi italiani dobbiamo l’incontro con la sua opera alle benemerite duepunti edizioni di Palermo, che già avevano pubblicato un paio d’anni fa l’inatteso e tagliente “Europeana. Breve storia del XX secolo”.
Incontriamo el Luis, il Luigi Balocchi autore dell’appena edito “Il diavolo custode” (Meridiano Zero, 2007). Per prima cosa, in considerazione della recensione appena pubblicata (qui), domando al Balocchi di evidenziare tutto quel che ha trovato sbagliato nel mio articolo: ti domando di bastonare eventuali fraintendimenti, di correggere errori e inesattezze, di integrare omissioni e lacune. Subito dopo cominciamo col fuoco delle domande.
È come ascoltare una ballata tra gli yegg raccontati dallo scrittore ladro e vagabondo Jack Black, padre di un genere; è come restituire alla letteratura italiana il respiro del romanzo picaresco; è alfabetizzare i contemporanei, insegnando dinamiche, nomi e interazioni dei banditi anarchici (non degli anarchici banditi) del primo Novecento, restituendo memoria a città e territori cambiati, giocando con le rime e le assonanze per tessere una filastrocca romanzata.
Cancellare le distanze
"Vi scrivo perchè sappiate chi sono e che è un dato conosciuto da tutte le polizie del mondo che Antonin Artaud è un soggetto tabù, il problema rimosso, il segreto occultato che per tutti non fu, d'altronde, che un enorme segreto di pulcinella; e che solo, io, Antonin Artaud, sono stato costretto pubblicamente a ignorare sotto pena di camicie di forza, prigioni, veleni, elettrochoc, strangolamenti, sfregi, stordimenti e assassinii. Questa la mia vita [...]"
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